Tute a razzo: poliziotti che piombano dal cielo. – di Valentina Moro

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È accaduto a Salisbury, in Inghilterra, all’ interno di un esperimento dotato di equipaggiamento di ultima generazione. Si è assistito all’arrivo di poliziotti volanti nel bel mezzo di un nuovo metodo di addestramento della polizia, nel Regno Unito. Si tratta di una simulazione che, ha il fine ultimo di dimostrare il potenziale delle tute a razzo della Gravity Industries. Poliziotti con indosso una tuta mimetica con jatpack incorporato che, arrivano al volo dall’alto con l’intento di fermare un criminale. Egli, sospettato di aver commesso una rapina in una gioielleria, tenta la fuga a piedi dopo aver abbandonato l’auto ma, viene bloccato da un poliziotto volante. A prima vista, sarà di sicuro sembrata la scena di un film ma, si trattava di tutt’altro. La tuta ha una prestazione tecnologica molto elevata, ha una precisa tecnica di volo e viaggia ad una velocità alquanto gratificante.

Simulazione a Salisbury

Caratteristiche peculiari delle tute a razzo.

La Gravity Industries, è l’azienda britannica che ha progettato e realizzato la tuta volante super perfrormante. Progettata da Richard Browning, ingegnere appassionato di volo, nel 2018. Inizialmente brevettata come tuta volante per il soccorso alpino, per facilitare il salvataggio degli alpini in difficoltà. Tecnicamente forgiata da due mini motori jet che, vengono gestiti manualmente dal pilota. Conta oltre 1000 cavalli di potenza, si estende fino a 3000 metri di quota e per quanto riguarda la velocità sfiora i 150 km/h. Migliorata di granlunga dal 2018, quando raggiungeva i soli 50 mk/h.

Tempistiche di intervento.

La tuta ha riscontrato un grande interesse presso le autorità di polizia inglese che, starebbe valutato di visionare altre dimostrazioni operative e altri test. È programmata per essere manovrata in modalità semplice e intuitiva. I costi si aggirano intorno ai 400.000 euro. Ma, la prima funzione ad essere esaudita è la rapidità degli interventi. Infatti, consente di giungere in breve tempo in zone impossibili da raggiungere con i mezzi comuni, quali automobili o elicotteri.

Fonte: Focus;

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Tencent, la holding cinese del settore tech – di Silvia Becattini

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Di compagnie che gestiscono il comparto tecnologico ce ne sono sempre di più sparse in tutto il mondo. Alcune però diventano più famose di altre, magari per essere proprietarie di app popolarissime, rientrando nella classifica delle aziende che valgono di più al mondo. Fra queste compare ovviamente Tencent.

Tencent, da WeChat allo sviluppo di videogames fino a Satispay

Tencent è una holding cinese fondata nel 1998 da Ma Huateng. La società è quotata a Hong Kong e possiede partecipazioni nell’intrattenimento, mass media, ma soprattutto internet e tecnologia. L’headquarter è a Shenzen, in Cina. Tencent è diventata molto famosa per essere la proprietaria di WeChat, uno dei più popolari mezzi di comunicazione e pagamento cinesi. L’azienda ha partecipazioni anche in Riot Games e Supercell oltre a molte altre startup in giro per il mondo. Dal 2021 Tencent è presente con un investimento di qualche milione di euro in Italia dove è azionista di Satispay. Capitalizza a Hong Kong 6mila miliardi di dollari locali che equivalgono a circa 770 miliardi di quelli statunitensi.

Fonte Wired

Insomma, la holding del settore informatico è presente anche in Italia. Ha infatti investito, insieme ad altre società, in Satispay, che è la principale startup di pagamenti digitali nel nostro paese. Oltre a Tencent, la società italiana fondata nel 2013, ha attirato altri importanti big italiani ed esteri: Tim Ventures, Square e Lgt Lightstone.

La stretta cinese sui videogiochi

Nell’ultimo periodo, si parla di Tencent anche perché la società rientra quelle che hanno subito pesanti perdite alla Borsa di Hong Kong dopo la stretta del governo cinese sull’utilizzo dei videogiochi online da parte dei minori. (Ansa)

Fonte: Tencent

Intanto, Tencent continua a sviluppare nuovi progetti in campo videogames. Sul suo sito infatti, la holding cinese rivela l’intenzione di impegnarsi nella ricerca e produzione di “game as a service“. L’intento è quello di collaborare con ricercatori e scienziati di diversi settori per creare giochi per “il benessere sociale”.

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Robotaxi IONIQ 5: al via la guida senza conducente. – di Valentina Moro

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Completamente elettrico, a emissioni zero, realizzato dalla collaborazione tra Motional e Hyundai. Seguendo le fila del Suv IONIQ 5, sempre targato Hyundai, nasce il Robotaxi IONIQ 5. Sarà la prima auto con guida autonoma a esibirsi nel mercato internazionale delle auto elettrificate. Si tratta di un veicolo autonomo di livello 4 SAE che, opererà con il trasporto di passeggeri dal 2023, grazie ad una partnership con Lyft. Infatti, il servizio di ride sharing degli Stati Uniti, avvierà le corse senza conducente in più aree del paese. Si basa sull’esperienza vissuta da Aptiv, società dedita allo sviluppo di tecnologie per automobili, nella città di Las Vegas. Qui, nella primavera del 2018 è stato avviato un servizio di Robotaxi con auto BMW serie 5.

Robotaxi IONIQ 5

La tecnologia di Robotaxi IONIQ 5

Dotato di 30 sensori e anche più, se consideriamo le telecamere, i radar e i lidar. Questi, consentono di garantire il massimo della sicurezza nell’ambito della guida autonoma in svariati ambienti. Capace di rilevare oggetti a lungo raggio e di fornire immagini ad alta risoluzione. Per il robotaxi basato su IONIQ 5, abbiamo applicato diversi sistemi di ridondanza, oltre a una suite di tecnologie essenziali per garantire la sicurezza e la comodità dei passeggeri“. Questo è ciò che, ha affermato Woongjun Jang, capo dell’Autonomous Driving Center di Hyundai Motor Group. Tra le altre cose, Motional sarà in grado di garantire l‘Assistenza Veicolo Remoto (RVA). Infatti, in caso di percorsi deviati, un operatore Motional potrebbe intervenire da remoto e veicolare l’auto in altra direzione.

Robotaxi

Gli Interni

Gli interni di Robotaxi sono stati progettati per fornire ai passeggeri un confortevole viaggio. Anche l’aspetto interattivo è stato curato nel dettaglio, in modo da consentire ai passeggeri di ricervere informazioni inerenti la destinazione e la variazione del percorso.

Motional e la sua squadra

Motional è nata nel marzo 2020 con l’idea di creare e commercializzare veicoli con la guida autonoma tra i più performanti del mercato mondiale.”Questo robotaxi rappresenta la visione di Motional di un futuro senza conducente che diventa realtà”, ha affermato Karl Iagnemma, presidente e CEO di Motional. “Attraverso la nostra partnership strategica con Hyundai Motor Group e Aptiv, abbiamo un’esperienza automobilistica e software senza pari in tutto il nostro processo di sviluppo dei veicoli. Ci concentriamo sulla commercializzazione di massa e il robotaxi IONIQ 5 è costruito per questo scopo”.

Fonti: Ansa; Dmove;

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Indossarli senza mai toccarli? Prova gli abiti digitali. – di Valentina Moro

TAG: In Evidenza, Innovazione, Moda & Fashion, Abiti digitali, Auroboros, Biomimicry, DREST

Molto presto potremmo avere l’occasione di vestire i panni dell’immaginazione. Abiti digitali che nella realtà non sono tangibili, quindi potremmo indossarli senza mai toccarli. Viviamo sommersi dall’ondata del cambiamento e anche la moda deve fare i conti con questo gigante. Cambiamento che, si palesa con l’evoluzione dei comportamenti di acquisto dei beni, delle esigenze dei consumatori e della digitalizzazione. In questo modo, si punta a migliorare la comunicazione aziendale e offrire una pratica di acquisto più interattiva. Se pensiamo al potere dei social network di manipolare il pensiero di milioni di persone, possiamo già fare il nostro pronostico. Ossia, la tendenza dei vestiti digitali sarà un fenomeno che rivoluzionerà il mondo fashion.

Quanto, la pandemia ha influenzato il fenomeno dell’abbigliamento digitale?

La rivoluzione digitale e la diffusione dei social network, hanno generato da prima un vero gap tra le persone e modificato le abitudini del socializzare. Ma, da un anno a questa parte, la pandemia ha accuito questo insano ma, oramai, obbligato comportamento. Vero è che, le persone già da prima avevano iniziato a passare una buona fetta della vita quotidiana nei social. Ma, il lockdown ha dato vita a nuovi fenomeni da cui anche la moda è stata investita. Con ciò, la moda è uno strumento per esprimere se stessi all’interno della società e in quest’epoca le occasioni per farlo sono sempre più ridotte. Allora forse ciò che ci resta da fare, è provare a farlo con abiti virtuali? E se proprio un giorno vogliamo anche toccarli, c’è chi ha già pensato anche a questo!

Abito digitale Abito digitale indossato virtualmente

Come indossarli senza mai toccarli?

La procedura per indossare i capi digitali è molto semplice. Si deve caricare un’immagine sul sito di riferimento, così da permettere al software di modellare l’abito selezionato sul proprio profilo. In questo modo, si apre il sentiero della partecipazione personale alla comunicazione del brand. Quindi, indossando e postando la foto con l’abito sui social, si diventa i primi consumatori. Così, gli abiti digitali potrebbero raggiungere il traguardo dell’esclusività e gli utenti motivati a spendere cifre importanti per farsi ritrarre con abiti digitali limitati.

Vestiti digitali

Chi sta già investendo nella moda digitale?

Tra coloro che, stanno consentendo di sfoggiare delle uniche creazioni di moda digitale, ci sono gli Auroboros, due designer, Paula Sello e Alissa Aulbekova. Brand, il loro che, è stato sostenuto dalla Sarabanda Foundation di Alexander McQueen nel 2020. Si ispirano alla disciplina della Biomimicry (Biomimetica), per creare nuovi materiali emulando la natura e considerando anche l’etica di sviluppo sostenibile. Hanno di recente condiviso una partnership con DREST, in occasione della loro prima collezione pret-à-porter digitale, diventando il primo brand digitale divulgato sull’app.

Fonti: Unico&Bello; Vanity Fair;

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