Green Week 2021 – di Sara Vanni

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione, ecosostenibilità, green economy, green week

Sono state decise le date e le location per la Green Week del 2021: dal 13 al 18 Aprile, con diverse tappe che vanno dal Trentino Alto Adige fino all’Emilia-Romagna. Per l’occasione, questa settimana tutta incentrata sulla green economy, celebra anche dieci anni dalla sua inaugurazione. Il Festival del Green, infatti, nacque nel 2011.

Il programma della Green Week

Ma qual è il programma di questa settimana verde? Di seguito, uno schema riassuntivo:

  • 13-15 Aprile: Tour nelle Fabbriche della Sostenibilità
  • 16-18 Aprile: Festival della Green Economy di Parma

Le Fabbriche della Sostenibilità

La prima parte di questa Green Week prevede, come abbiamo visto, un tour nelle Fabbriche della Sostenibilità; si tratta, cioè, di 29 fabbriche che si sono impegnate nella produzione dei loro rispettivi oggetti di mercato con processi ecosostenibili, per essere il meno impattanti possibili sull’ambiente.

Il Nord dell’Italia si conferma il più orientato alla sostenibilità; infatti, tra le fabbriche proposte nel tour e che hanno aderito alla settimana verde, 16 sono collocate nel Veneto, 5 in Lombardia, 4 nel Trentino Alto Adige, 3 nel Friuli Venezia Giulia e solo una in Toscana.

Si tratta perlopiù di colossi della filiera energetica, anche se non mancano fabbriche specializzate nella produzione di prodotti in eco-design o aziende del settore cosmetico.

Festival della Green Economy di Parma

Originariamente previsto per Febbraio 2020 e poi annullato a causa della pandemia di Covid-19, il Festival della Green Economy di Parma vede una serie di convegni che avranno differenti focus tematici: moda, turismo, architettura, logistica, finanza, chimica e agricoltura sostenibili.

A questa iniziativa hanno partecipato oltre 300 relatori di università molto prestigiose, come l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Biennale o La Sapienza di Roma.

Una serie di argomenti, dunque, saranno al centro di questo festival: prospettive per una mobilità ad emissione zero, obiettivi entro il 2030, modifica del settore agricolo (produzione di biofuel).

Se vuoi approfondire sulla green economy, scopri le innovazioni green del 2021 nel campo dell’aviazione o dell’automobilismo.

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Biocarburante per ridurre le emissioni di Co2 – di Sara Vanni

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione, biocarburante, ecosostenibilità, Green, green economy

Il tema dell’inquinamento è ormai all’ordine del giorno a livello mondiale; in particolare, si vede nella green economy una possibile via di uscita per salvaguardare il pianeta dai gas serra.

Tra le soluzioni che si stanno più facendo spazio nel 2021 per ridurre le emissioni di carbonio nell’atmosfera c’è l’introduzione del biocarburante per aerei. Così come il motore ecosostenibile, infatti, il biofuel ridurrebbe di molto l’effetto serra, in particolare se si considera che il settore dell’aviazione, da solo, produce circa 705 milioni di tonnellate di emissioni all’anno.

Perché il biocarburante?

Innanzitutto, il biofuel si prospetta la migliore soluzione dopo il motore ecosostenibile, semplicemente perché è molto dispendioso pensare ad un aereo con celle solari o soggetto a continuo rinnovo nei suoi componenti. Il carburante alternativo al cherosene, invece, è la soluzione più accessibile.

Composizione del biofuel

Qual è la composizione del carburante alternativo? Quelli più comuni derivano da colture alimentari; si parla, dunque, di oli di mais, colza e grano in combinazione con il metanolo. Se fino al 2012 la miscela dominante era all’80% con cherosene ed oli da cucina, adesso si è passato ad un 50% di olii da cucina esausti e la restante metà di carburante tradizionale.

Ma c’è un problema, che fino ad ora è uno dei limiti del biocarburante: un combustibile che deriva dalle colture alimentari implicherebbe un aumento notevole della produzione. Questo significa che bisognerebbe verificare la disponibilità di tantissimo terreno coltivabile e soprattutto la velocità dei produttori.

Test sulle brevi e lunghe tratte

Per concludere, le prove del biocarburante in rapporto alla durata del volo. Per quanto riguarda i test sulla qualità del volo e la reazione del velivolo, invece, quelli sulle brevi tratte sono in continua sperimentazione a partire dal 2008. Da nove anni a questa parte, al contrario, sono stati introdotti i test sulle lunghe distanze, in particolare sul Boeing777.

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Lo spazio ispira la moda – di Silvia Becattini

TAG: In Evidenza, Moda & Fashion, Desigual, Matthew Williams, Miranda Makaroff, Moda, Moncler, Rossy De Palma, SpaceX, Spazio, Valentina Sampaio

Anche il mondo del fashion, delle grandi sfilate e delle collezioni da sogno che prendono nuova vita ad ogni stagione sognano lo spazio.

I grandi stilisti attingono a fonti d’ispirazione sempre nuove e diversificate: lo spazio ha sempre affascinato anche il mondo dell’haute couture. E viceversa. Infatti, anche la NASA ha investito, oltre che sulla funzionalità e tecnologia, anche sulla bellezza delle tute spaziali. Inventata dall’ingegnere Dava Newman la tuta è la prima “slim fit”, che si adatta alle forme del corpo.

L’ingegnere Dava Newman che indossa BioSuit.
Fonte: Nasa

Molto diversa da quella super hi-tech ideata da SpaceX con il contributo del designer Jose Fernandez.

Desigual e la collezione Pianeta Evasione

La collaborazione tra Miranda Makaroff e Desigual ha prodotto una collezione a dir poco spaziale! La capsule collection Pianeta Evasione dà vita ad un mondo che celebra il colore nelle sue nuances più accese, come il rosa chiaro, bianco avorio, giallo limone, nero notte e viola iris.

Abbinamenti e contrasti che creano un mix esplosivo, proprio come le tre modelle scelte per il video promozionale della collezione. Le protagoniste che approdano a mezzo navicelle spaziali su un nuovo pianeta sono Rossy De Palma (Rossy Odissey), Valentina Sampaio (Space Kittyna) e la stessa ideatrice Miranda Makaroff (Mirandella). La divertente avventura delle tre esploratrici mostra un contesto spaziale molto diverso dalla realtà frizzante e fuori dagli schemi, come i capi disegnati dalla Makaroff e che rispecchiano in pieno il brand Desigual.

Anche Moncler ci fa pensare allo spazio

Altri brand e stilisti hanno creato capi d’abbigliamento e scarpe che, nelle loro linee minimal e d’ispirazione futurista, ci fanno pensare a paesaggi lunari e a lontane galassie. Un esempio è 1017 Alyx 9SM per Moncler, disegnata da Matthew Williams, in cui i piumini lucidissimi fanno pensare ad astronauti e paesaggi galattici.

La corsa allo spazio prosegue e con lei anche quella della moda. Chissà quando il mondo del fashion comincerà a creare un abbigliamento alla moda anche per altri pianeti.

Immagine di copertina: © Gorka Postigo

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Ecosostenibilità: batteria per telefoni in grafene – di Sara Vanni

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione, cellulari, ecosostenibile, Green, green economy, telefonia

È da anni che ci stiamo muovendo nella direzione dell’ecosostenibilità; ed i principali colossi della telefonia hanno voluto lanciare una nuova batteria per telefoni tutta al green, in grafene.

Il materiale del nuovo Millennio

Il grafene è stato definito a tutti gli effetti “il materiale del nuovo millennio”: è stato scoperto negli anni Novanta da due ricercatori russi che vinsero proprio per questo il Nobel per la Fisica. Ma quali sono le sue principali caratteristiche?

Innanzitutto, permette delle sessioni di ricarica cinque volte più veloci rispetto al litio. Si parla di un tempo di ricarica nettamente inferiore: il 100% della carica si raggiunge in appena 12 minuti, a fronte dei 50 del litio.

Altre applicazioni del grafene

Se ci si pensa, il sistema al litio che attualmente prevale è utilizzato non solo nella telefonia, ma anche nei veicoli elettrici o nelle reti.

Ma molti centri di ricerca stanno lavorando per migliorare sia la sostenibilità che la resa dei dispositivi a cui sono annesse le batterie, studiando proprio il grafene. Ad esempio, questo materiale lavora benissimo anche ad alte temperature, il che fa ben sperare nell’utilizzo per il motore delle auto.

Inoltre, è proprio il periodo giusto per effettuare questi studi, dato che in questo momento il mercato dei dispositivi mobili sta crescendo molto rapidamente, insieme a quello dei veicoli elettrici. A tal proposito, ti consigliamo l’articolo sulla fusione Fca / Psa.

Grafene ed energia rinnovabile

Questo nuovo materiale è stato recentemente testato dai fisici dell’Arkansas anche per creare energia pulita e rinnovabile. Come? Tramite la creazione di un generatore.

I fisici hanno studiato che, quando attaccato al generatore, questo materiale si flette verso l’alto e induce una carica positiva verso l’elettrodo superiore; al contrario, nel momento in cui si flette verso il basso, carica l’elettrodo inferiore. Questo meccanismo produce corrente in maniera continuativa, pertanto potrebbe essere rinnovabile.

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SpaceX, nello spazio con stile – di Silvia Becattini

TAG: In Evidenza, Innovazione, Lifestyle, Elon Musk, missione spaziale, NASA, SpaceX

La natura da viaggiatore dell’essere umano è sempre stata presente nel corso della sua evoluzione. Esplorare territori nuovi, partire all’avventura senza sapere cosa l’avrebbe aspettato ha segnato il corso della storia dell’uomo fin dai suoi albori.

Il pianeta terra non ha più segreti ormai: sebbene alcuni angoli restino ancora “selvaggi”, il nostro mondo non ha più segreti per noi. Allora come placare la fame dell’esplorazione? Con la scoperta dello spazio!

Fin dagli anni ’60, con lo sbarco sulla Luna, l’uomo ha dimostrato di avere eccezionali capacità ingegneristiche e soprattutto un’implacabile curiosità e voglia di scoprire nuovi orizzonti, anche al di là della nostra atmosfera.

Grazie a SpaceX tecnologia e stile vanno in orbita

Nel ventunesimo secolo questa fame non si è placata per niente, tutt’altro. Un esempio è la missione realizzata nel maggio 2020 che ha riportato dopo 9 anni gli States in orbita con mezzi autonomi. La navicella Crew Dragon è infatti tutta “made in USA”. Realizzata dalla SpaceX dell’imprenditore Elon Musk, ha portato gli astronauti Douglas Hurley e Robert Behnken in orbita verso la ISS (International Space Station).

Ma la tecnologia messa a disposizione dell’azienda aerospaziale statunitense non si è fermata alla sola navicella. Infatti, la SpaceX ha realizzato anche delle iper moderne tute per gli astronauti: le “Starman Suit”.

Queste tute sono da considerarsi parte integrante della Crew Dragon, dato che si collega al sedile della capsula con una presa, fornendo all’astronauta ossigeno, alimentazione elettrica e collegamento con la Terra. Il casco è stato realizzato con stampante 3D e i guanti sono una vera chicca: anti strappo, flessibili e adatti per utilizzare i monitor touchscreen, un grosso cambiamento rispetto ai comandi fatti di pulsanti e leve delle precedenti navicelle come la Soyuz.

Fonte: Focus

Insomma, un salto in avanti tecnologico che però non tralascia lo stile. Queste tute infatti, sono anche moderne ed eleganti nel loro design, oltre che funzionali. Il tocco creativo è di Jose Fernandez, creatore dei costumi di The Avengers, I Fantastici 4, Batman V Superman, X Men II, solo per citarne alcuni. Le linee semplici e pulite delle tute aerospaziali di sicuro avranno suscitato qualche idea anche nel settore della moda “terrena”. Magari presto verranno disegnati abiti alla moda adatti per vivere su Marte!

Immagine di copertina: Nasa

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Sistemi ADAS e sicurezza stradale – di Silvia Becattini

TAG: In Evidenza, Innovazione, ADAS, Automobili, decarbonizzazione, Guida autonoma, sicurezza stradale, Tesla

Quante volte ci è capitato di vedere film o serie TV ambientate nel futuro in cui le auto si guidavano da sole? Di sicuro un pensiero sulla comodità di questo modo di muoversi senza alcuno sforzo avrà sfiorato la nostra mente, ma chi avrebbe pensato che fossero i primi segnali dei sistemi ADAS?

La macchina di Supercar, ispirata alla Pontiac Firebird Trans Am, era automatizzata e dotata di un’IA.
La Lexus 2054 del film Minority Report, disegnata da Harald Belker, tra le sue caratteristiche ha la guida autonoma e la propulsione a idrogeno.

A dire il vero, questa realtà potrebbe non essere così lontana. Infatti, nel settore automobilistico, il tema della guida autonoma è sempre più attuale. Questo sistema di guida intelligente, potrebbe anche rappresentare una soluzione al problema della sicurezza stradale, evitando molti incidenti. Il traffico nelle nostre strade è infatti sempre più intenso e diversificato. Oltre a macchine e mezzi di trasporto pubblici, aumentano anche scooter e biciclette anche nelle grandi città, forse anche per la maggiore diffusione di lavori come quello del rider.

Diversi livelli ADAS

Ma cosa sono questi sistemi che potrebbero rivoluzionare il modo di guidare (e non guidare) le auto? I sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) sono supporti elettronici al guidatore che assistono lo stesso in diverse situazioni che riguardano la guida normale ma anche momenti di pericolo o emergenza. Ecco alcuni esempi di sistemi ADAS che si possono trovare nelle auto di oggi:

  •          il cruise control adattivo
  •          la frenata automatica d’emergenza
  •          i sensori di parcheggio
  •          l’avviso di cambio corsia
  •          rilevamento della sonnolenza e del livello di attenzione
  •          sistema di registrazione degli eventi in caso di incidente

Inoltre, è possibile dividere questi sistemi in una scala di livelli, che va da 0 a 5. Lo 0 indica la totale assenza di dispositivi elettronici di aiuto alla guida, mentre 5 indica il massimo livello di guida autonoma, in cui il guidatore diventa a tutti gli effetti passeggero.

Tesla è la casa automobilistica più all’avanguardia in questo senso e offre già da adesso auto che presentano di serie un sistema avanzato che può già fornire il pilota automatico. Possono inoltre consentire in futuro la possibilità di una guida completamente autonoma tramite aggiornamenti software appositamente progettati.

Tesla Model X, già dotata di avanzati sistemi di assistenza alla guida

Quali sono i prossimi passi in Europa

L’Europa si sta muovendo per rendere i sistemi di assistenza alla guida alla portata di tutti, inserendoli nella catena di produzione e rendendoli di serie nelle auto:

Dal 2022 gli ADAS, ossia i sistemi di sicurezza e assistenza alla guida, diventeranno obbligatori in tutta Europa. Grazie all’accordo raggiunto a Bruxelles, tutti i nuovi veicoli dovranno avere di serie la frenata automatica di emergenza o il mantenimento di corsia. L’intesa, dovrà passare al vaglio di tutti i Paesi membri dell’UE prima di passare al giudizio di Parlamento e Consiglio dei Ministri.
Il nuovo regolamento prevede l’introduzione di circa trenta sistemi avanzati elettronici che garantiscano sicurezza a conducenti e passeggeri. Gran parte dei requisiti richiesti sarà soddisfatta da lancio sul mercato di nuovi modelli, fin da maggio 2022. Le auto giù sul mercato dovranno adeguarsi entro maggio 2024.

Fonte: automobile.it

In fin dei conti, ci stiamo avvicinando a quel futuro iper tecnologico che l’uomo moderno sogna da anni, tanto da voler arrivare fino su Marte.

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Aerei ed ecosostenibilità: nuovi motori – di Sara Vanni

TAG: In Evidenza, Innovazione, aerei, Ecomagination, ecosostenibilità, generalelectric, green economy, motori

Aerei ed ecosostenibilità: cosa succede quando la green economy incontra il settore dell’aviazione? Semplice, si tenta di sperimentare nuove soluzioni che inquinano meno. Ecco, quindi, che nascono i motori polluting-less, ossia “meno inquinanti”.

Aerei ed ecosostenibilità: viaggi di lunga tratta

Sicuramente, sarebbe più opportuno essere maggiormente ecosostenibili nei viaggi di lunga tratta. E’ proprio sulle lunghe distanze, infatti, che si producono più emissioni, non così benefiche per l’atmosfera.

Tra i colossi dell’aviazione, si sta facendo a gara per la produzione di motori il meno possibile inquinanti. Tra questi, figurano diversi modelli General Electric, i più potenti mai costruiti, che funzionano grazie ad un sistema a ventole.

General Electric e il progetto “Ecomagination”

Proprio questa casa di produzione ha lanciato “Ecomagination”, un progetto di green economy su cui si sono investiti in totale 15 miliardi per lo sviluppo di green tecnologies.

Ecomagination in realtà è attivo dal 2005 e nell’arco di 16 anni sono stati realizzati circa 90 progetti, tra cui il motore ecosostenibile per l’aviazione di cui abbiamo parlato prima.

La call to action social

Infine, allo sviluppo di questi progetti si è associata anche una strategia di green marketing. Attraverso l’hashtag #TAGYOURGREEN, infatti, tutti gli utenti possono condividere foto dei loro progetti ecosostenibili. Inoltre è stata lanciata anche l’iniziativa Filmaker project: qui, General Electric manda una call to action a tutti i giovani registi che vogliano realizzare video sulle azioni ecosostenibili nella quotidianità.

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Strategie di decarbonizzazione – di Sara Vanni

TAG: Green economy, In Evidenza, auto elettriche, decarbonizzazione, grafene

Un problema che tocca la società odierna è come ridurre le emissioni di carbonio. Ecco, quindi, che entra in gioco la decarbonizzazione, ossia proprio la riduzione del rapporto carbonio/idrogeno nelle fonti energetiche.

Ecosostenibilità e decarbonizzazione

Al giorno d’oggi siamo sempre più orientati verso l’ecosostenibilità e la green economy, specie nel settore automobilistico, che è il principale responsabile delle emissioni di carbonio. Stando ai dati, infatti, in questo settore il materiale maggiormente incriminato è il petrolio. Si parla di un rapporto 1:2, ossia per ogni atomo di carbonio ci sono due atomi di idrogeno.

Una svolta nella riduzione delle emissioni di CO2 potrebbe essere, ad esempio, la conversione di una centrale a petrolio in un’altra alimentata da fonti rinnovabili.

Materiali meno impattanti

Tra i materiali che hanno il minor impatto ambientale, ci sono sicuramente il gas naturale e il solo idrogeno. In particolare, quando l’idrogeno è l’unica fonte di energia, si può parlare di un processo di decarbonizzazione completo.

Dove si potrebbe usare solo l’idrogeno? Ad esempio nelle auto elettriche, come sistema di carburazione sostitutivo al petrolio. Il vero problema della decarbonizzazione spesso riguarda le strutture per usare un materiale piuttosto che un altro; entro 5 anni, però, si stima la sostituzione al petrolio usando le medesime infrastrutture.

Certamente, la carburazione ad idrogeno è una delle novità del settore automobilistico, unitamente alle batterie al grafene che stanno progressivamente sostituendo quelle in litio.

Per approfondire ti rimandiamo a questo articolo.

Se vuoi leggere come piantare un albero e ridurre le emissioni, vai qui.

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Il boom del digital food delivery – di Silvia Becattini

TAG: Food & Beverage, In Evidenza

Ah, la consegna a domicilio… Quest’anno si può dire che sia entrata a far parte delle abitudini della maggior parte degli italiani, anche a causa della pandemia, che ci ha costretti in casa per diverso tempo. Il settore del digital food delivery ha segnato il segno “+” durante il 2020. Un dato positivo sia per quanto riguarda i fruitori, sia per il campo della ristorazione: infatti, sono aumentati di molto i ristoranti diventati partner di app di food delivery. Come è successo con Just Eat, che ha visto un incremento del 30% dei ristoranti partner, con una richiesta fino a 6 volte superiore durante il periodo di lockdown, in cui l’unica soluzione per continuare a restare a galla era rappresentata proprio dalla consegna a domicilio. (fonte: Just Eat)

Dai dati del report di Just Eat “Mappa del cibo a domicilio“, si evidenzia il dato macro sul digital food delivery. Nel 2020 la percentuale si attesta tra il 20 e il 25% dell’intero settore a domicilio, contro il 18% del 2019. Un forte aumento che comporta dei cambiamenti anche al livello sociale e nel mondo del lavoro. Infatti, insieme alla crescita di questa “nuova” modalità di acquistare cibo tutta digitale, è nata anche una nuova figura lavorativa: il rider.

I riders e la gig economy

Quello che per molti è diventato un lavoro, per altri un “lavoretto” per guadagnare qualcosa in più e arrotondare lo stipendio, è stato ed è ancora al centro di molte polemiche, soprattutto in merito alla tutela dei lavoratori. Questo lavoro accessorio, rientra nel meccanismo della gig economy. Il neologismo inquadra una nuova frontiera del lavoro sempre più in espansione:

Modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali.

Fonte: Treccani

Insomma, i riders anche in Italia sono sempre di più. Durante l’ultimo anno sono addirittura raddoppiati (circa 15.000 prima del Covid, dopo circa 30.000). Spesso si muovono nel traffico delle grandi città in bicicletta o in scooter. Il fatto che questo lavoro sia essenzialmente basato su una paga oraria e sul rispetto dei tempi di consegna previsti dall’app con la quale si collabora fanno sorgere dei dubbi sulla sicurezza dei fattorini 2.0. Il rischio di incidenti, soprattutto in grandi città con flussi di traffico costanti, sembra essere dietro l’angolo.

Che sia un buon punto di partenza per un modo diverso di intendere la mobilità? Magari il prossimo passo potrebbe essere l’adozione di sistemi intelligenti sui mezzi di trasporto, a garanzia di un minor rischio d’incidenti per chi fa lavori come questo.

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Pfizer verso il rebranding

Il momento è cruciale per Pfizer che va verso un nuovo rebranding. Il colosso statunitense con sede a New York è la più grande società al mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci. Oggi sostiene un importante impegno nella fornitura di vaccini contro il Covid-19 ed è nel pieno di un enorme processo di trasformazione. Ricordiamo che il suo BioNTech è stato il primo vaccino ad essere approvato dopo varie sperimentazioni.

Pfizer trasforma il suo logo dopo 70 anni

Nel corso del 2020 la società ha dovuto veder frenare il suo progetto di rebranding per concentrarsi sulla comunicazione per la pandemia, nonché sugli sforzi di produzione e distribuzione dei vaccini. A novembre, Pfizer ha nuovamente rivolto la sua attenzione al rinnovamento della sua immagine e si è mossa velocemente per completare e pubblicare il logo a inizio anno. Il progetto porta la firma di Team di New York.

La voglia è stata quella di creare una nuova identità per riflettere la sua evoluzione da impresa commerciale a leader scientifico di prima classe.

La novità nel logo Pfizer

D’impatto e che subito si nota è un potente simbolo, quello dell’elica del DNA. Gli scienziati vedono il DNA come l’essenza della vita. Il DNA è la macromolecola biologica che contiene tutte le informazioni necessarie al corretto sviluppo, sopravvivenza e funzionamento del nostro corpo. Il DNA di un’azienda rappresenta il suo passato, il suo presente, la sua filosofia e il suo potenziale. La forma rotante ispira progresso, cambiamento ed innovazione in continua evoluzione. Lo storico blu ha lasciato posto ad un bicolore. Anche il font è variato con l’utilizzo di Noto Sans.

La presentazione Pfizer della nuova immagine

“Science Will Win”

L’azienda ha iniziato a promuovere il suo rebranding in una campagna pubblicitaria. Un video che umanizza la scienza narrato da una voce esterna in cui gli scienziati che indossano dispositivi di protezione individuale stanno lavorando sodo: “Se vuoi salvare gli esseri umani dalla malattia, chiedi alla scienza”. La clip si conclude con un rimando al vecchio logo e subito dopo il nuovo. Immancabile il mantra aziendale: “la scienza vincerà”.

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