La moda può diventare ecofriendly: industrie tessili al 100% sostenibili – di Sara Vanni

TAG: Green economy, Lifestyle, Moda & Fashion, ecosostenibilità, green economy, Moda

Solo in Italia, la domanda di capi ecosostenibili è cresciuta del 78% in due anni. E questo è indice di una moda che sta diventando sempre più ecofriendly. L’obiettivo delle industrie tessili fissato al 2030? Quello di ideare nuovi sistemi di produzione che abbiano un minore impatto sull’ambiente. Questo perchè, ad oggi, l’industria tessile è la seconda più inquinante al mondo. Solo a questo settore si attribuiscono il 20% del consumo mondiale di acqua e il 10% delle emissioni di CO2.

Come può la moda diventare ecofriendly?

Affinchè la moda sia ecofriendly, si possono adottare più soluzioni. Ma prima di parlare di queste, qualche dato: ad esempio, solo per produrre una maglietta ci vogliono in media 2.700 litri d’acqua. Un jeans, invece, ne richiede molti di più: fino a 10.000 litri! Ed a questo si aggiunge anche l’uso di fibre e coloranti di sintesi.

Una soluzione ecosostenibile potrebbe essere produrre la tintura da scarti dell’agricoltura; tra le risorse che si stanno sperimentando, ci sono le foglie dei carciofi per il verde, mentre per le tonalità rosse il melograno; sui violetti, invece, le bucce della cipolla. Interessante anche la proposta dei residui di potatura (in particolare quella di olivi, ciliegi e castagno).

E’ chiaro che questo non è l’unico modo per una moda ecofriendly; un intervento prioritario dovrebbe essere dedicato alle questione delle fibre.

Nello specifico, il poliestere e l’elastam sono entrambi derivati dai combustibili fossili, già di per sè poco sostenibile. Inoltre, le fibre sintetiche hanno un enorme impatto ambientale anche a prodotto finito. Infatti, pochi sanno che con il lavaggio queste rilasciano microfibre di plastica. Cosa c’entra il lavaggio? Beh, l’acqua che defluisce, ricca di queste microfibre di plastica, compromette l’equilibrio degli ambienti acquatici e marini; ne consegue che va ad interferire in primo luogo col ciclo biologico dei pesci e, secondariamente, con quello alimentare dell’uomo.

Sostenibilità a 360°

Una sostenibilità a 360° per l’industria tessile, però, esiste: innanzitutto, si possono sostituire le fibre sintetiche con quelle naturali. Ad esempio, il cotone biologico, con un impatto molto ridotto, ma soprattutto fibre naturali ecosostenibili. Tra queste, la canapa, il lino, l’ortica. Sono altresì sfruttabili anche le fibre che derivano da alghe, bambù, eucalipto.

Ricavare fibre dalle piante è un processo al 100% ecosostenibile, perchè sono risorse rinnovabili e non necessitano di particolari risorse artificiali per la loro crescita.

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Samsung partecipa al Green Pea con il progetto Upcycling – di Sara Vanni

TAG: Green economy, Innovazione, ecosostenibilità, green economy, Samsung, Smartphone

Situato a Torino, Green Pea è il nome del primo Green Retail Park, una struttura di 15.000 m² dedicati all’energia, la casa, l’abbigliamento e il tempo libero. Ci sono 66 negozi, un museo, e altri 6 luoghi di intrattenimento, tutti incentrati sul vivere in maniera green.

L’edificio è interamente progettato con materiali ecosostenibili: all’esterno, acciaio e legno, entro cui è inserita una vegetazione. Per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale, poi, è stato aggiunto un giardino pensile. Infine, i quattro piani della struttura sono illuminati da luce naturale.

La partecipazione di Samsung al Green Pea

Al Green Pea partecipa anche Samsung con il progetto Upcycling. Incentrato sul riciclo, il progetto prevede un nuovo utilizzo degli smartphone arrivati al termine.

Tramite un comunicato ufficiale, il colosso della telefonia ha elencato brevemente delle idee pensate per un telefono “obsoleto”. Tra queste, è molto interessante quella che trasforma il cellulare in un baby monitor; posizionato nella stanza del bebè e collegato ai dispositivi mobili della casa o del genitore, avvisa non appena capta il pianto del neonato. Ancora, molto interessante la funzione domotica: un sensore che può accendere la luce in maniera automatica.

Per far sì che tutto questo funzioni, il team di Samsung lavora ad aggiornamenti software dedicati. Il concetto di base è “less is more”: l’azienda non vuole costringere l’utente a compiere specifici setup o personalizzazioni. Al contrario, l’obiettivo di Samsung è quello di dotare i prodotti della serie Galaxy di qualcosa di aggiuntivo. E questa mossa, è sia una strategia di marketing che un passo verso la green economy.

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Mc Donald’s lancia ‘Mc Plant’, il primo panino vegetale – di Sara Vanni

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La catena di fast food più famosa al mondo ha lanciato Mc Plant, il suo primo hamburger dedicato a chi ha un alimentazione non onnivora. Il sapore e la consistenza sono simili agli hamburger tradizionali, ma nel Mc Plant non si trovano ingredienti di origine animale.

Nell’Aprile 2019 la rivale Burger King aveva lanciato Rebel Whopper, un panino con burger di soia, che però aveva suscitato un caso mediatico perchè sembrava essere stato pubblicizzato in maniera ingannevole. Sembrava, infatti, che fosse destinato ai vegani, quando invece non lo era.

Due anni dopo, Mc Donald’s ha voluto rispondere al proprio competitor e svoltare, con un panino il cui burger è al 100% vegetale.

Perchè il Mc Plant non è un panino vegano

Nonostante sia un panino meat free, il Mc Plant non sembra essere un panino adatto ai vegani, perchè il sapore e la consistenza del burger sono esattamente quelli della carne, sebbene siano ricreati con ingredienti vegetali.

Inoltre, con ogni probabilità il burger verrà cotto sulla stessa piastra su cui saranno cotti gli altri hamburger della catena, “contaminando” l’effetto che si vorrebbe creare.

Panino Mcdonald, immagine a scopo esemplificativo

Caratteristiche del Mc Plant nell’ottica green

Nell’ottica dell’ecosostenibilità, questo nuovo panino tutto al vegetale determina un momento chiave per la nota catena di fast food.

Innanzitutto, questo panino è prodotto in proprio, in un momento in cui le industrie sono in crisi; il significato tra le righe è che la produzione di qualcosa sostitutivo alla carne è un’esigenza impellente. Macdonald, nella posizione di colosso dei fast food, ha voluto normalizzare una scelta alimentare ormai condivisa a livello mondiale da moltissime persone.

Il mercato della carne è in crisi già da prima della condizione pandemica e per questo i sostituti vegetali possono essere una buona alternativa, dal momento che per la loro produzione si userebbero materie prime di costo inferiore a quello della carne.

I dati

Secondo i dati raccolti a cavallo tra il 2019 e il 2020, circa il 40% degli americani ha mangiato un alimento di origine non animale. Questo è un buon segno soprattutto per la produzione a livello industriale: il mercato dei cibi sostitutivi alla carne prevede un aumento del 20% entro il 2024.

L’obiettivo, nell’ottica della green production, è quello di divenire un alimento che possa raggiungere la produzione di massa, ma con un minore impatto ambientale.

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Pepsi userà la plastica riciclata – di Sara Vanni

TAG: Food & Beverage, Green economy, In Evidenza, ecosostenibilità, green economy, pepsi, pepsi cola

Le industrie del settore alimentare si stanno sempre più uniformando all’esigenza di lavorare in modo da favorire l’ecosostenibilità. In quest’ottica, Pepsi Cola, multinazionale del settore bibite gasate, ha annunciato che si impegnerà ad usare, in nove Stati UE ed entro il 2022, il 50% di plastica riciclata nelle bottiglie.

Con questa dichiarazione, si è impegnata ad eliminare oltre 70 mila tonnellate di plastica vergine all’anno. Così facendo, si stima una riduzione di emissioni di CO2 del 40%.

I dati sulle emissioni di CO2

I dati sulle emissioni di CO2 che derivano dalle industrie che producono bibite frizzanti sono drammatici. Da una recente indagine del DEFRA sul Regno Unito, solo in questo Stato c’è un’emissione di 4,5 mln di tonnellate di CO2 all’anno.

E queste emissioni riguardano soprattutto il packaging in eccesso; è per questo che la soluzione migliore si profila l’adozione della rPet.

Questa soluzione, però, da sola non basta: un altro suggerimento avanzato dal DEFRA, ad esempio, è quello di usare fertilizzanti a basso contenuto di carbonio. Solo con questo accorgimento si potrebbe portare ad una diminuzione di CO2 del 20%.

Ancora, tutti i produttori, i distributori e i rivenditori sono incoraggiati a riciclare i rifiuti.

Il problema della plastica non riciclata

Riciclare correttamente i rifiuti è ancora un punto su cui tutti i soggetti coinvolti, in ogni parte del Mondo, stanno lavorando.

Ad esempio, le bottiglie in vetro e in plastica che le aziende usano per la produzione di bibite, cibo o oggetti, molto spesso non vengono inviate ai punti per la raccolta differenziata. Al contrario, si opta sempre più sulle discariche e sugli inceneritori.

E’ per questo che è importante, quanto più possibile, sensibilizzare sull’ecosostenibilità. Unito al problema dei rifiuti, di estrema importanza è anche il problema dell’acqua.

Bisogna, infatti, puntare alla migliore efficienze energetica, ma anche alla riduzione della quantità d’acqua nei processi produttivi.

Per approfondire sulla sostenibilità, ti consigliamo questo articolo.

Ma cosa ne pensa sul tema la più famosa bibita gassata del mondo, l’americanissima Coca-Cola? Esattamente la stessa cosa! leggetelo qui Riciclami ancora!

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Riciclami ancora! – di Silvia Becattini

TAG: Food & Beverage, Green economy, In Evidenza, Coca cola, riciclo, rPET, Sostenibilità

Lo slogan della Coca Cola lascia intendere chiaramente uno degli obiettivi primari del brand, già da diversi anni: ridurre l’utilizzo delle materie prime e le emissioni di CO2.

Infatti, il noto produttore della bevanda più famosa al mondo, ha introdotto sul mercato italiano, già da diversi mesi, nuove bottiglie create con il 50% di plastica riciclata (rPET). Ovviamente sono riciclabili, e ciò traspare dal claim presente sulle etichette della bevanda.

Coca Cola
Fonte: adnkronos

Coca Cola Company è consapevole che l’eliminazione totale del packaging sarebbe un’utopia. Ma sa anche che l’impatto ambientale può essere notevolmente ridotto utilizzando materiale riciclabile e recuperandolo dopo l’utilizzo.

Gli obiettivi di Coca Cola per i prossimi anni

Sul mercato italiano, tutte le confezioni sono già 100% riciclabili. Il brand però si è posto degli obiettivi ancor più virtuosi nei confronti della sostenibilità ambientale.
Coca Cola nel 2018 ha comunicato la sua visione “World without waste” che ribadisce il suo impegno alla lotta allo spreco. Ecco alcuni degli obiettivi del brand:

  • entro il 2025 tutte le confezioni prodotte a livello globale saranno 100% riciclabili (come già succede in Italia)
  • entro il 2030 Coca Cola si impegna a favorire la raccolta e il riciclo per ogni bottiglia o lattina venduta (indipendentemente dall’azienda che la produce). Sempre entro questa data, il brand si impegna a produrre a livello mondiale bottiglie con il 50% di plastica riciclata (rPET)

Riciclare, un gesto semplice che può fare la differenza

Una delle azioni che ormai fa parte della quotidianità di ognuno di noi (o almeno questo è l’auspicio) e che può fare davvero la differenza per il pianeta. Riciclare è un gesto semplice: non solo la plastica ma anche vetro, metallo e carta possono avere una seconda vita.
Coca Cola cerca di sensibilizzare i consumatori con queste etichette che di tingono di bianco (nei prodotti Coca‑Cola Original Taste e Coca‑Cola Zero Zuccheri) per far arrivare forte e chiaro il messaggio “riciclami ancora!”.
Anche questa volta, come già successo per la campagna lanciata la scorsa estate “Ci saremo come mai prima“, il brand dà dimostrazione della sua creatività ed efficacia nel marketing.

Quindi non resta che condividere l’impegno che questo marchio, come moltissimi altri, ha nei confronti dell’ambiente.

Fonte e immagine di copertina: Coca Cola

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Toyota Beyond Zero: 40 veicoli a emissione zero entro il 2025 – di Sara Vanni

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione, auto elettriche, ecosostenibilità, green economy, toyota

Toyota Beyond Zero è l’ultima linea di auto a emissioni zero lanciata dalla nota casa automobilistica giapponese.

La prima auto Full Hybrid risaliva al 1997, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2. Vent’anni dopo, arrivarono nuovi veicoli sul mercato: auto Plug-in Hybrid, Full Electric e Hydrogen Fuel Cell.

Proprio queste tre vetture sono state la scintilla per la nuova linea di auto a emissioni zero, che prevede un lancio di 40 veicoli elettrificati entro il 2025.

Toyota e mobilità sostenibile

La linea Toyota Beyond Zero nasce, dunque, dall’esigenza di una mobilità sostenibile.

Solo l’anno scorso, il gruppo aveva firmato una partnership con Edison che prevedeva l’installazione di oltre 300 colonnine di ricarica per le vetture elettriche, alimentate da energia rinnovabile. I punti di ricarica, che erano ad accesso libero, si sarebbero installate presso tutti i punti vendita e assistenza Toyota e Lexus.

Dall’altra parte, Edison si impegnava, attraverso l’elaborazione di un’app specifica per smartphone e tablet, alla gestione dei punti di ricarica. Ma ormai ci stiamo muovendo molto verso la Smart Home: per questo, Edison aveva riservato per i suoi clienti un’offerta mirata alla gestione ottimale dell’energia nella propria abitazione.

Auto che si ricarica tramite colonnina elettrica (fonte foto: Pixabay)

Caratteristiche tecniche dei veicoli Toyota Beyond Zero

Vediamo insieme le caratteristiche tecniche delle auto a zero emissioni. Per quanto riguarda il modello Full Hybrid Electric, dai test effettuati nelle concessionarie Toyota emerge come, in media, si hanno zero emissioni per più del 50% della percorrenza.

Una particolarità molto importante, ad esempio, è che la maggior parte dell’energia usata per ricaricare viene recuperata durante le frenate e le decelerazioni. Questo significa che il sistema Full Hybrid Electric provvede da solo al recupero di energia, ma anche al suo riciclo.

I test più recenti, infine, sempre disponibili sul sito della casa automobilistica di riferimento, evidenziano come in 1.500 km di percorrenza le emissioni zero salgono al 67,6%. Nei tratti urbani, invece, si può parlare di un buon 75%.

I dati sono, pertanto, incoraggianti ed entro il 2025 si punta sicuramente ad un 85%.

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Porsche vs Tesla: la battaglia dell’auto elettrica – di Silvia Becattini

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione, Auto elettrica, Automotive, Model S Plaid, Porsche, Taycan, Tesla

Nel panorama dell’auto elettrica, Tesla e Porsche si stanno dando “battaglia”. Si perché Porsche, con la sua Taycan, si può considerare rivale della Tesla Model S. La casa automobilistica di Stoccarda infatti, ha compiuto la svolta green con questo modello di auto che coniuga ecologia e design di alto livello.

Novità in casa Porsche sul fronte auto elettrica

La casa di Stoccarda amplia la gamma dell’elettrico, con la Taycan a trazione posteriore, disponibile da marzo 2021. Un’importante novità di questo modello sta nelle scelte eco-sostenibili non solo nell’alimentazione ma anche per quanto riguarda gli interni:

Con la Taycan, Porsche propone per la prima volta interni completamente leather-free, realizzati con innovativi materiali riciclati che rafforzano il concetto di sostenibilità cui si ispira questa sportiva elettrica.

Fonte: Porsche Italia

Per la nuova Taycan due possibili scelte per quanto riguarda la batteria: la Performance Battery di serie (con cui l’auto eroga fino a 300 kW/408 CV) e la la Performance Battery Plus, disponibile su richiesta (la potenza qui aumenta fino a 350 kW/476 CV).

auto elettrica
La nuova Porsche Taycan con trazione posteriore

Una spinta a raggiungere standard sempre più alti, che probabilmente è dettata dalla necessità di stare al passo con le tecnologie della più famosa casa automobilistica che produce auto elettriche: Tesla.

Per quanto riguarda l’azienda di Elon Musk, la versione Plaid della Model S viene annunciata come la più veloce di sempre, dimostrando di essere ancora una volta un passo avanti agli altri in fatto di motori elettrici. La punta di diamante della Tesla infatti, nella sua versione tri-motor (Plaid), ha 1020 CV come potenza di picco, e potrà arrivare da 0 a 100 km/h in soli 2,1 secondi. Ottime prestazioni per una berlina familiare (ovviamente nella sua versione più performante).

auto elettrica
Tesla Model S Plaid

La questione prezzo

Un’aspetto importante da considerare è quello del prezzo. Le auto elettriche infatti, non sono ancora alla portata di tutti. Ma se Taycan 4S parte da 110 mila euro e fin’ora è la variante dal prezzo più basso, con il nuovo modello Porsche scende decisamente. Il prezzo di partenza in Italia è infatti di 86.471 euro. Probabilmente questa scelta è dettata dal fatto che fin’ora i modelli precedenti hanno riscosso un grande successo in termini di vendite e il brand vuole ampliare il suo pubblico.

Mentre per la Tesla Model S Plaid, disponibile dalla fine del 2021, il prezzo è compreso tra 139.900 e 156.490 dollari (fonte: Quattroruote). C’è da dire però, che Tesla ha annunciato durante il Battery Day che entro tre anni dovrebbe arrivare sul mercato anche una compatta da 25 mila dollari dotata di avanzate tecnologie di guida assistita. Un elemento importante per la sicurezza stradale di cui abbiamo parlato qui.

Immagine di copertina: Porsche

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Green City Network: 15 linee guida per la sostenibilità urbana – di Sara Vanni

TAG: Green economy, In Evidenza, green city network, green economy

Al giorno d’oggi si parla sempre più di ecosostenibilità, perchè è sempre più evidente la sofferenza del pianeta a causa dell’inquinamento. Ultimamente, per far fronte a questa problematica, è nato il Green City Network, una rete di città che si impegnano a promuovere progetti che mirano alla sostenibilità ambientale. L’obiettivo principale, dunque, è quello di migliorare la qualità ecologica, usando in maniera efficace tutte le risorse locali.

Promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, fanno parte di questa rete oltre 120 città italiane.

Green City Approach

La prima strategia messa in atto dalle città che aderiscono al Green City Network è il Green City Approach.

Si tratta di quindici linee guida che hanno l’obiettivo di garantire uno sviluppo durevole e sostenibile della città.

Questo approccio è stato adottato per la prima volta nel 2010 dalla Commissione Europea per lo European Green Capital Award. Andiamo, quindi, a vedere quali sono queste linee-guida.

Le quattro macro-aree

Le quindici linee-guida che dovrebbero seguire le città che appartengono alla rete del GCN sono inserite in quattro macro aree. La prima riguarda la qualità ambientale, la seconda la gestione delle risorse; seguono le misure per contrastare il cambiamento climatico e l’eco-innovazione.

Prima area: qualità ambientale

  • Ogni città dovrebbe avere qualità urbanistica e architettonica
  • Bisognerebbe garantire adeguate infrastrutture verdi urbane e periurbane per i cittadini
  • Sarebbe opportuno che prevalesse una buona qualità dell’aria per la maggior parte dell’anno
  • La mobilità urbana dev’essere il più sostenibile possibile

Seconda area: gestione delle risorse

  • Sarebbe opportuno puntare sulla tutela del suolo
  • Ogni città dovrebbe cercare di estendere i progetti di riqualificazione e recupero del patrimonio edilizio
  • Sviluppare la prevenzione e il riciclo dei rifiuti verso un’economia circolare
  • Particolare attenzione va nei confronti dell’acqua in quanto risorsa di strategia

Terza area: Misure per il cambiamento climatico

Tra le misure per gestire al meglio il cambiamento climatico, rientra:

  • Abbattere le emissioni di gas serra
  • Ridurre i consumi energetici
  • Usare le fonti rinnovabili per la produzione di energia

Quarta area: eco-innovation

Nella quarta macro-area, infine, sono comprese tutte quelle strategie rivolte allo sviluppo di green economy e progetti ecosostenibili che coinvolgano la tecnologia.

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Apple, 10 anni di spot iPhone – parte 2 – di Silvia Becattini

TAG: Business & Marketing, In Evidenza, Apple, iPhone, Pubblicità

Eccoci arrivati alla seconda parte dell’articolo sui 10 anni di spot iPhone. Apple non finisce mai di stupirci ed ogni anno, all’uscita del nuovo modello, crea campagne di marketing e pubblicità sempre nuove ed accattivanti.

Nel 2016 arrivano iPhone 7 e 7 Plus

Con l’uscita di questa nuova generazione di melafonino, Apple sceglie di continuare sulla strada degli spot in cui il telefono è messo alla prova in contesti di vita quotidiana. Lo slogan alla fine dei video pubblicitari è “praticamente magico” ed esalta le caratteristiche che il brand vuole valorizzare del nuovo modello.

Nel caso di iPhone 7, nello spot “Tuffo”, il focus è sugli altoparlanti stereo e la diffusione del suono, oltre che al concetto di resistenza all’acqua visto che il video è ambientato in una piscina pubblica e di splash ce ne sono tanti.

Nel caso di iPhone 7 Plus, la nuova modalità fotografica “ritratto” è al centro di tutto lo spot. È ambientato in un caratteristico barbiere che, grazie ai primi piani dei suoi tagli stravaganti, aumenta e differenzia la sua clientela.

Apple punta all’essenziale con iPhone 8 e 8 Plus

Lo spot uscito nel 2017 per pubblicizzare «Una nuova generazione di iPhone» ritorna all’essenziale, l’unico protagonista è lo smartphone, valorizzato da giochi di luci che svelano il nuovo design – comunque molto vicino al precedente – di iPhone 8 e 8 Plus, la sua versione più grande.

Numeri romani per un iPhone molto diverso dai precedenti

Sempre nel 2017, Apple decide di rivoluzionare il concetto dell’iPhone ancora un volta, creando un nuovo modello che si distacca molto dai suoi predecessori. A cominciare dal nome “X”, passando per l’assenza dell’iconico tastino tondo tuttofare e per il nuovo sistema di sblocco FaceID, questo iPhone ha avuto un ciclo di vendita decisamente breve (in commercio da novembre 2017 a settembre 2018).

Tutto lo spot per iPhone X sta nello schermo. La novità più visibile ed importante è unica protagonista della pubblicità da 30″ che annuncia la prossima uscita di Apple.

Nel 2018 arrivano i fratelli “maggiori” di iPhone X

Come recita lo slogan di iPhone XS: benvenuti sui grandi schermi. Ciò che ha caratterizzato alcune delle precedenti versioni di iPhone, ovvero lo schermo di dimensioni contenute, adesso va dimenticato. Con display OLED “giganti” da 5.8 pollici (XS) e da 6.5 (XS Max), questi smartphone si adeguano al mercato, che in questi anni ha visto l’aumento della produzione di telefoni con schermi grandi, a volte grandissimi da parte dei competitor.

Lo spot, come da titolo, crea un illusione. Il sapiente movimento delle mani fa sembrare i due iPhone grandi uguali, ma non è così. Sfondo scuro e il ritorno della mano che tiene l’iPhone le caratteristiche principali di questa pubblicità.

Apple iPhone 11 Pro: prestazioni al massimo

Con la versione 11 Pro e 11 Pro Max, l’azienda di Cupertino punta sull’innovazione delle fotocamere (ben 3) e del chip Apple A13 Bionic.
Ancora più potenti questi modelli usciti nel 2019, ma soprattutto resistenti. Nel primo spot pubblicato si mette alla prova proprio la capacità dello smartphone di resistere agli “incidenti” del quotidiano.

Il tutto formulato in chiave divertente: nello spot l’iPhone si trova in quella che sembra una navicella spaziale e gli arriva addosso di tutto. Giocattoli, ortaggi, accessori e perfino una torta nuziale si scagliano sul telefono, ma nulla lo scalfisce, nemmeno l’acqua. Questo modello infatti, resiste all’acqua fino a 4 metri per 30 minuti. Perché “è dura là fuori”.

Con iPhone 12 Pro «Fai un salto nel futuro.»

Ad ottobre 2020 arriva in commercio l’ultima creazione di Apple. Il brand va incontro alle esigenze di tutti con ben 4 varianti, iPhone 12, Mini, Pro e Pro Max. A parte le diverse dimensioni, tutti hanno il nuovo design più squadrato, il nuovo chip Apple A14, connettività 5G e il nuovo vetro “Ceramic Shield” che secondo il brand rende lo schermo fino a 4 volte più resistente. Lo spot, mostra la potenza del nuovo modello, con un onda d’urto che colpisce tutti.

Insomma, ogni volta Apple stupisce e si reinventa, non solo dal punto di vista della tecnologia e del design del suo prodotto di punta, ma anche per quanto riguarda la creatività che mette nelle sue campagne pubblicitarie.

Se non hai ancora letto la prima parte, puoi farlo cliccando qui!

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Apple, 10 anni di spot iPhone – parte 1 – di Silvia Becattini

TAG: Business & Marketing, In Evidenza

Sembra passato un secolo, eppure in un solo decennio, Apple ha compiuto passi da gigante contribuendo alla rivoluzione tecnologica dei nostri tempi. Il “melafonino” si è rinnovato e plasmato seguendo tendenze di design e sviluppo tecnologico. Un anno alla volta, fino ad arrivare all’ultima versione sul mercato, uscita nel 2020: l’iPhone 12.
Ma torniamo indietro di qualche anno…

iPhone 3GS: la terza generazione del celebre smartphone

Uscito nel giugno 2009, questo smartphone si differenziava dal suo predecessore iPhone 3G per una semplice lettera: la S. Il suo significato era “speed”, promettendo di essere il più veloce e potente iPhone di sempre, come recitava lo slogan.

Una musica di sottofondo divertente e il primo piano del telefono erano i focus principali dello spot: con un solo tocco, iPhone 3GS poteva dare indicazioni sulla metro, inviare cartoline e farti da guida in una città da visitare. Perchè per ogni esigenza c’era un’app. A migliorarlo rispetto al suo predecessore erano il GPS, il controllo vocale, la fotocamera (da 3.2 megapixel per registrare anche i video) e una CPU più veloce.

iPhone 4: nel 2010 “ora tutto cambia, di nuovo”

In soli tre giorni, questo nuovo modello ha raggiunto vendite da capogiro, con 1.7 milioni di pezzi venduti. Come da slogan, tutto è cambiato.

Tutto, tranne la tipologia di spot, che si mantiene simile alla precedente: diversa la musica e i contenuti disponibili nel nuovo smartphone, ma il concetto è lo stesso. E sembra proprio funzionare dato il successo di Apple con il lancio di iPhone 4. Il nuovo design e il Retina display fanno sì che il cambiamento sia evidente.

iPhone 4S, l’ultimo dell’era Jobs

Steve Jobs muore proprio il giorno successivo alla presentazione del nuovo prodotto della sua azienda. L’iPhone 4S, l’ultimo dell’era Jobs, si presenta come “Il miglior iPhone di sempre“.

Un significato poetico dato al 4S da molti blogger del panorama mondiale è iPhone for (4, ndr) Steve, iPhone per Steve, in onore del cofondatore di Apple

Fonte: Wikipedia

Anche in questo caso, lo spot somiglia a quello del suo fratello maggiore, solo che stavolta il telefono si trova in dei contesti ben definiti, come l’auto o la casa, in cui compare anche l’iPad, uno dei dispositivi con i quali questo smartphone può comunicare grazie ad iCloud, novità Apple del 2011.

Apple stupisce con iPhone 5

Le vendite di questo modello battono i record dei precedenti, con 5 milioni di esemplari venduti nel primo weekend di commercializzazione. Il 2012 ha come protagonista del mondo Apple l’iPhone 5. Come recita lo spot (con l’ormai collaudata mano che dimostra la versatilità del dispositivo), lo smartphone “sfida le leggi della fisica” diventando più grande, ma anche più piccolo (a misura di pollice). Cambia il connettore (di tipo lightning), lo schermo diventa più grande e CPU e RAM sono più veloci. Eppure il telefono è più sottile e leggero.

Nel 2013 arrivano le versioni 5S e 5C

Con queste due varianti del quinto, una con il sensore capacitivo di impronte digitali Touch ID (5S) e l’altra che ha come differenza sostanziale l’involucro di plastica colorata (lo slogan è infatti “largo al colore”) anziché metallico, cambiano – finalmente – gli spot. Musica più accattivante ed immagini che rimandano al momento della nascita di questi smartphone con un fluido che li plasma man mano.

2014: la nona generazione Apple

Con i modelli 6 e 6 Plus, Apple cambia di nuovo le carte in tavola. Ora lo smartphone è più grande e le linee sono completamente diverse. La possibilità di scegliere tra due grandezze dello stesso modello consente di abbracciare più fasce di pubblico, magari interessati allo schermo più ampio. Una linea di condotta che il brand continua a mantenere ancora oggi. Ritorna la pubblicità con sfondo bianco e iPhone in primo piano – questa volta due – accompagnato da un jingle parodia de “Il pianeta delle scimmie”.

Nel 2015 Apple fa uscire le versioni 6S e 6S Plus

Lo slogan di questa versione dice: “È cambiata solo una cosa. Tutto.
Anche in fatto di pubblicità la differenza è notevole.

In circa 6 anni le cose sono cambiate parecchio per l’azienda di Cupertino, sia in fatto di marketing sia per le innovazioni tecnologiche.
Se volete saperne di più sugli ultimi anni di pubblicità iPhone, leggete la seconda parte!

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