7 ottobre, Esperia: “Mentre si commemora il massacro di Hamas, una componente del Pd romano e dello staff di Gualtieri attacca Israele sui social” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Il 7 ottobre, mentre il mondo commemora le vittime del massacro di Hamas, la dirigente del Pd romano Habiba Manaa, che fa anche parte dello staff del sindaco Gualtieri, sceglie di pubblicare un post” su Facebook “che evita di condannare Hamas e attacca Israele”. E’ quanto denuncia la piattaforma media Esperia in un video sui social, pubblicando in rete screenshot con i post della Manaa e con parti della delibera con cui le sarebbe stato assegnato l’incarico in Campidoglio.  

Si tratta, precisa Esperia, di “un profilo che per il Comune segue dossier come il collegamento tra la Grande Moschea di Roma e la Stazione Termini, con un incarico da 47mila euro l’anno nell’ufficio di gabinetto del sindaco”.  

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politica

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Tumori, microcitoma polmonare: per il 57% dei pazienti la diagnosi è il momento più critico – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Il percorso delle persone con microcitoma polmonare inizia spesso in salita: più della metà dei pazienti (57%) identifica il momento della diagnosi come il più critico nella propria esperienza di malattia. A evidenziarlo è un’indagine nazionale condotta da Elma Research su 60 pazienti con microcitoma polmonare, la forma più aggressiva di tumore del polmone caratterizzata da crescita rapida e diffusione precoce, che ogni anno interessa tra 4.000 e 6.000 persone nel nostro Paese. I risultati dell’indagine costituiscono la base di “Microcitoma polmonare in Italia: verso nuovi scenari”, il primo Policy Paper italiano dedicato a questa patologia, promosso da PharmaMar Italia e sviluppato con il contributo e il sostegno di clinici, associazioni di pazienti e Istituzioni.  

L’obiettivo – informa una nota – è quello di individuare azioni concrete per rendere il percorso assistenziale più tempestivo, omogeneo e centrato sui bisogni delle persone. Dalla survey emergono i principali ostacoli affrontati nel percorso diagnostico: il 42% degli intervistati riferisce che i sintomi iniziali sono stati sottovalutati o non riconosciuti, e riporta difficoltà nell’accesso agli accertamenti diagnostici (38%), soprattutto nel sud Italia (52%), e lunghi tempi di attesa per visite ed esami (37%), con un picco registrato nel centro Italia (53%). Quasi un paziente su cinque (17%) accede al percorso diagnostico da Pronto Soccorso, indice di una malattia aggressiva e spesso identificata in stadio avanzato. 

Ma le criticità non sono confinate solo al momento della diagnosi. Oltre la metà dei pazienti – rivela l’indagine – deve percorrere distanze significative per raggiungere il centro di riferimento e il 72% ritiene prioritario un migliore coordinamento tra visite, esami e trattamenti. Anche l’accesso all’innovazione rimane una sfida: soltanto il 38% dei pazienti ritiene di aver avuto accesso a tutti i trattamenti disponibili, e appena il 15% ha partecipato a trial clinici o ha ricevuto terapie sperimentali. Questi risultati sottolineano come ritardi diagnostici, difficoltà organizzative, disuguaglianze territoriali e scarso accesso ai servizi di supporto continuano a caratterizzare il patient journey della persona con microcitoma polmonare, con criticità strutturali che richiedono un’azione concertata a livello istituzionale e di advocacy. Anche il peso psicologico della malattia resta elevato: il 90% dei pazienti riferisce un impatto significativo sulla qualità di vita, ma soltanto il 23% ha ricevuto un supporto psicologico. Inoltre, l’82% dei pazienti è assistito da un caregiver continuativo, che spesso affronta allo stesso modo un carico emotivo importante unitamente a problemi organizzativi, senza un sostegno adeguato. 

 

Il Policy Paper – riferisce la nota – identifica cinque priorità di intervento: 1. Riconoscere. Promuovere l’awareness sui segnali precoci del microcitoma polmonare e il ruolo strategico del medico di medicina generale per coordinare meglio la presa in carico. 2. Coordinare. Garantire una presa in carico multidisciplinare e percorsi diagnostico-terapeutici uniformi su tutto il territorio. 3. Accelerare. Favorire l’accesso tempestivo alle terapie innovative e ai programmi di sperimentazione clinica. 4. Sostenere. Integrare il supporto psicologico nel percorso terapeutico e riconoscere formalmente il ruolo del caregiver. 5. Includere. Garantire equità territoriale nell’accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici e ridurre il burden logistico-organizzativo per il paziente.  

“Nel microcitoma polmonare il fattore tempo è determinante. Molti dei bisogni emersi dalla survey riguardano la necessità di ridurre il tempo che intercorre tra la comparsa dei sintomi, la diagnosi e l’avvio del trattamento – afferma Silvia Novello, presidente di Walce Aps, direttrice della Struttura complessa a Direzione universitaria di Oncologia medica ospedale San Luigi di Orbassano, ordinaria di Oncologia medica presso l’università degli studi di Torino -. Per questo è fondamentale rafforzare il ruolo dei medici di medicina generale e costruire percorsi preferenziali per i pazienti con sospetto tumore polmonare, favorendo una presa in carico più rapida e coordinata”. Tra le principali raccomandazioni del Policy Paper vi è inoltre la necessità di garantire un accesso più tempestivo e uniforme alle terapie innovative su tutto il territorio nazionale.  

“Il microcitoma polmonare rappresenta ancora oggi una delle aree di maggiore bisogno clinico insoddisfatto in oncologia toracica. Accanto alla ricerca clinica – sottolinea Marcello Tiseo, direttore della Uoc di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero universitaria di Parma e ordinario di Oncologia medica all’Università di Parma – è essenziale lavorare per ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi che hanno già dimostrato il loro valore terapeutico. Nei contesti caratterizzati da un elevato unmet need, come il microcitoma, fornire strumenti per la diagnosi precoce significa offrire ai pazienti opportunità concrete nel momento in cui possono fare davvero la differenza”. 

 

Accanto alla necessità di garantire un accesso più tempestivo e omogeneo all’innovazione, il documento sottolinea anche il bisogno di rafforzare il supporto psicologico per i pazienti e le loro famiglie e di riconoscere maggiormente il ruolo dei caregiver. “Il carcinoma polmonare a piccole cellule è il paradigma di una patologia in cui la fragilità clinica è inscindibile dalla fragilità del percorso di cura – afferma Carmen Maglio, volontaria caregiver di Alcase Italia – Le associazioni colmano un vuoto di sistema: trasformano l’esperienza di malattia in competenza diffusa e in interlocuzione con le Istituzioni. Questo Policy Paper è importante poiché pone sullo stesso piano tre livelli di intervento non più rinviabili: la strutturazione della psico-oncologia nei Pdta, la codifica del caregiver come co-attore di cura e l’inserimento sistematico della proposta di sperimentazione clinica come standard di presa in carico, non come opzione residuale”.   

Il Policy Paper – dettaglia la nota – è un invito alle Istituzioni nazionali e regionali a rafforzare il coordinamento tra i diversi livelli assistenziali, promuovere percorsi diagnostico-terapeutici più omogenei e ridurre le disuguaglianze territoriali che ancora oggi influenzano l’esperienza di presa in carico dei pazienti con microcitoma polmonare.  

“Siamo orgogliosi di aver contribuito a questo documento che nasce dall’ascolto diretto della comunità del microcitoma polmonare e dalla volontà di trasformare le evidenze in proposte concrete per contribuire a costruire un percorso assistenziale più equo, tempestivo e sostenibile, nel quale nessun paziente sia penalizzato dal luogo in cui vive o dalle complessità organizzative che incontra lungo il proprio percorso”, conclude Davide Roccato, Country Manager Oncology di PharmaMar Italia. 

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cronaca

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Annese, il ct giramondo: “In Indonesia ero come Mourinho, in Ghana volevano regalarmi tre leoni…” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Il mappamondo gira, non si ferma. E Vincenzo Alberto Annese, quella valigia, non ha nessuna intenzione di metterla da parte. “Adesso sono a Malabo, in Guinea Equatoriale. Il mio viaggio nel pallone riparte da qui”. Nato a Bisceglie il 22 settembre 1984, oggi è il commissario tecnico nella nazionale della Guinea Equatoriale. Un’avventura che molti, senza conoscere la sua storia di allenatore giramondo, definirebbero esotica, se non estrema. “Il bello – racconta col sorriso all’Adnkronos – è che ho allenato in quattro continenti differenti, penso di essere l’unico italiano riuscito in un’impresa del genere”. Già, perché il viaggio di Vincenzo è partito quasi quindici anni fa dai Paesi Baltici per arrivare in Armenia e quindi in Cina. Poi è passato per Ghana, Palestina, Indonesia, Kosovo, Belize, India, Nepal, Afghanistan e Burkina Faso, prima dell’avventura attuale sulla panchina della nazionale dell’Africa centrale.  

Come inizia la carriera del ct Annese?  

“Come tanti ragazzi, ho provato a fare il calciatore e non è andata benissimo per una serie di infortuni. Ho giocato nella Primavera del Venezia, poi sono stato a Martina Franca. E a un certo punto, a 22 anni, ho detto ‘Basta’. Ho cominciato l’università, mi sono laureato in Scienze motorie e ho cercato fin da subito di diventare allenatore. Con qualche lavoretto prima da preparatore atletico e poi da assistente”.  

Il suo viaggio è cominciato in Italia…  

“Nelle giovanili della Fidelis Andria, ho fatto un anno lì. Poi sono andato a Foggia e ho accelerato. Volevo fare il primo allenatore, ma in Italia, almeno fino a qualche tempo fa, ci voleva solo qualche santo in Paradiso. Oggi la situazione è migliorata. Anzi, tornando indietro ora, forse non mi sarebbe servito andare all’estero per un’opportunità”.  

Qual è stata la scintilla?  

“Ho avuto la prima vera chance in Lituania, con l’Alytus Dainava, il presidente era l’ex Lazio Giuseppe Greco. Lo incontrai in una premiazione e venne fuori la proposta. Andai lì come assistente nel 2014, rimanendo però poco tempo. Poi da lì andai a Saldus, in Lettonia. E dopo la salvezza in Estonia, con il Paide. Quindi l’Armenia, guidai la nazionale Under 17 e poi l’Under 19”.  

Poi è arrivata la Cina.  

“Un’offerta impossibile da rifiutare in quel momento. Era il periodo del boom del calcio cinese. Nike creò delle accademie per formare nuovi tecnici, mi chiamarono a fare il mentor. Una bella esperienza, durata 8 mesi”.  

E poi?  

“Arrivò un’offerta dal Beckhem United. Ghana. Era il 2016, in quel periodo la loro Premier League era tanta roba. Mi calai in una bella realtà. Vincemmo la Coppa, riuscii a togliermi le prime vere soddisfazioni. E poi, realizzai anche uno dei miei sogni”.  

Quale?  

“Amo i leoni, da sempre. E in quel periodo non facevo che ripetere al mio assistente di volerli vedere. Un giorno, dopo una partita vinta 1-0, mi fecero scendere dal bus e mi fecero avvicinare a tre leoncini. Li accarezzai come fossero gattini, un momento bellissimo. Volevano anche regalarmeli, cercai di spiegare che sarebbe stato un po’ complicato gestirli…”.  

Chiusa quell’esperienza, andò in Palestina…  

“All’ Ahli Al-Khalil. Vinsi la Coppa nazionale, perdendo la Supercoppa. Andai anche a Gaza. Per quel che ho toccato con mano, allora non c’era tutto l’astio che si racconta oggi. I palestinesi sono persone straordinarie. Hanno grande cultura e mentalità. E fanno un tifo pazzesco”.  

Nel suo curriculum c’è poi l’Indonesia con il Semarang.  

“Isola di Giava, atmosfera da film. Una volta, dopo una partita vinta fuori casa, mi toccò restare allo stadio per le 24 ore successive. I tifosi volevano assalirci. Lì, c’è un calore pazzesco, a ogni allenamento venivano a vederci 4-5mila persone. Il calcio è una religione e facevo fatica anche ad andare in giro. Se sui social i tifosi capivano che mi stavo muovendo, potevano pure bloccare un aeroporto. Non voglio esagerare, ma lì ero come Mourinho. Qualche tempo dopo mi proposero anche alla Nazionale indonesiana, scelsero il ct in una rosa di candidati in cui era presente anche Gullit”.  

Tappa successiva il Liria, in Kosovo. Come andò?  

“Rifondai la squadra, pescando tanti giocatori in giro per il mondo. Andammo a fare una bella preparazione a Durazzo, presupposti interessanti. Partimmo con una vittoria, una sconfitta e un pareggio. Nemmeno tanto male, ma cambiò il presidente della Federazione e mi mandarono via. La squadra poi retrocesse, ma sono convinto che con me sarebbe arrivata la salvezza. Era un gruppo molto valido, ma inutile ripensarci…”.  

Quindi il Belize, Mar dei Caraibi…  

“Un agente centroamericano mi parlò di alcune nazionali a caccia di un nuovo ct. Mi disse di quest’opportunità e non ci pensai due volte, è un posto stratosferico con delle spiagge bellissime. Ha presente ‘La Isla Bonita’ di Madonna? Ecco, è il Belize quell’isola tropicale da sogno”.  

Com’era la vita?  

“Una figata, a mani basse l’esperienza più bella. Dopo gli allenamenti si andava in spiaggia e non esisteva lo stress. Anche perché, in quel paradiso, come fai a essere stressato? A volte, per la troppa tranquillità, la pressione dovevo crearmela io per stare sul pezzo. Giocavamo le partite e poi, per scaricare, andavamo diretti a tuffarci in mare, circondati da squaletti. Era la nostra crioterapia, anche perché lì l’acqua è abbastanza fredda”.  

La cartolina successiva dall’India…  

“Durante l’esperienza con il Belize ci fu la pandemia. Il Covid bloccò tutto, si fermò anche il calcio e decisi di cambiare, nonostante lì non mi mancasse davvero nulla. Venne fuori l’opportunità dell’India e ci andai per continuare a crescere”.  

E come andò?  

“Ho solo bei ricordi. Con il Gokulam Kerala riuscii a vincere subito, per due anni di fila dominammo il campionato. Partecipammo alla Coppa d’Asia battendo una sfilza di record. Avevamo a disposizione tutto per lavorare bene, il presidente della squadra è il famoso produttore cinematografico Gokulam Gopalan. Diciamo che c’era grande disponibilità economica, non mancavano risorse. Lì notai un grande rispetto, i ragazzi seguivano davvero tutto quello che dicevo. Poi andai ad allenare il NorthEast United, prendendo la squadra in corsa. Non andò benissimo”.  

Nel 2023 ecco la chiamata della nazionale del Nepal…  

“Penso di aver fatto crescere molto il gruppo nei miei due anni e mezzo. Ho selezionato giocatori da tutte le parti del Paese, convocando addirittura il capitano della nazionale di calcio a 5, Mani Kumar Lama. Con me è diventato un giocatore di calcio a undici”.  

Lì però non si è fermato al pallone…  

“Ho scalato la parte media del Monte Everest. Un’impresa sfidante, ma divertente. Ho legato con quei ragazzi anche così, facendo cose che potessero unirci. Negli ultimi vent’anni sono l’unico ct rimasto per due anni su quella panchina. Non penso sia un caso…”.  

Poi ha allenato l’Afghanistan…  

“Ma è stata un’esperienza di pochi mesi. È arrivata subito la proposta del Burkina Faso e non potevo dire di no, mi avevano contattato per allenare la squadra durante la Coppa d’Africa. La proposta economica era importante e ho avuto modo di misurarmi con giocatori forti come Tapsoba, oggi al Leverkusen, o Dango Ouattara, attaccante del Brentford. Volevo alzare il mio livello e penso di esserci riuscito anche lavorando con giocatori di un certo tipo. La collaborazione poi si è interrotta per motivi diversi, ma ci siamo lasciati bene”.  

  

Ed è arrivata subito la proposta della Guinea Equatoriale…  

  

“Anche qui alleno giocatori importanti, come Coco del Torino. Spero si possa fare sempre meglio, c’è voglia di fare bene”.  

  

Intanto, ha scritto un libro…  

  

“L’allenatore del mondo (Feltrinelli). Mi sono divertito e ho raccontato come il calcio mi ha permesso di incontrare il mondo. Vorrei riprendermi, da allenatore, ciò che gli infortuni mi hanno negato da calciatore”.  

  

Ci ha raccontato il suo percorso, ma come si entra in un giro di opportunità di questo tipo?  

  

“Devi vincere, c’è poco da fare. Io ho avuto la fortuna di vincere in Africa, in Asia e di essere competitivo in tutte le nazioni in cui sono stato a lavorare. È il mio biglietto da visita, anche perché non ho una grande carriera da calciatore alle spalle”.  

  

Ma con tutte queste esperienze all’estero ha anche preso una laurea in lingue?  

  

“Comunicare bene non è sempre facile (sorride). Io ho cominciato con l’inglese, poi ho imparato il russo tra Armenia, Lituania e Lettonia. L’armeno un po’ lo conosco, ogni tanto lì mi capita di tornarci perché ho casa. Poi so lo spagnolo, il portoghese e ho imparato il francese in Burkina Faso”.  

  

Le piacerebbe di più coronare questo suo percorso da giramondo trascinando una nazionale ai Mondiali o tornando in Italia per allenare in Serie A?  

  

“Portare la Guinea Equatoriale ai Mondiali sarebbe il top, ma penso che entrambe le cose siano fattibili. Io in Serie A mi ci vedo, senza presunzione. E mi vedo anche come ct capace di portare una nazionale ai Mondiali, ci penso ogni giorno e ci credo. Scegliere l’uno o l’altro sarebbe però riduttivo. Abbiamo solo una vita, bisogna sempre sognare al massimo”. 

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sport

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Ballando, Noemi Bocchi: “Ho sorpreso anche Totti, ha pianto per me” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Francesco Totti commosso dall’esibizione di Noemi Bocchi a Ballando con le stelle. E’ la concorrente a svelare il retroscena a ‘Ballando segreto’, ripensando al debutto nel dance show di Raiuno che ha aperto la stagione sabato scorso. “Lui pensava io non ce la potessi proprio fare. Quando poi ha visto l’esibizione si è alzato da tavola, si è messo in un angolo e si è emozionato”, ha detto la compagna dell’ex capitano della Roma. 

Bocchi ha spiegato di aver ricevuto commenti positivi, anche da chi, come Totti, inizialmente non credeva alle sue possibilità: “Diceva ‘tu per come sei fatta, caratterialmente, secondo me non la puoi fare’”. Poi, dopo l’esibizione: “Si è messo a piangere e sono contenta di questo perché, come ho detto in puntata, lui non esprime emozioni. Si è emozionato perché ha visto quanto ho faticato e quanto mi sono impegnata. Vedermi ballare così e riuscire a vedere cosa stavo facendo gli ha dato una forte emozione”. 

Bocchi ha raccontato anche dell’ansia e di un momento di particolare difficoltà vissuto giovedì scorso: “Mi è salita l’ansia, Ho avuto un vuoto. Sono crollata tra le braccia di Giovanni (Pernice, ndr)”.  

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spettacoli

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Resonant Clinical Solutions and Haier Biomedical Introduce an Innovative Benchtop Centrifuge with a Natural Refrigerant – di Redazione Ciaoup

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COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

Exclusive partnership results in a user-centric, hydrocarbon-cooled centrifuge purpose-built for clinical trials – years ahead of upcoming F-gas regulatory changes in Europe and the U.S. 

LEESBURG, Va. and QINGDAO, China, Oct. 7, 2026 /PRNewswire/ — Resonant Clinical Solutions – a global clinical solutions partner serving life sciences organizations across the clinical supply chain and sample lifecycle – and Haier Biomedical – a trusted leader in reliable and sustainable laboratory equipment – have launched an innovative benchtop centrifuge using a natural refrigerant. The hydrocarbon-cooled LX-60T100R is specifically designed for clinical trials use, with new features that reduce its environmental impact and overcome constraints that have previously limited equipment in this category. The reengineered centrifuge is the result of an ongoing partnership between the two companies. 

 

The strategic collaboration combined Haier Biomedical’s engineering expertise with Resonant’s clinical trials knowledge to create a modern, user-centric instrument. Importantly, the centrifuge complies with upcoming legislation further restricting the use of fluorinated greenhouse gases (F-gases) – historically used as refrigerants in laboratory instruments – due to their significant global warming potential (GWP). The jointly developed centrifuge directly addresses this challenge, and is available more than two years ahead of critical industry deadlines in Europe and the U.S. 

The LX-60T100R meets the demanding needs of pharmaceutical sponsors and contract research organizations (CROs), helping them to prepare for upcoming regulation changes and deliver on corporate environmental sustainability commitments while enhancing safety, reliability, and ease of use. 

Key features of the LX-60T100R include: 

Christophe Berthoux, Chief Executive Officer at Resonant Clinical Solutions, said: “We are laser-focused on providing world-class, customer-centric solutions that support the full lifecycle of complex clinical trial programs. Our collaboration with Haier Biomedical on this reimagined natural-refrigerant centrifuge has been pivotal in delivering innovative, globally supported technology that meets F-gas regulatory requirements and market demand, years ahead of mandated deadlines. Clinical trial centrifugation workflows will be easier, more flexible, and more environmentally sustainable with this industry-leading instrument.” 

Haier Biomedical’s Co-Chief Executive Officer, Gang Liu, added: “Our ability to turn a concept into an innovative product in such a short period really shows our commitment to supporting our customers. Fresh challenges will continue to emerge across the biomedical sector, and we remain dedicated to working alongside scientists to develop novel solutions that help the industry move forward at pace. In this instance, the partnership with Resonant resulted in a modern, easy-to-use, and regulatory-compliant centrifuge that significantly enhances workflows while reducing the use of harmful greenhouse gases.” 

Clinical trial sponsors and CROs can purchase or rent the LX-60T100R refrigerated centrifuge exclusively from Resonant** through November 2027. The 220–240 V AC, 50/60 Hz model is immediately available for purchase or rental, with the 110 V AC, 50/60 Hz model launching in Q1 2027. More information can be obtained at resonantclinical.com/products/centrifuges. 

* GWP measures a gas’s climate impact relative to CO₂, which has a GWP of 1. A GWP of 1,000 therefore has around 1,000 times the warming impact of CO₂, while a GWP of 3 has around three times the impact.** Exclusivity agreement covers the clinical trials market worldwide, excluding China. 

About Resonant Clinical SolutionsResonant Clinical Solutions is a global clinical solutions partner serving life sciences organizations across the clinical supply chain and sample lifecycle. Through its Biorepository, Kitting, and Equipment & Ancillaries businesses, Resonant helps customers manage complexity, reduce risk, and support critical clinical programs around the world. With more than 850 employees across the U.S., U.K., and Europe, Resonant manages more than 100 million research assets in storage, and has supported more than 2,500 clinical trials and facilitated more than 20,000 customer-site shipments. The company serves pharmaceutical and biotechnology companies, contract research organizations (CROs), contract development and manufacturing organizations (CDMOs), and diagnostic and reference laboratories. 

Resonant’s mission is to empower its partners with comprehensive, global clinical supply chain and sample lifecycle solutions that remove complexity and enable them to focus on science and patients. For more information, visit resonantclinical.com. 

About Haier BiomedicalHaier Biomedical is a global life sciences and medical technology company developing intelligent, connected and sustainable solutions for healthcare, research and public health. Established in 2005 and listed on the Shanghai Stock Exchange STAR Market, the company operates across more than 160 countries and regions through a global network spanning research, user experience, marketing, logistics, technical training and more than 800 distribution partners. From biobanking and smart laboratories to pharmacy, blood management and public health, Haier Biomedical combines technological innovation with close collaboration with customers, partners and end users. This combination of global capabilities and local-market insights enables the company to turn real-world needs into practical solutions that improve efficiency, resilience and outcomes across the life sciences and healthcare ecosystems. 

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Djokovic torna a vincere: De Minaur si ritira e il serbo conquista per la settima volta il torneo di Pechino – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) –
Novak Djokovic conquista per la settima volta in carriera l’Atp 500 di Pechino (cemento, montepremi 4.089.385 dollari) e torna a vincere un torneo dopo quasi un anno, dal successo ad Atene in finale con l’azzurro Lorenzo Musetti del novembre 2025. Il 39enne serbo, numero 11 del mondo e sesta testa, sfrutta il ritiro di Alex De Minaur, numero 9 del ranking Atp e 5 del seeding, costretto a lasciare il campo per un problema muscolare all’adduttore, sul punteggio di 7-6 (7-3), 0-1 in favore di Djokovic. Per il vincitore di 24 titoli del Grande Slam si tratta del successo numero 102 in carriera, uno solo in meno di Roger Federer.  

Nel primo set regna l’equilibrio con nessuno dei due che riesce a togliere il servizio all’avversario: De Minaur annulla le due palle break concesse e Djokoivc ne cancella una a sua volta. Si arriva al tie-break dove il serbo alza i giri del motore e si impone 7-3. Entrambi chiedono un medical time-out al termine del parziale ma è l’australiano ad avere problemi maggiori: tiene il servizio nel primo game del secondo set, ma poi è costretto ad alzare bandiera bianca e a ritirarsi per infortunio.
 

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sport

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Vannacci risponde a Cerno: “Di cosa si lamenta? Ha gusti invertiti, spazi in tv uguali per tutti” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Tommaso Cerno “si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv. Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali”. Lo dice all’AdnKronos Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, dopo le parole dello stesso Cerno che ha attaccato le posizioni di Fn sulle cosiddette ‘fasce protette’ in tv.  

“Cerno, che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto -dice replicando alle proteste del giornalista sull’assegnazione degli spazi mediatici- : ha fatto il senatore del partito democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de Il Giornale e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in RAI”. “Ma di cosa si lamenta? A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di ‘sparare minchiate’, come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini”, conclude. 

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Malattia di Crohn, Armuzzi (Humanitas): “Meccanismo d’azione mirikizumab un vantaggio” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Esistono diverse estrinsecazioni fenotipiche della malattia di Crohn. È molto importante approntare una diagnosi rapida e iniziare le terapie più efficaci per quel tipo di malattia”. Avere un nuovo farmaco per questa patologia “è sempre un vantaggio, soprattutto se ha un meccanismo molto peculiare. Il mirikizumab, infatti, blocca la subunità P19 dell’interleuchina 23, che è una proteina prodotta dall’infiammazione cronica cardine nella patogenesi e anche nell’estrinsecazione dell’infiammazione nella malattia di Crohn stessa”. Così Alessandro Armuzzi, responsabile Unità operativa Malattie infiammatorie croniche Intestinali (Ibd), Istituto clinico Humanitas, Rozzano e professore di Gastroenterologia all’Humanitas University di Milano, commenta il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) al rimborso di mirikizumab, per il trattamento della malattia di Crohn in fase attiva, da moderata a grave. 

Si tratta di “una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che insorge, in genere in giovani e giovani adulti, ma può manifestarsi a qualsiasi età – spiega Armuzzi – È legata a una predisposizione genetica in senso lato che, a un certo punto della vita, a causa di fattori ambientali ancora parzialmente sconosciuti, determina un’abnorme risposta immunitaria a livello della parete dell’intestino. Si può localizzare in qualsiasi punto dell’intestino, più comunemente a livello dell’ileo e del colon destro, e presentarsi con tutta una serie di sintomi tra cui il dolore addominale e la diarrea, ma anche la stanchezza, nota come fatigue e, a volte, sanguinamenti. È una malattia che tende a progredire: se non viene bloccata, se non viene controllata, progredisce verso un danno intestinale con insorgenza di complicanze come le stenosi o le fistolizzazioni intestinali che possono portare poi all’ospedalizzazione o agli interventi chirurgici per rimuovere il tratto di intestino coinvolto”.  

Avere a disposizione questo anticorpo monoclonale, mirikizumab, “ci porterà sicuramente dei vantaggi – afferma l’esperto – Gli studi di fase 3 che hanno portato all’approvazione del farmaco, hanno documentato una notevole e significativa capacità, superiore rispetto a quelli trattati con placebo, non solo nel risolvere i sintomi, ma anche nel determinare un miglioramento, se non il ripristino della normale integrità della mucosa, cioè il cosiddetto ‘mucosal healing’. Questo effetto si è visto perdurare nel tempo perché a 2 anni, ad esempio, nella seconda fase di questo studio, oltre l’80% di questi pazienti che continuavano ad essere trattati stava bene e aveva una risposta endoscopica, cioè miglioramento appunto delle ulcerazioni che sono a livello dell’intestino. Inoltre, particolari sintomi che impattano notevolmente sulla qualità di vita del paziente, come l’urgenza intestinale e la stanchezza, si è visto che sono notevolmente migliorati nei pazienti che ricevevano il farmaco e in misura significativamente superiore rispetto a quelli che ricevevano il placebo”. 

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cronaca

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Panatta: “Sinner tornerà più forte di prima”. Barazzutti: “Giusto fermarsi” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Come sta Sinner? È la domanda che tutti mi fanno. Capisco la curiosità e l’interesse, ma sinceramente non lo so… Mi dispiace molto che Jannik debba chiudere qui la stagione. Sono sicuro che, insieme al suo staff e soprattutto ai medici, abbia fatto la scelta più saggia. La salute viene prima di tutto, e quando c’è di mezzo un problema fisico, per un atleta di alto livello, bisogna avere la pazienza di recuperare bene, di fermarsi, senza forzare i tempi”. Lo ha detto Adriano Panatta, leggenda del tennis azzurro, a proposito dell’infortunio al ginocchio di Sinner. 

Panatta ha aggiunto: “Jannik è giovane, ha ancora tantissimi anni davanti e sono convinto che tornerà più forte di prima. Adesso deve pensare soltanto a curarsi e a stare bene. Gli faccio un grande in bocca al lupo per il recupero e spero di rivederlo presto in campo”. 

In mattinata, l’infortunio del fuoriclasse azzurro era stato commentato all’Adnkronos anche dall’ex capitano azzurro di Coppa Davis Corrado Barazzutti: “Credo che Jannik abbia preso la decisione giusta, di concerto con i medici e con il suo team. Evidentemente il problema al ginocchio destro è un infortunio particolarmente serio visto che lo tiene fermo da 3 mesi e purtroppo lo terrà fermo per altri tre. La speranza è che guarisca in tempo per essere al top per l’Australian Open e che sia subito competitivo come lo è sempre stato in questi ultimi anni”.  

Sinner ripartirà a gennaio in Australia probabilmente con un altro allenatore al posto di Darren Cahill. “Questo lo vedremo, è da un po’ che Cahill dice di volersi fermare ma poi torna sui suoi passi. I nomi che si fanno per sostituirlo come quelli di Magnus Norman o Juan Carlos Ferrero sarebbero delle ottime soluzioni. Deciderà Sinner con Simone Vagnozzi e il resto del team, credo verrà scelto il tecnico con il quale creare la stessa alchimia umana che c’è con il coach australiano”. 

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Omicidi Villa Pamphili, la difesa Kaufmann chiede una nuova perizia: questa volta su capacità di intendere e volere – di Redazione Ciaoup

TAG: Comunicati, Ultimora

(Adnkronos) – Una nuova perizia, questa volta per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato, è stata chiesta dalla difesa di Francis Kaufmann, accusato del duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, trovate senza vita il 7 giugno dello scorso anno a Villa Pamphili. La richiesta è arrivata nel corso dell’udienza di questa mattina al termine della quale la Corte d’Assise di Roma si è riservata. 

Questa mattina la Corte ha deciso di acquisire le testimonianze già rese dai genitori di Anastasia, che vivono in Siberia, alla luce dalla assenza di volontà di collaborazione da parte della Russia. Il processo a Kaufmann era stato già sospeso lo scorso maggio dopo che la Corte aveva disposto un percorso farmacologico per l’imputato ed è ripreso dopo poco più di un mese quando lo stato psicofisico di Kaufmann è stato ritenuto dai giudici compatibile con il carcere.  

“Temo proprio che siamo davanti a un soggetto con grosse falle nel sistema cognitivo cerebrale – afferma il difensore di Kaufmann, l’avvocato Paolo Foti – come emerge nelle annotazioni di aggiornamento: l’ultima l’ho ricevuta questa mattina, e tutte insistono sul disturbo psicotico. La mia è una richiesta quasi obbligata, siamo davanti a un soggetto che non sapeva neanche che questa mattina c’era un’udienza nei suoi confronti. Io credo sia giunto il momento di sondare proprio le capacità cognitive di questa persona”. Alla richiesta della difesa si è opposta la procura, con il pm Antonio Verdi, e le parti civili, e la decisione della Corte se disporre o meno la perizia sull’imputabilità del cittadino americano potrebbe arrivare già all’udienza di giovedì prossimo.
 

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