Auto elettriche tra idrogeno e grafene – di Sara Vanni

TAG: In Evidenza, Innovazione, auto elettriche, batterie al grafene, grafene, litio

La green economy sta coinvolgendo anche il settore automobilistico: in particolare le auto elettriche si stanno dimostrando essere l’investimento del futuro. Ma quali sono le caratteristiche di queste auto? Scopriamolo subito!

Auto elettriche e autonomia

Uno dei punti cardine che ruota attorno all’interrogativo sull’acquisto di un’auto elettrica è: quanta autonomia ha questo tipo di vettura?

Se prima si necessitava spesso di fermarsi ad un punto di ricarica, adesso si parla di un’autonomia superiore anche ai 160 chilometri. Già questa miglioria, dovuta senz’altro agli studi su una batteria più efficiente, ha permesso un aumento delle immatricolazioni. Ad esempio, negli Stati Uniti in un solo anno la vendita delle auto elettriche è raddoppiata.

Batterie al litio

Di base, questi veicoli hanno bisogno di un determinato tempo di ricarica. Per questo nascono le batterie lithium-air, che sostituiscono le batterie agli ioni di litio. Quali sono le differenze con quelle al litio?

Le “air” sono senza dubbio più leggere, facilmente ricaricabili e quindi già per queste due caratteristiche offrono più energia elettrica. Perchè? Semplice: perchè le “air” sostituiscono il catodo, che ha sempre determinato il flusso di corrente elettrica, con l’aria. E’ per questo che c’è la possibilità di immagazzinare più energia.

Nonostante ciò, tuttavia, non è ancora possibile un’ampia commercializzazione della batteria air, perchè ci sono alcune criticità da sistemare. Ad esempio, se è vero che il catodo è sostituito, è anche vero che il litio è meno protetto e quindi più facilmente usurabile.

Altre soluzioni: Batterie al grafene e idrogeno

Tra le altre soluzioni interessanti per rendere più performante una vettura elettrica, ci sono le batterie al grafene o i sistemi ad idrogeno. Del grafene ne avevamo parlato anche a proposito delle batterie per telefono; ed effettivamente sembra essere la vera novità del futuro.

Cosa comporterebbe una batteria al grafene? Sicuramente una lunga durata, anche se il contro è – come sempre – il costo molto alto dell’auto. Ma anche molta meno ansia per l’autonomia; infatti, il tempo stimato di una ricarica della batteria al grafene è di circa 15 secondi.

Alternativamente, molto valido è il sistema di carburazione ad idrogeno. In passato costava circa 40 volte più del petrolio, ma oggi vale soltanto 5 volte più del petrolio e quindi secondo le proiezioni entro 5 anni si potrebbero sfruttare le infrastrutture già esistenti per sostituirlo al petrolio a prezzi competitivi.

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Smart Home: il futuro è la domotica – di Sara Vanni

TAG: In Evidenza, Innovazione, casa intelligente, domotica, smart home

La domotica è quella scienza che studia le diverse tecnologie che potrebbero migliorare la qualità della vita, sia in una casa che in un altro locale abitativo. È un sistema che va di certo ad ottimizzare il funzionamento degli impianti; ne determina un netto risparmio nei consumi.

Smart home e domotica

Ne avevamo già parlato in questo articolo, la casa del futuro è intelligente. Ma come funziona? Semplice: attraverso un dispositivo di controllo acquistabile nei principali store online o fisici, si può gestire ogni singolo elettrodomestico o apparecchiatura.

Ad esempio, grazie a un semplice comando vocale con cui noi ci interfacciamo al dispositivo, quest’ultimo è in grado di controllare il riscaldamento o il raffreddamento degli ambienti, secondo i parametri che abbiamo impostato. Infatti, per controllare questi aspetti della casa, oltre al comando vocale serve anche un’applicazione installabile sul proprio smartphone / tablet. Proprio da lì, infatti, si impostano tutti i parametri di riferimento con cui poi interagirà il dispositivo che abbiamo acquistato.

Ma non solo: si possono accendere e spegnere luci o anche interagire su richiesta (es. “Metti un po’ di musica”). Ancora: possiamo controllare l’apertura e la chiusura di tende e tapparelle, gestire il riscaldamento dell’acqua. La prima cosa che capiamo dalla domotica, quindi, è che permette di tenere sotto controllo i consumi energetici domestici ma anche quelli di ogni singolo elettrodomestico.

Usi nel fotovoltaico

Uno degli usi rivoluzionari della domotica trova applicazione nel fotovoltaico. Questo perchè si va a massimizzare l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia pulita. Come? Semplice: attraverso il fotovoltaico, si può produrre energia in alcune ore della giornata o in alcuni giorni dell’anno. Attraverso il sistema intelligente di controllo, quindi, si possono attivare i consumi quando viene prodotta sufficiente energia. Un esempio concreto? Se l’impianto fotovoltaico produce energia, allora si può richiedere al dispositivo domotico di avviare in automatico determinati elettrodomestici programmandoli in anticipo.

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Auto elettrica sì, ma di lusso – di Silvia Becattini

TAG: In Evidenza, Innovazione, Marketing, Auto elettrica, Automotive, Ferrari, Porsche, Taycan

Anche il settore automobilistico di lusso sta allargando i propri orizzonti verso la sostenibilità e l’alimentazione elettrica dei motori. Esempio recentissimo è la Porsche Taycan, nuovo gioiellino elettrico della casa automobilistica di Stoccarda.

Porsche, quasi un secolo di passione per l’auto

Lo studio di progettazione ed ingegneria che dà vita alla storia di Porsche nasce il 25 aprile 1931. Il fondatore, Ferdinand Porsche, divenne celebre anche perché nel 1934, su richiesta di Adolf Hitler, progetta un’autovettura destinata all’uso popolare. Nasce così la prima Volkswagen, l’auto del popolo. Qualche anno più tardi arrivò (sembra sempre da parte di Hitler) la richiesta di realizzazione di un’auto con prestazioni più elevate. Insieme al figlio, Ferdinand Porsche lavorò assiduamente per creare la prima Porsche. Nel 1948 inizia la produzione della 356, il primo modello prodotto “in serie” di questo marchio.

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Porsche 356 Roadster
Fonte: Wikipedia

Per quanto riguarda il concetto di auto elettrica però, il fondatore del marchio era senza dubbio all’avanguardia. Già nel 1898 infatti, ancor prima della nascita della casa automobilistica di Zuffenhausen, Porsche aveva progettato la prima auto ad alimentazione elettrica: il modello elettromobile Egger-Lohner C.2 Phaeton, altresì conosciuto come P1

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P1: la prima auto elettrica progettata da Ferdinand Porsche

Il marchio Porsche e l’elettrico: la nuova Taycan

La rivoluzione dell’elettrico arriva anche in casa Porsche. Con la Taycan, il marchio dimostra che l’auto di lusso, potente e veloce, è possibile anche elettrica. E dallo spot in onda in quest’ultimo periodo, emerge anche tutta l’anima energica dell’auto e del messaggio che c’è dietro. Già il nome Taycan, che significa “anima impetuosa di un giovane cavallo”, lascia intendere che Porsche abbia voluto rimarcare come l’innovazione dell’elettrico non significa rinunciare alle prestazioni da capogiro che il brand automotive ha sempre tenuto alte nei suoi veicoli.

Nello spot infatti, in un capanno sperduto “prende vita” tramite corrente elettrica il progetto di quest’auto, che durante il video risulta come connessa con l’anima del cavallo che lo segue, sfidando anche le zone urbane. Una vettura che di certo non sarà per tutti: il prezzo di partenza è infatti € 110.017. Quindi una pubblicità senz’altro affascinante e ricercata, che però vuole certamente intercettare un target di popolazione dal reddito alto. Magari fra qualche tempo il marchio creerà delle vetture più accessibili, anche se il concetto stesso che ha reso Porsche prestigiosa potrebbe venir meno.

Il cavallo rampante: simbolo anche della rivale Ferrari

Di sicuro in molti avranno pensato che questo spot potesse rappresentare un guanto di sfida che la casa di Zuffenhausen ha lanciato alla rivale Ferrari. Il cavallino rampante, visibile nell’ultima scena dello spot, è emblematico anche della casa automobilistica italiana. C’è quindi dietro una strategia di marketing oppure è dato dal fatto che praticamente gli stemmi dei due marchi sono praticamente gemelli?

Si, sono davvero simili e il cavallino rampante protagonista di entrambi sarebbe anche lo stesso! Il cavallo simbolo di Stoccarda infatti, divenne anche il simbolo della Ferrari, come racconta il suo stesso fondatore:

«Quando nel 1923 vinsi il primo circuito del Savio che si correva a Ravenna, conobbi il Conte Enrico Baracca e in seguito la Contessa Paolina, genitori dell’eroe. Fu la Contessa che un giorno mi disse: “Ferrari, perché non mette sulle sue macchine il Cavallino Rampante di mio figlio? Le porterà fortuna”. Conservo ancora la fotografia dell’aviatore con la dedica dei genitori in cui mi affidano l’emblema del Cavallino. Il Cavallino era e rimarrà nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore della città di Modena.»

Fonte: Wikipedia

Baracca era un asso dell’aviazione italiana che fece dello scudetto di Stoccarda il suo stemma, in omaggio agli aerei che aveva abbattuto, uno dei quali sulla fusoliera riportava questo stemma.

Insomma, Ferrari e Porsche sono accomunati dallo stesso cavallino rampante. Non resta che attendere la possibile risposta del cavallino “italiano” alla scelta innovativa del suo competitor.

Se volete vedere l’altra faccia del cavallino vi consigliamo Ferrari SF90 Spider “gold allure”

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La donna nelle pubblicità: dagli anni ’50 ad oggi – di Silvia Becattini

TAG: In Evidenza, Marketing, Moda & Fashion, Donna, Mamme, Notino, Pubblicità

La donna nelle pubblicità è stata rappresentata come l’angelo del focolare, che si occupava di casa e famiglia. I prodotti che dagli anni ’50 hanno avuto come protagoniste le donne nei cartelloni pubblicitari erano principalmente cibi o prodotti per la casa, l’habitat naturale della donna secondo lo stereotipo che queste campagne contribuivano a rafforzare.

È evidente come il ruolo della donna, la sua rappresentazione estetica ed il suo ruolo nella società siano cambiati nel corso dei decenni. Per fortuna, aggiungerei. La figura femminile era raffigurata palesemente come debole ed inferiore, attraverso pubblicità sessiste che mortificavano e discriminavano la donna.

Alcuni esempio di pubblicità sessista degli anni ’50

La donna nelle pubblicità oggi

Quella che invece appare oggi negli spot (quasi tutti) e nelle campagne pubblicitarie è una donna forte, emancipata, affermata nel suo lavoro. Ma oltre alla donna volitiva, come può essere Emma Marrone nello spot Lines, il mondo della pubblicità negli ultimi anni celebra anche le mamme di tutte le età. Questa scelta di marketing molto probabilmente è dettata dalla necessità di conquistare la fetta di mercato delle neo mamme. Infatti, a parte le pubblicità in cui è presente tutta la famiglia, in TV e su altri media, oggi le donne sono protagoniste di spot che mettono al centro la loro femminilità ed indipendenza, pubblicizzando anche prodotti per la bellezza ed il benessere.

Alena Šeredová, mamma a tempo pieno e testimonial di Notino

Un esempio è la campagna pubblicitaria lanciata a novembre da Notino. Il brand e-commerce di profumi e cosmetici, presente su ben 24 mercati europei, sceglie Alena Šeredová come testimonial. Quest’ultima non è solo una bellissima showgirl e attrice, ma è anche mamma di tre figli (l’ultima nata da pochi mesi).

Attraverso questo tipo di spot passa quindi il messaggio di una donna realizzata in tutto ciò che fa e incontra quella fetta di pubblico femminile che magari ha da poco avuto figli e non rinuncia al proprio benessere fisico e mentale, continuando a lavorare e a curare il proprio aspetto. La Šeredová inoltre, ha lanciato anche una sua linea di profumi che sono in vendita su Notino.
Un’altra prova del fatto che le donne, di tutte le età, sono piene di risorse e riescono a conciliare con successo tante attività diverse.

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Come i social media hanno cambiato volto alla politica

Ormai è assodato che social media e politica vanno a braccetto. Siamo tempestati continuamente da video, slogan che viaggiano sopra a post con foto che di patriottico hanno ben poco, TikTok in cui i politici si dilettano per apparire forse più vicini al loro popolo (o forse solo per concedersi qualche momento di ironia, anche se c’è ben poco da ridere) e chi più ne ha più ne metta.

Lo spazio mediatico è ora saldamente finito nelle mani di politici “più punk che pop”. Basti pensare a Donald Trump ed il suo successore Joe Biden negli Stati Uniti, Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio da noi.

Negli anni Venti l’avvento della radiofonia cancellò la fisicità dei politici, negli anni Sessanta gliela ridiede grazie all’arrivo della televisione. Oggi è di nuovo tutto cambiato con i social media.

Molto più virali, i messaggi lanciati dai propri “idoli” politici circolano sulla rete con una rapidità esorbitante e spesso anche pericolosa. Basti pensare al recente attacco a Capitol Hill. Qui la retorica sediziosa di Trump ha spinto una folla di migliaia di persone a prendere d’assalto il Campidoglio degli Stati Uniti.

La comunicazione politica è social

Non più costruita sull’immagine come ai tempi dei politici “televisivi” bensì sulla personalità, quella che punta sulla visceralità e sull’emozione dimenticando la ragione e l’equilibrio, oggi diventati così noiosi e fuori moda.

La comunicazione del momento è composta da raffiche di messaggi raffinati come colpi di machete confezionati per essere condivisi, viralizzati e immancabilmente dimenticati

Oggi

Così la politica è tornata indietro di un secolo, quella del Novecento, in cui i Leader più credibili erano quelli che urlavano più forte nelle piazze, infiammando le folle a colpi di slogan populisti.

I social media rappresentano una risorsa importantissima per tutti noi, specie per le aziende. Grazie ai social media tantissime aziende hanno visto aumentare esponenzialmente il loro fatturato. Tante persone hanno trovato lavoro e le aziende a loro volta le figure professionali che cercavano con più facilità. Il trucco è come sempre saperli usare per lanciare messaggi corretti.

Siamo sicuri che la politica abbia ben compreso il loro utilizzo?

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e-commerce: cosa succede ai resi? – di Silvia Becattini

TAG: Business, Business & Marketing, In Evidenza, Amazon, Customer obsession, e-commerce

I grandi siti di shopping online rappresentano un paradiso per il consumatore. Molti brand di e-commerce, che negli anni hanno scalato il settore, hanno come obiettivo primario la soddisfazione del cliente. La cosiddetta customer obsession rappresenta tutta una serie di azioni che i siti di shopping online compiono al fine di rendere il cliente appagato del servizio offerto.

Un esempio di customer obsession nell’e-commerce: la politica di reso Amazon.

In generale, restituire un articolo e ricevere un rimborso oppure sostituirlo con Amazon risulta molto semplice e veloce. Basta rispettare il termine dei 30 giorni di calendario (limite massimo per restituire un prodotto). In questo caso, verrà rimborsato il costo dell’articolo. Non sono inclusi i costi di spedizione sostenuti per ricevere il prodotto, confezioni regalo o servizi associati all’acquisto. I costi associati alla restituzione dell’articolo ad Amazon non verranno rimborsati.

Esercitando il diritto di recesso poi (entro 14 giorni), oltre alla restituzione del prodotto e al rimborso, non si dovranno sostenere neanche le spese di spedizione. Il consumatore quindi, verrà soddisfatto in tutte le sue necessità.

Si può mandare indietro un articolo in questi casi:

  • Se si cambia idea su un prodotto acquistato
  • Se l’articolo acquistato è arrivato danneggiato, diverso da quello ordinato o non conforme al contratto di vendita

Ma che fine fanno gli articoli restituiti?

Dell’enorme quantità di prodotti mandati indietro ad Amazon, solo una piccola parte avrà nuova vita. La maggior parte degli articoli sarà destinata allo smaltimento. Per i prodotti di proprietà Amazon o di venditori che utilizzano solo questo e-commerce per la vendita, il destino di questi articoli sarà la distruzione.

Per quale motivo si preferisce distruggere invece di restituire?

La risposta è molto semplice. È economicamente più vantaggioso. Secondo un tariffario in vigore tra il 2017 e il 2018, lo smaltimento costa infatti 10 centesimi per unità contro i 25 centesimi della rimozione (reso al fornitore). Ogni settimana finiscono al Destroy una enorme quantità di prodotti, anche funzionanti. Si, perché la customer obsession di Amazon fa sì che il cliente abbia sempre ragione e che spesso i controlli sul prodotto restituito (perché difettoso o per noia da consumismo?) non siano rigorosi.

Una piccola parte dei prodotti restituiti però, avrà una nuova vita su Warehouse Deal. Questa sezione Amazon è infatti dedicata ai prodotti usati, di seconda mano o con confezioni aperte. Ovviamente anche in questo caso sono valide le politiche di reso come per tutti gli altri acquisti Amazon.

Magari si potrebbe trovare un impiego diverso per tutti quei prodotti – spesso perfettamente funzionanti – che vengono destinati alla distruzione ogni giorno. Chissà se il mondo dell’e-commerce troverà delle vie alternative.

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Una joint venture tutta cinese per il settore automotive – di Silvia Becattini

TAG: Business & Marketing, In Evidenza, Automotive, Baidu, Geely, Green, Veicoli elettrici

Continuano le novità green del 2021 e in questo caso provengono dal paese del Sol Levante.
Si, stiamo parlando della Cina. Già da metà dicembre dell’anno appena trascorso, le prime indiscrezioni parlavano di un possibile accordo tra i colossi Baidu e Geely. Andiamo a scoprire chi sono i protagonisti di questa possibile svolta green del settore automotive.

Baidu, il motore di ricerca sul web cinese

La schermata del motore di ricerca Baidu

Fondato da Robin Li e il suo socio Erix Xu nel 2000, Baidu è il principale motore di ricerca in cinese, che vanta anche un’enciclopedia online (Baidu Baike). Nel dicembre 2007 fu la prima compagnia cinese ad essere inclusa nell’indice NASDAQ-100.

Il leader del settore automotive cinese che possiede anche Volvo

Fondato nel 1997, è tra i principali produttori privati di automobili in Cina. Oltre ai numerosi impianti in Cina, Geely ha stabilimenti produttivi anche in Indonesia, Russia, Malesia, Ucraina e Sri Lanka. Il leader cinese del settore delle auto elettriche nel 2010 inizia la sua espansione, acquisendo il 100% di Volvo Cars, storico marchio di auto svedese.

Il progetto green da realizzare insieme

Fonte: Ansa

Le due società di cui abbiamo parlato sopra, hanno quindi annunciato una joint venture finalizzata alla creazione di auto elettriche. Per Baidu non è il primo approccio al settore automotive, dato che nel 2017 aveva già sviluppato un software per la guida autonoma: Apollo. Geely quindi, contribuirà al progetto con la sua esperienza nella progettazione e costruzione di automobili anche in termini di efficienza energetica , mentre Baidu fornirà l’IA per i veicoli. La Cina è diventato il più grande mercato per i veicoli elettrici al mondo. Non risulta strano quindi immaginare che proprio da questo paese partiranno molte collaborazioni in fatto di mobilità intelligente e green.

Questa non è la prima alleanza tra mondo della tecnologia e quello automobilistico: infatti sembra che anche la Apple sia interessata a questo settore, ormai in fermento.

Quindi l’idea di veicoli che rispettino l’ambiente e che siano dotati di software in grado di rendere l’auto autonoma alla guida sembra concretizzarsi sempre di più.

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Ozpetek dirigerà il nuovo spot per De Cecco – di Silvia Becattini

TAG: Food & Beverage, In Evidenza, Can Yaman, Claudia Gerini, De Cecco, Ferzan Ozpetek

Un regista ed un cast d’eccezione quelli scelti dal pastificio abbruzzese De Cecco. Infatti, Ferzan Ozpetek dirigerà Claudia Gerini e Can Yaman nella campagna pubblicitaria declinata in quattro spot. Un nuovo partner media, MCM Group e l’agenzia creativa LoRo segnano il ritorno on air dell’azienda.

I video girati, sia per i social che per la TV, saranno tutti accomunati dalla pasta. Inoltre De Cecco, per essere vicina ad una delle categorie più colpite dalle restrizioni anti Coronavirus, quella della ristorazione, ha deciso di ambientare uno degli spot proprio in un ristorante.
Tornando quindi sugli artisti che prenderanno parte alla campagna pubblicitaria, scopriamo qualcosa di più sul regista e sugli attori.

Ferzan Ozpetek

Regista, sceneggiatore e scrittore turco naturalizzato italiano. Classe 1959, Ozpetek debutta come regista nel 1997 con Il bagno turco (Hamam) e ottiene grande successo sia dalla critica che dal pubblico. Da lì segna una serie di successi come Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Mine vaganti, Saturno contro, fino ai più recenti Napoli Velata(2017) e La Dea Fortuna(2019). Durante la sua carriera realizza anche videoclip per i grandi della musica italiana come Mina, Fossati e Celentano e scrive romanzi. Tantissimi gli attori italiani che hanno lavorato con Ozpetek: Margherita Buy, Stefano Accorsi, Isabella Ferrari, Luca Argentero, Kasia Smutniak, Luca Argentero, solo per citarne alcuni.

Claudia Gerini, già testimonial De Cecco

Amatissima attrice italiana, protagonista di numerosi film di successo, Claudia Gerini girerà per la prima volta sia con Can Yaman che con Ozpetek, regista da lei molto amato. Si riconferma quindi anche per questo 2021 come testimonial del marchio De Cecco, già da anni volto del brand.
L’attrice inizia la sua carriera da giovanissima, esordendo in TV già nel 1991 in un programma di Gianni Boncompagni. La Gerini lavorerà in grandi produzioni cinematografiche italiane con registi come Verdone, Tornatore, Amelio, Genovese. Insomma, una carriera ricchissima di successi televisivi e cinematografici tra i quali vanno ricordati Viaggi di nozze, Non ti muovere, Amiche da morire.

Can Yaman

Il giovane attore turco che parteciperà allo spot di De Cecco è un volto già noto nel panorama televisivo. Infatti, Can Yaman è stato protagonista nel 2017 della serie televisiva turca Bitter Sweet – Ingredienti d’amore che lo ha portato al successo e ad essere conosciuto anche in Italia, dove la serie è andata in onda nel 2019 su Canale 5. Sempre su questo canale è stata trasmessa l’ultima serie tv che vede Yaman protagonista e che ottiene ottimi ascolti: Daydreamer – Le ali del sogno.

Insomma, con un cast d’eccezione e un regista pluripremiato non ci resta che attendere con curiosità l’uscita dei nuovi spot De Cecco, che saranno sicuramente degni di nota.

Tu cosa ne pensi di questi personaggi? Come immagini questo spot?

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Second hand market: usato tecnologico ed ecologico – di Sara Vanni

TAG: Business, In Evidenza, Lifestyle, mercato usato, ricondizionato, second hand market, usato

Cos’è il second hand market, che sta prendendo sempre più piede anche in Italia? Semplicissimo: un mercato basato sull’usato, su prodotti di seconda mano.

In America, le proiezioni di questo settore sono fino a 51miliardi di dollari nel 2023; in Italia, invece, i resports riferiscono cifre di 23 miliardi di euro, con una crescita del 28% negli ultimi 5 anni.

Dove si concentra il second hand market

Il second hand market si concentra in spazi fisici e spazi digitali. Per quelli fisici, possiamo citare tranquillamente i classici “mercatini dell’usato”, spesso in franchising in più quartieri cittadini. Gli spazi digitali, invece, sono il vero e proprio core di questo business, nonché un punto di forza della green economy; infatti, privati e aziende che decidono di vendere dell’usato online si avvalgono di e-commerce, che per definizione non determinano grandi impatti a livello ambientale.

Oggi ci focalizzeremo sull’usato che riguarda abbigliamento, accessori e tecnologia.

Usato su abbigliamento e accessori

Il mercato dell’usato che coinvolge il settore dell’abbigliamento (accessori compresi) si avvale della forte ascesa del vintage. Perché? Da un’analisi, risulta che i Millenials, la generazione Zeta, sono tra i più nostalgici e trovano nella moda vintage una rassicurazione stilistica e psicologica. Facile a credersi, perchè con il vintage di fatto si fa riferimento alla familiarità e all’infanzia.

Non solo: un’altra ragione per puntare sul second hand market riguarda anche l’ecosostenibilità. Infatti, la sola industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di carbonio e del 20% dei rifiuti idrici globali. Per approfondire sulle novità ecosostenibili del 2021 potete leggere un articolo a questo link.

Dati e tutela del brand

Se è vero che la moda second hand per il 2021 punta a 36 miliardi di euro, un’altra importante questione riguarda la tutela dei brand rivenduti. Stiamo parlando sia dell’identità (distinguere l’originale dal contraffatto, specie se l’usato è rivenduto da privati) che dell’esclusività del prodotto. In altri termini, in un determinato anno il valore di mercato potrebbe essere diverso o ci potrebbero essere prodotti scarsamente disponibili e pertanto più costosi addirittura rispetto all’originale.

Usato su prodotti della tecnologia

Un altro settore del second hand market molto in crescita è quello tecnologico. Per certo, i prodotti più venduti sono i cellulari. Ci sono alcuni colossi di questa industria, come la Apple, che hanno un vero e proprio sito dedicato alla vendita di prodotti ricondizionati certificati.

Nel caso dell’azienda di Steve Jobs, ogni prodotto ricondizionato (pc, tablet, cellulare) viene sottoposto agli stessi test funzionali dei nuovi prodotti Apple. Proprio grazie a questa strategia, il dispositivo non presenta i difetti dell’usato, ma, se supera questi test, è “come nuovo”.

Naturalmente, ci sono anche altre piattaforme sulle quali è possibile acquistare prodotti tecnologici usati. Qui si trovano più brand: dalla Apple alla Samsung; ma il vero punto è un altro: fare attenzione all’affidabilità della piattaforma. Perchè sia affidabile, generalmente si devono guardare imprescindibilmente le recensioni dei clienti e la possibilità di pagare tramite PayPal (in assoluto il sistema più tracciato).

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2021 e brand content strategy – di Sara Vanni

TAG: In Evidenza, Marketing, 2021, brand content strategy

Il 2021 è l’anno del cambiamento: ma qual è la content strategy dei maggiori brand mondiali? Una call to action all’azione, specie dopo la pandemia, che ha visto la graduale crisi di diversi settori.

Brand content strategy per il 2021

E quindi, su cosa punta la ripresa per il 2021? I maggiori brand mondiali vogliono puntare al 100% sull’influencing media. Infatti, con l’ascesa dei principali social network,che sono più diffusi tra i giovani, rispetto alla televisione, la palla passa agli influencers. Diventano loro i veri protagonisti del web ed i testimonial dei brand.

Il fenomeno Ferragni

Partiamo subito con un esempio. Nel 2020 Chiara Ferragni è risultata essere la migliore influencer under 30 di Europa, secondo Forbes, la più nota rivista statunitense di economia. Il suo caso è così discusso da essere anche stato studiato ad Harvard. In piena crisi Covid, ad esempio, è stata protagonista di una campagna per promuovere il turismo in Italia. È bastata una foto agli Uffizi di Firenze per registrare un + 27% di visite. Insieme a suo marito e noto rapper italiano Fedez, inoltre, ha lanciato una raccolta fondi per costruire in breve tempo un reparto extra di terapie intensive al San Raffaele di Milano.

Immaginiamo cosa può fare come brand ambassador.

E’ qui che risiede la potenza di questa content strategy. Il principio su cui si fonda quello che oggi prende il nome di “fenomeno Ferragni”, se si vuole, è una variazione della più nota teoria marxista: i blogger – così come le pubblicità – condizionano i consumi. E così, la giovane Chiara gira delle stories Instagram di vita familiare con Fedez e il piccolo Leone, coinvolge le persone già amanti della reality television, posta una foto con un suo outfit e crea una nuova tendenza. Oggi ha 8 milioni di followers su Instagram, 24 dipendenti e un fatturato che supera i 10 milioni di dollari.

La digital transformation

Insomma, questo 2021, l’ anno del cambiamento, cavalcherà l’onda della digital transformation. Secondo i dati raccolti nel 2020, infatti, il 40% dei consumatori ha effettuato acquisti in lockdown e il 20% delle aziende ha accresciuto il proprio fatturato.

Tiriamo, quindi, le somme: i maggiori brand punteranno su due elementi in particolare:

  • Nuovi modelli per incentivare gli acquisti
  • Sostenibilità nei processi aziendali

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