Ceuta, crisi migratoria o guerra ibrida? Tutte le domande (e le contraddizioni) aperte – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Tecnicamente, va considerata una crisi migratoria. Lo spostamento simultaneo di oltre 50mila persone attraverso un confine altamente presidiato, quello tra Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta, nella sua fotografia istantanea richiama alla mente i grandi sbarchi del passato, come quello della nave Vlora carica di 20mila albanesi approdata nel porto di Bari 35 anni fa, l’8 agosto 1991. Ma quello che è successo tra giovedì e venerdì scorso a Ceuta è qualcosa di molto più complesso di un’ondata di migranti. Ci sono una serie di domande aperte, e di contraddizioni evidenti, che tratteggiano uno scenario da guerra ibrida. Ci sono dei mandanti, e chi sono? Come è stato possibile non prevedere nulla e farsi trovare così impreparati? Quanto pesano i rapporti diretti tra Spagna e Marocco e quanto le diverse combinazioni possibili di interessi (russi?, americani?, di una coalizione larga contro la Spagna di Pedro Sanchez?)? I punti interrogativi si sommano, non a caso, in un complesso intreccio di fattori politici e geopolitici, che hanno premesse e conseguenze che affondano nell’economia e nella demografia.  

Sempre ripartendo dalla fotografia statica, le migliaia di migranti marocchini che a nuoto varcano il confine a Ceuta per entrare illegalmente in Spagna, non si può che partire dai rapporti tra Madrid e Rabat. I primi sospetti ricadono sulle autorità marocchine che hanno omesso, o addirittura deliberatamente sospeso, ogni controllo alla frontiera, una delle più controllate del Mediterraneo. Tenendo conto della conformazione geografica del territorio, Ceuta è isolata e distante almeno 60 chilometri dalle altre città del Marocco, l’altro dubbio consistente riguarda la possibilità che sia stato favorito il trasporto dei migranti, con una vera e propria organizzazione logistica impossibile da realizzare senza la complicità, o addirittura il supporto, delle autorità marocchine. Cosa accredita questa ipotesi? Chi si spinge su questa tesi ricorda le tensioni tra Spagna e Marocco legate al recente avvicinamento tra Madrid e l’Algeria, storica nemica del Marocco che contende con Rabat la sovranità sul Sahara occidentale. C’è poi da ricordare anche che Ceuta e Melilla, le due enclavi spagnole, sono considerate dal Marocco illegittime, rappresentando un’eredità di una stagione chiusa, quella del colonialismo. Seguendo questa pista, quello marocchino sarebbe stato un avvertimento particolarmente deciso, il cui messaggio è: ecco cosa succede se vi muovete nella direzione sbagliata. 

A questo punto, però, si innescano altri dubbi. Il primo è: perché Sanchez si è affrettato a parlare di “collaborazione esemplare con il Marocco”? Una risposta possibile chiama in causa la struttura del potere in Marocco, nel senso che la collaborazione evidente che c’è stata rispetto a quella che si configura come una vera e propria operazione di guerra ibrida contro la Spagna, potrebbe non essere nella vautazione di Madrid necessariamente espressione del governo di Rabat. O, almeno, non in maniera deliberata. Sicuramente, è l’altro elemento da considerare, la collaborazione del Marocco è essenziale per tutelare l’ordine pubblico a Ceuta e Melilla. In questo senso, l’avvertimento avrebbe centrato il suo obiettivo, consigliando a Sanchez di limitare i danni e ricucire qualsiasi strappo.  

Altra domanda chiave. Cosa hanno fatto i servizi spagnoli, come è stato possibile non accorgersi di nulla? La totale impreparazione della Spagna rispetto ai fatti che sono accaduti è difficilmente sindacabile. La spiegazione che gli 007 di Madrid danno, secondo quanto scrive El Pais, non aiuta però a ridimensionare responsabilità che sembrano evidenti: l’esodo migratorio verso Ceuta sarebbe stato favorito dalle autorità marocchine, con il coinvolgimento anche di membri dell’intelligence, ma non sarebbe nato da un piano organizzato, con il flusso di decine di migliaia di persone che sarebbe stato innescato da informazioni false diffuse sui social sulla possibilità di entrare in Spagna senza rimpatrio. Avrebbero contribuito, poi, la recente sentenza del Tribunal Supremo, che impedisce i respingimenti di chi arriva a nuoto, e la regolarizzazione di migranti, già stabili sul territorio nazionale, con innesco di un ‘effetto chiamata’. Rabat, in sostanza, avrebbe trasformato la crisi in un’opportunità politica. Se così fosse, gli eventi sarebbero stati alimentati da una combinazione di fattori: la disinformazione online, l’azione delle reti di trafficanti e l’interpretazionie errata delle norme europee. In ogni caso, i servizi spagnoli hanno quanto meno sottovalutato le informazioni disponibili e il governo marocchino ha quanto meno speculato sul lavoro sporco fatto da altri. 

Allargando il campo dell’osservazione, si arriva rapidamente agli altri soggetti che sono indirettamente coinvolti nella crisi di Ceuta. L’operazione andata in scena nell’enclave spagnola colpisce la politica migratoria e la stabilità di uno stato Ue, la Spagna, che è stata il più fermo oppositore in Europa della politica degli Stati Uniti di Donald Trump: dalla condanna ferma della guerra di Israele a Gaza, all’opposizione alla guerra americana all’Iran con il ‘no’ fermo all’uso delle basi spagnole, fino al ‘no’ all’aumento delle spese per la difesa al 5% del Pil. Lo stesso presidente americano ha sempre detto di voler punire Madrid per queste sue scelte. Proprio sul futuro di Ceuta e Melilla, da parte americana, sono arrivate pressioni esplicite nel senso di una riflessione sulle rivendicazioni territoriali marocchine. Un indirizzo, questo, sostenuto anche da Israele. D’altra parte, sono diventati particolarmente buoni i rapporti di Washington con Rabat. Un’altra istantanea aiuta a definire il quadro. Domenica scorsa Trump ha annunciato a sorpresa, sul suo social Truth, che il Marocco avrebbe intitolato a suo nome un tratto dell’autostrada Tiznit-Dakhla, ringraziando il re e dicendosi impaziente di percorrerla. Basta tutto questo per ipotizzare che i fatti i Ceuta abbiano avuto la benedizione di Trump? Sicuramente è significativo quello che il presidente americano ha detto a caldo, di fronte alle immagini trasmesse da Fox News con una particolare insistenza: “E’ terribile. Ricordatevi quelle immagini. Saremo noi fra tre anni se vincerà la parte sbagliata”. Evidente, almeno, la forzatura propagandistica.  

Chi sostiene la tesi che sui fatti di Ceuta pesi anche la speculazione di un fronte di interessi, una sorta di ‘coalizione’ che fa riferimento alla polarizzazione estrema e che mette dalla stessa parte un fronte largo, che va dalla Russia all’estrema destra populista europea, fino ai repubblicani Maga. Questo soprattutto quando si fa riferimento alla guerra ibrida, alla disinformazione e all’utilizzo sistematico di fake news che, come nel caso di Ceuta, possano influenzare il comportamento di decine di migliaia di persone.  

Guardando invece ai risvolti più strettamente politici, i fatti di Ceuta hanno conseguenze più facilmente leggibili. Colpiscono evidentemente Sanchez e la leadership socialista della Spagna. Sul piano interno, favorendo le rivendicazioni di Vox e portando il Partito popolare su posizioni più marcatamente contrarie alle scelte inclusive sull’immigrazione. Sul piano europeo, con la reazione di tanti governi, a partire da quello italiano guidato da Giorgia Meloni, che può portare a un isolamento di Madrid. Ventidue Paesi hanno firmato una lettera preparata da Italia e Danimarca che chiede di intervenire per tutelare la sicurezza dei singoli stati membri, mettendo in discussione la tenuta dell’area Schengen. Solo Francia, Portogallo, Lussemburgo, Irlanda (in quanto presidente di turno dell’Ue) e la stessa Spagna non hanno firmato la prima missiva inviata a Consiglio e Commissione europea. La crisi è così profonda da costringere a una convocazione d’urgenza, martedì, di un vertice dei 27 ministri degli Interni. (Di Fabio Insenga) 

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Impiegata delle poste ruba biglietto della lotteria, incassa il premio e viene arrestata: la storia da film in Florida – di Redazione Ciaoup

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Ha rubato un biglietto della lotteria vincente da una cassetta della posta e ha incassato il premio. È questa l’accusa rivolta a un’impiegata di 28 anni del servizio postale degli Stati Uniti, a Oakland Park, in Florida. La donna avrebbe sottratto il tagliando e si sarebbe appropriata della vincita. 

La vicenda è iniziata quando una donna di Tampa, dopo aver vinto 2.600 dollari con un biglietto della lotteria, ha deciso di regalarlo a un parente residente nel sud della Florida, spedendolo per posta senza riscuotere il premio. La busta, però, non è mai arrivata a destinazione e la donna lo ha denunciato alla polizia. 

Le indagini hanno rivelato che il premio era già stato riscosso cinque giorni dopo l’estrazione presso un ufficio della lotteria della Florida. Secondo gli investigatori, la dipendente avrebbe sottratto il biglietto durante il servizio e lo avrebbe presentato personalmente per incassare i soldi, grazie al suo ruolo interno all’ufficio postale. 

La 28enne è ora accusata di furto aggravato e possesso di posta rubata. La donna dopo l’arresto sarebbe stata rimessa in libertà su cauzione. 

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Antonio Rossi, trent’anni dopo Atlanta: “La gara perfetta? In realtà la sbagliai. Galeazzi la rese eterna” – di Redazione Ciaoup

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“Rossi va a vincere. Ancora lui, ancora Antonio Rossi. Un razzo nell’acqua”. Ci sono imprese che il tempo non scalfisce, nemmeno a trent’anni di distanza. Restano nel cuore della gente anche grazie a una voce memorabile. Inconfondibile. Quella di Gian Piero Galeazzi accompagnò milioni di italiani in due giornate da film per lo sport tricolore: il 3 agosto 1996, alle Olimpiadi di Atlanta, Antonio Rossi conquistò l’oro nel K2 con Daniele Scarpa. Il giorno dopo arrivò il bis nel K1. “Quando riguardo quelle immagini, mi emoziono ogni volta come se fosse la prima” racconta all’Adnkronos il campione azzurro, oggi presidente della Federazione Italiana Canoa e Kayak. “Ogni volta rivivo quelle sensazioni e il merito è anche delle telecronache epiche di Gian Piero Galeazzi”. 

Cosa rappresentano i due ori di Atlanta dopo trent’anni?
 

“Io e Daniele sapevamo di poter vincere. Avevamo dominato in Coppa del Mondo l’ultimo anno, la fiducia non mancava. Diciamo che la paura più grande era l’imprevisto. Una pagaia rotta, un problema all’imbarcazione, un malore. Sarebbe stato il modo peggiore per vedere sfumare un sogno”.  

Che invece si realizzò, in tutti i sensi…
 

“L’anno prima vincemmo il Mondiale di Duisburg e l’adrenalina fu tale da non farmi dormire. Quell’esperienza mi servì. Ad Atlanta riuscii a riposare alla grande, recuperando tra una gara e l’altra. Credevo nella doppietta, ma viverla è stato qualcosa di unico”. 

Cosa prova nel rivedere quelle due gare oggi?
 

“È sempre un’emozione. Anche perché la voce di Gian Piero Galeazzi fa rivivere i ricordi in una maniera straordinaria. Aveva un modo unico di raccontare lo sport e credo che le sue telecronache abbiano contribuito a rendere quelle immagini così vive nella memoria degli italiani. Ancora oggi, quando le rivedo con i ragazzi, provo gli stessi brividi”.  

C’è un episodio curioso della finale del K1 che pochi conoscono…
 

“Preparai quella gara in modo maniacale. Sapevo che se fossi riuscito a stare davanti al romeno Magyar dopo i primi 200 metri avrei avuto un vantaggio anche psicologico. Partii fortissimo, continuando però a vedere una prua bianca accanto alla mia. Pensando fosse lui, continuai a spingere, spingere e spingere. Poi mi voltai ed ecco la sorpresa. Vicino a me non c’era il mio avversario, ma il catamarano della tv che seguiva la gara. Magyar era parecchio dietro, ma io negli ultimi 150 metri ero cotto. Sbagliai del tutto la gestione della gara, per fortuna andò bene lo stesso”. 

Se oggi avesse la possibilità di rivivere un momento della sua carriera, sceglierebbe gli ori di Atlanta o la cerimonia inaugurale di Pechino 2008, da portabandiera?
 

“Sono emozioni diverse, ma sceglierei Pechino. Entrare nello stadio olimpico con il tricolore, davanti a tutta la squadra italiana, è stato un onore immenso. È uno dei ricordi più belli della mia vita”.  

Quelle di Atlanta furono Olimpiadi da sogno anche per il suo grande amico Jury Chechi, con cui poco tempo fa ha condiviso il successo a Pechino Express…
 

“Ci conoscemmo pochi mesi dopo quei Giochi, da allora siamo rimasti molto legati. Per il trentennale dei nostri ori faremo di sicuro qualcosa insieme, stiamo cercando di organizzarci”. 

Oggi è presidente della Federazione. Da dove riparte la canoa italiana?
 

“Luciano Buonfiglio ha lasciato una Federazione solida. Ora il primo obiettivo sarà accompagnare gli atleti verso Los Angeles 2028, anche perché sono cambiati i criteri di qualificazione. Bisognerà pensare molto anche alla base, abbiamo lanciato tante iniziative per far conoscere e apprezzare il nostro sport. Una di queste è ‘Giochi di pagaie’, per portare la canoa nelle scuole in modo divertente. Senza parlare solo di agonismo. Inoltre, stiamo investendo nei centri federali e in diversi progetti”.  

Ha seguito da vicino anche Milano Cortina 2026, in qualità di City Operations Manager. Che esperienza è stata?
 

“Ho visto come funziona la macchina delle Olimpiadi fin dalla candidatura. Posso dire che, per certi aspetti, è più difficile organizzare i Giochi in casa che vincere un oro. Non nego che la soddisfazione più grande sia stata vedere gli atleti felici delle condizioni in cui hanno potuto gareggiare. Di Milano Cortina resteranno lo spirito e gli impianti, una grande eredità dei Giochi”. 

L’Italia può ospitare di nuovo un’Olimpiade estiva?
 

“Direi di sì, ma servirà una candidatura condivisa. Roma è un punto di riferimento naturale, per le tante strutture a disposizione, ma il modello delle Olimpiadi diffuse che abbiamo visto negli ultimi Giochi potrebbe dare spazio ad altre città, come Milano, Venezia o anche Napoli, che tra un po’ ospiterà l’America’s Cup. Le potenzialità ci sono, serviranno investimenti importanti”.  

Nel 2021 è stato colpito da un infarto durante una Gran Fondo. Quel momento ha cambiato il suo rapporto con lo sport?
 

“Prima ero competitivo in tutto, oggi pratico sport con un approccio diverso. Ascolto il mio corpo e mi godo l’attività fisica molto di più. Cerco soprattutto di trasmettere un messaggio. Dopo un infarto, con il parere dei medici, fare attività fisica è ancora più importante. Non bisogna avere paura di tornare a muoversi”. Parola di (tri)campione olimpico. 

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Neya pianta mangrovie in Madagascar per 2.500 ettari, potenziamento come 3.300 campi da calcio – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Neya, società benefit del Gruppo Mundys per il contrasto al cambiamento climatico, avvia la seconda fase del progetto Ma Honko in Madagascar, dedicata al ripristino delle mangrovie lungo le coste del Paese. Obbiettivo della società è ripristinare ecosistemi degradati, migliorare la biodiversità e rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, coinvolgendo le comunità locali. Dopo il lancio della prima fase a dicembre 2025, il progetto entra infatti in una nuova fase di sviluppo che porterà l’area di intervento da 500 ettari – dove sono state avviate attività di riforestazione di aree costiere degradate con mangrovie nelle regioni di Sofia e Melaky – a oltre 2.400 ettari, estendendo il progetto al nord del Madagascar. Le mangrovie, tra gli ecosistemi più efficaci nella cattura e nello stoccaggio del carbonio, trattengono significative quantità di CO₂ nella biomassa e nei suoli costieri. L’ampliamento a 2.400 ettari, l’equivalente di 3.300 campi di calcio, consentirà di incrementare la capacità di assorbimento e stoccaggio del carbonio delle aree interessate, con una rimozione totale stimata di circa 755.000 tonnellate di CO₂ nell’arco di vent’anni. Accanto agli impatti climatici, Ma Honko favorisce la protezione delle coste dall’erosione, sostiene la conservazione degli habitat naturali e crea opportunità economiche per le comunità coinvolte attraverso attività di vivaio, piantumazione, pesca e apicoltura. (VIDEO) 

Dalla nascita di Neya, nell’ambito della prima fase del progetto, sono già stati ripristinati 272 ettari, pari a oltre il 54% dell’obiettivo iniziale, attraverso la messa a dimora di mangrovie nelle regioni di Sofia e Melaky. A supporto delle attività di riforestazione sono stati realizzati 847 vivai e piantate quasi 1,8 milioni di piante. Gli interventi seguono una metodologia basata sui cicli di marea, che consente alle giovani piante di beneficiare di un’irrigazione naturale, favorendone l’attecchimento e la crescita. Il progetto integra agli obiettivi climatici, una forte componente di tutela della biodiversità: le attività di monitoraggio hanno infatti confermato la presenza, nell’area, di specie endemiche e minacciate, tra cui l’ibis sacro malgascio e l’airone del Madagascar, entrambe classificate come “in pericolo” nella Lista Rossa Iucn (International Union for Conservation of Nature). Realizzato in collaborazione con partner locali, il piano di ripristino è sviluppato secondo i requisiti dello standard internazionale Gold Standard. 

I benefici ambientali generati dall’iniziativa si inseriscono nel percorso di decarbonizzazione e nella strategia di sostenibilità del Gruppo Mundys. In questo contesto, il progetto contribuisce agli obiettivi del Climate Action Plan del Gruppo, tra i primi adottati nel settore delle infrastrutture di trasporto, che promuove la transizione energetica e la progressiva decarbonizzazione delle attività lungo l’intera catena del valore, con il traguardo della rimozione delle emissioni nette dirette (Scope 1 e 2) entro il 2040. In continuità con la prima fase, il progetto prevede il reinvestimento di parte dei benefici economici sul territorio a sostegno delle comunità locali. Le attività coinvolgono personale e lavoratori provenienti dalle aree interessate, contribuendo alla creazione di competenze e opportunità di reddito. Le attività di riforestazione proseguiranno per tutto il 2026 e 2027, con nuove piantumazioni previste nel corso dell’anno compatibilmente con le condizioni stagionali e climatiche locali, fino al completamento delle aree interessate dalla nuova fase di sviluppo del progetto. “Ma Honko è un progetto che cresce insieme alle comunità che lo rendono possibile. L’avvio della seconda fase conferma la solidità del lavoro svolto finora e ci permette di ampliare il nostro contributo agli obiettivi di decarbonizzazione del Gruppo Mundys, generando al tempo benefici concreti per il territorio”, ha dichiarato Ruggero Poli, Ceo di Neya. 

economia

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Ucciso per aver aiutato una sconosciuta in difficoltà, chi era Federico Venco – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – È morto sul colpo, investito da un’auto. L’unica colpa: aver aiutato una sconosciuta in difficoltà. Federico Venco, 36enne di Samaratein provincia di Varese, aveva una grande passione: la montagna. Terzo di quattro fratelli e figlio dell’ex sindaco di Samarate, Ermanno Venco, scomparso a inizio 2010, il suo sogno era di acquistare una baita e gestirla. Quattro anni fa si era arrampicato con una guida e un gruppo di amici sull’Himalaya. Un uomo buono e determinato, secondo quanto riferisce chi lo conosceva. 

Il 36enne era stato vittima, un anno e mezzo fa, di un grave incidente in moto, e nonostante ciò, con le stampelle usciva di casa per andare a trovare gli anziani, facendogli compagnia e rincuorandoli. Federico è morto sabato scorso, dopo essere stato travolto da un uomo di 43 anni. Si era fermato per aiutare una donna 39enne, accostando con la sua moto sul ciglio della strada.  

La donna gli ha detto di avere un appuntamento al cimitero della Maddalena, a Somma Lombardo, e così l’ha accompagnata sul posto. Una volta arrivati l’ex della donna, vedendola insieme a un altro uomo, avrebbe accelerato tamponando la moto guidata da Federico, sbalzandolo dalla sella e provocandone la morte all’istante. 

cronaca

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Cristiano Ronaldo, matrimonio in vista: nozze fissate e cerimonia blindata – di Redazione Ciaoup

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“Cristiano Ronaldo si sposerà il prossimo weekend”. Il fuoriclasse portoghese, reduce dall’eliminazione agli ottavi di finale dei Mondiali 2026 con il suo Portogallo, che si è arreso alla Spagna poi vincitrice del torneo, è pronto a celebrare le tanto attese nozze con la compagna Georgina Rodriguez. 

A rivelarlo è il Sun, che riporta come il matrimonio si terrà nella la prossima settimana, nel weekend del 9 agosto, a Madeira, città natale di Ronaldo, in Portogallo. L’attaccante, 41 anni, sposerà Georgina nella cattedrale di Funchal, con il ricevimento che si terrà poi presso l’hotel a cinque stelle Savoy Palace. La cerimonia sarà blindata: “Agli ospiti dell’hotel è stato comunicato che due piani saranno inutilizzabili venerdì e sabato, così come diverse aree bar”, ha rivelato una fonte al media inglese. 

La proposta di matrimonio, e il successivo annuncio, era arrivato circa un anno fa: “Sì, lo voglio. In questa e in tutte le mie vite”, aveva scritto Georgina in un post su Instagram a corredo di una foto che mostrava l’anello scelto da Ronaldo. La foto era diventata subito virale sui social, con tantissimi messaggi di auguri. La coppia sta insieme dal 2016 e ha avuto cinque figli: Bella Esmeralda, Cristiano Ronaldo Junior, i gemelli Eva e Mateo e Alana Martina.  

 

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Caldo, il trucco contro l’umidità in casa usando… un cucchiaio – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Come contrastare il caldo? In Italia si sta vivendo un estate con temperature record e afa alle stelle, condizioni che rendono difficile uscire di casa e possono causare disagi a chi non possiede o soffre l’aria condizionata. Esiste però un trucco a costo zero che può aiutare a rinfrescare le abitazioni e contrastare l’umidità. 

Il trucco è piuttosto semplice: appoggiare un cucchiaio di metallo alla finestra, senza strumeti o prodotti speciali. Ecco la ‘ricetta’: prendi un cucchiaio di metallo, preferibilmente acciaio inossidabile e posizionalo sul telaio della finestra, lasciando il manico rivolto verso l’interno della casa e la parte concava appoggiata verso l’esterno. 

Il cucchiaio aiuta a catturare una parte dell’umidità prima che si condensi sul vetro, riducendo quindi la quantità di acqua che si accumula su una finestra e che quindi poi penetra nell’abitazione. Il trucco sfrutta il principio fisico della condensazione. Quando l’aria calda e umida entra in contatto con una superficie fredda, come può essere un vetro, si raffredda eventa un punto in cui parte del vapore si condensa.  

Così l’umidità rimane sulla finestra ed entra successivamente in casa, mentre un semplice cucchiaio può ‘deviarla’ e salvaguardare quindi, almeno in parte, la temperatura interna dell’abitazione. 

 

cronaca

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Ceuta, Fratoianni: “Attacco pianificato contro Spagna perché Sanchez è un problema” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Credete davvero che quello che è successo a Ceuta sia accaduto per caso? Io non lo credo: sono convinto che sia sia trattato di un vero vero e proprio attacco, costruito e pianificato a tavolino”. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, fornisce la sua analisi dopo la crisi migratoria di Ceuta. Circa 50mila persone sono entrate dal Marocco nell’exclave spagnola in Africa tra giovedì e venerdì. Ad oggi, secondo il governo di Madrid, quasi tutti i migranti hanno lasciato Ceuta per far ritorno in Marocco. 

Secondo Fratoianni, “ci sono molti indizi” per ritenere che il maxiesodo faccia parte di un piano. “Ve ne voglio citare almeno tre: il primo, nei giorni precedenti circolavano in rete molte fakenews che dicevano che quel giorno la frontiera sarebbe stata aperta o almeno non controllata e che chi arrivava a Ceuta sarebbe stato regolarizzato. Il secondo indizio: il Marocco è il principale alleato di Netanyahu in quell’area del mondo, si scambiano favori, cooperazione militare , e molti soldi sono arrivati di recente dagli Usa Uniti al Marocco. Il terzo indizio: la polizia marocchina evidentemente ha chiuso un occhio se non due perché altrimenti è impossibile non accorgersi di 60mila persone che in poche ore attraversano una frontiera per quanto breve”. 

“E subito dopo che è successo? È partita – prosegue il leader rossoverde – la grancassa della propaganda: Elon Musk ha fatto un video che, con l’intelligenza artificiale, paragona quello che accadeva in quei minuti all’invasione degli zombie. La destra di tutta Europa – i nazisti dell’Afd, i fascisti di Vox e della Le Pen, e Giorgia Meloni – hanno gridato all’invasione”. 

 

Quindi, riflettori sul presidente del Consiglio: “Giorgia Meloni addirittura ha sospeso Schengen eppure Giorgia Meloni la geografia la conosce: lo sa che Ceuta è si spagnola ma è in Africa e che da lì non c’è nessun libero accesso e che non c’era nessun pericolo per l’area Schengen. Perché hanno fatto tutto questo? Perché questo coordinamento così rapido fra le peggiori destre del nostro Continente e non solo?”.  

“Perché – insiste Fratoianni – Sanchez è un problema, perché la Spagna è un problema che va rimosso: lo è perché si è opposta con più determinazione e con parole chiare al genocidio in Palestina da parte di Israele, lo è perché ha detto no con la schiena dritta alla guerra illegale di Trump contro l’Iran. E lo è anche perché la sua economia, frutto di politiche progressiste, corre più veloce di quella delle altre, della nostra per esempio”. 

“Allora siamo di fronte a un salto di qualità : l’internazionale nera è passata da manipolare le informazioni, controllare le piattaforme digitali, inquinare il dibattito pubblico, a costruire veri e propri fatti ed incidenti per colpire le democrazie. Prima che sia troppo tardi – conclude Fratoianni – li dobbiamo fermare, li dobbiamo fermare per salvare la democrazia in Italia e in Europa. Cominciamo dalle prossime elezioni”. 

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Meglio il pollo con pelle bianca o gialla? L’allevatore sfata un falso mito – di Redazione Ciaoup

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È meglio il pollo con la pelle bianca o gialla? Secondo gli esperti non c’è alcuna differenza a livello di qualità. In Europa il pollo è tra gli alimenti più consumati, basti che pensare che in Spagna se ne mangia circa 11,97 chilogrammi a testa all’anno. Le ragioni sono molteplici e legate anche al prezzo, alla sua versatilità e al suo profilo nutrizionale. 

Secondo l’allevatore Carlos Porta, quello di una presunta superiorità del ‘pollo giallo’ è soltanto un falso mito: “Non fatevi ingannare, un pollo di qualità non deve per forza essere giallo”, ha detto Porta in un video pubblicato sui social, portando alcuni esempi proprio dal suo allevamento.  

Il colore della pelle è determinato principalmente dalla dieta e dalla genetica del pollo. Le diete ricche di carotenoidi, come quelle a base di mais, conferiscono una colorazione giallastra al grasso sottocutaneo e alla pelle del pollo. Al contrario, le razioni contenenti ad esempio il grano determinano un minore accumulo di pigmento, producendo un pollo con la pelle più chiara. Inoltre, anche la stagione gioca un ruolo importante: “Se fa freddo, l’animale mangia di più, accumula più grasso e tende ad assorbire meglio i pigmenti del mais”, svela l’allevatore, “se invece in estate fa più caldo, accumula pochissimo grasso e non assorbe altrettanto bene quei pigmenti”. 

Porta sottolinea inoltre l’importanza della maturità al momento della macellazione e della scelta di linee genetiche adeguate: “Di solito si lavora solo con genetiche a crescita lenta, allevate lentamente e con cura, nutrendole con i germogli direttamente sul campo. Questo è ciò che conta. Per questo motivo specifichiamo l’età di macellazione”. 

Al momento dell’acquisto, Porta raccomanda di prestare attenzione all’età e all’allevamento: optare per polli a crescita lenta che rispettino i loro ritmi biologici naturali. L’aspetto della pelle però, per farla breve, non ne definisce la qualità. 

 

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La meta turistica più economica? È in Portogallo: “Birra a 3 euro, vino a 4” – di Redazione Ciaoup

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La meta turistica più economica d’Europa? Non è né in Spagna né tantomeno in Italia. Il Portogallo si segnala ancora una volta come uno dei Paesi più sottovalutati del continente, mentre regala paesaggi e meteo perfetto per una vacanza, abbinandolo a prezzi che non sembrano risentire dell’aumento del costo della vita. 

Secondo lo studio “Rapporto sulle vacanze in famiglia 2026”, stilato dal Post Office Travel Monet, proprio in Portogallo si trova la destinazione estiva europea più economica, confrontando i prezzi di pasti, bevande, creme solare e altre spese tipiche di una vacanza. L’Algarve, regione meridionale del Portogallo, vince questa speciale classifica, seguita da Sunny Beach, in Bulgaria. 

Secondo il rapporto, le spese tipiche di una vacanza in famiglia costano il 2,7% in meno rispetto allo scorso anno, un dato in controtendenza con il trend dominante, e anche i singoli articoli hanno prezzi più che accessibili: un caffé costa in media 1,49 euro, una birra 3,07 e un bicchiere di vino appena 4,08 euro. Condizioni che permettono di tenere sotto controllo i costi mentre ci si gode le spiagge dell’Algarve, con una costa che si estende per circa 150 chilometri in una delle regioni più soleggiate d’Europa. 

Tra le mete turistiche più gettonate dell’Algarve ci sono Faro e Portimao, che stanno riscontrando un vero e proprio boom di turisti nei mesi estivi, probabilmente figlio anche di una vita, prezzi alla mano, estremamente accessibile. 

 

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