Meloni e legge elettorale: “Centrosinistra poco credibile, cittadini potranno scegliere. Afd? Nessun parallelismo” – di Redazione Ciaoup

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Giorgia Meloni parla di legge elettorale, carburanti e Afd. Oggi, venerdì 11 settembre, la presidente del Consiglio è intervenuta a margine del festival del riso di Vercelli: “Se tutto continua come abbiamo visto nelle ultime ore gli italiani avranno la possibilità di scegliere la coalizione, il premier, il programma, il parlamentare quando vanno a votare nelle prossime elezioni politiche e io sono fiera che questo l’abbia fatto il centrodestra. Per quello che riguarda il centrosinistra mi pare francamente poco credibile che ci si dica che non è abbastanza, per esempio sulle preferenze, quando le preferenze mancano in questa nazione per l’elezione del Parlamento da oltre trent’anni e quando, non più di un mese fa, la sinistra festeggiava con lo champagne in aula per aver affossato l’emendamento che le introduceva”. 

“Quindi – ha proseguito Meloni – parlando di legge elettorale – il tema qui non è chi lo vuole di più, chi lo vuole di meno. Il tema qui è chi ha consentito che ci fosse. La scelta del parlamentare, le preferenze nella legge elettorale e chi invece non l’ha fatto. E lo ha fatto il centrodestra. E io sono contenta di questo”, ha chiosato il premier 

Meloni ha parlato anche del caro carburanti: “Per quello che riguarda le accise abbiamo prorogato per qualche altro giorno, stiamo lavorando, su un provvedimento che vorremmo più targettizzato verso i consumatori e i fruitori che hanno maggiormente bisogno. Vorremmo però anche un provvedimento facile, immediato per i cittadini, che non crei diciamo confusione, che è la parte più difficile di questo lavoro e che quindi ha richiesto qualche altro giorno, ma sono ottimista che i primi della settimana prossima o comunque massimo durante la settimana prossima arriveremo con il provvedimento”.  

Poi sul successo di Afd in Sassoni: “Penso che la democrazia vada rispettata e che l’errore che non dobbiamo fare è fare delle sovrapposizioni che non hanno molto senso tra quello che accade in un altro paese e quello che accade in Italia. La politica – ha osservato – non si schematizza, ogni Paese ha la sua storia, il suo quadro politico, le sue difficoltà, le sue priorità. I problemi cambiano, l’importante è che non facciamo le semplificazioni che ho sentito in questi giorni. Nessun parallelismo con l’Italia, perché in Germania c’è un governo di Grosse Koalition che mette insieme partiti di centrodestra e di centrosinistra. Sono soluzioni che, viste le difficoltà a dare una linea chiara su materie importanti per i cittadini, poi producono anche la crescita di questo genere di movimenti. Non è il caso italiano, in Italia c’è un governo di centrodestra, di destra che dà risposte anche sul tema dell’immigrazione su cui l’Afd si è affermata”. 

La questione Mps, invece, “ riguarda il mercato, il governo attualmente non ha ruolo”, ha detto Meloni riguardo il futuro dell’Istituto, precisando: “Posso dire poco. Posso invece dire molto sul passato, perché quando siamo arrivati al governo Mps era un problema, oggi è oggettivamente un gioiello che infatti è oggetto di molto interesse”. 

Un passaggio anche sull’agricoltura come settore strategico dell’economia italiana, una battaglia che Meloni porta avanti anche in Europa: “In Europa continuiamo a combattere la battaglia di garantire risorse adeguate al settore dell’agricoltura. Voi sapete che rispetto al prossimo bilancio europeo era stata fatta inizialmente dalla Commissione europea una proposta che tagliava i fondi alla Pac: abbiamo ripristinato con una battaglia italiana quei fondi, non perché non riteniamo che l’Europa, come oggi si discute, debba investire in competitività, ma perché pensiamo che non sarebbe intelligente considerare l’agricoltura alternativa alla competitività, proprio perché l’Europa e l’Italia competono soprattutto in agricoltura”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo a Vercelli all’inaugurazione del Festival del Riso. 

“E non sarebbe intelligente – ha proseguito la premier – considerare la competitività della nostra agricoltura alternativa all’autonomia strategica, perché in un tempo nel quale noi siamo esposti su tutto, su quello che mangiamo non siamo ancora esposti e non vogliamo diventarlo. E quindi dobbiamo proteggere quello che abbiamo fatto bene e passare a fare meglio quello che invece ancora manca”. 

 

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politica

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Ilary Blasi e Bastian Muller sposi il 13 settembre a Ravello: cosa si sa finora sul matrimonio ‘top secret’ – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Il conto alla rovescia è quasi terminato. Domenica 13 settembre
Ilary Blasi e Bastian Muller pronunceranno il fatidico ‘sì’ nella splendida cornice di Villa Cimbrone, a Ravello, nel cuore della Costiera Amalfitana. Una location esclusiva e suggestiva, scelta per un matrimonio che si annuncia all’insegna del lusso e della massima riservatezza. Ma cosa sappiamo finora sulle nozze segrete? Ecco alcune curiosità. 

Villa Cimbrone sarà la cornice perfetta per le nozze. Si tratta di una delle strutture più esclusive e affascinanti d’Italia, da tempo scelta da volti noti dello spettacolo per eventi privati e matrimoni. A rendere ancora più speciale il luogo sono gli scenari e il panorama mozzafiato che si affaccia sulla Costiera. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, la cerimonia dovrebbe svolgersi con rito civile a Palazzo Tolla, sede del Comune di Ravello. Su questo punto, tuttavia, resta un piccolo mistero. Il motivo? Non risultano prenotazioni relative ad altri matrimoni civili per la stessa giornata. Un dettaglio che alimenta ulteriormente la curiosità sul programma delle nozze. I festeggiamenti dovrebbero poi entrare nel vivo nel tardo pomeriggio, nella prestigiosa struttura che ospiterà il ricevimento. E la lista degli invitati? Sarà piuttosto ristretta: circa 80 persone tra familiari, amici e persone vicine alla coppia. Per una festa lontano dai riflettori.
 

Poi, niente luna di miele tradizionale, almeno per il momento: gli impegni professionali di Ilary Blasi sono già fissati. Dal 17 settembre, la conduttrice sarà impegnata alla guida della nuova stagione del Grande Fratello Vip su Canale 5. 

 

Tra i residenti, al momento, pare però prevalere una certa indifferenza nei confronti dell’evento. A raccontarlo, con una buona dose di ironia, è stato un servizio trasmesso da ‘La volta buona’, il programma di Rai 1 condotto da Caterina Balivo, con alcune testimonianze raccolte dall’inviato sul posto. L’obiettivo era scoprire come Ravello si stesse preparando ad accogliere le nozze, ma tra la le risposte raccolte ce n’è stata una che ha conquistato il pubblico per la sua spontaneità. Alla domanda sul matrimonio di Ilary Blasi, una signora del posto ha liquidato l’argomento con poche parole: “Che me ne frega a me”. Una battuta diventata presto virale sui social e che, con la sua schiettezza, ha offerto un curioso contrappunto all’attesa mediatica che circonda il matrimonio.  

In attesa delle nozze, c’è un’altra curiosità. A pochi giorni dalla firma ufficiale del divorzio da Francesco Totti, Ilary Blasi ha deciso di mettere in vendita la villa all’Eur mostrata nella serie Netflix ‘Unica’. Quella dove vivevano i suoi genitori Daniela e Roberto. L’annuncio è stato pubblicato l’11 agosto e l’immobile risulta ancora disponibile. 

La villetta, molto lussuosa e da circa 330 metri quadri, era comparsa nella prima stagione di ‘Unica’, quando la madre Daniela aveva permesso alla troupe di Netflix di entrare nell’abitazione per realizzare un’intervista insieme alla figlia. Le telecamere avevano mostrato alcuni degli interni, tra cui il salone e la cucina, dando al pubblico un assaggio dell’arredamento. 

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Giornata mondiale sepsi, Zerocalcare-anestesisti ‘riconoscerla subito può salvare una vita’ – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – In vista della Giornata mondiale della sepsi, il 13 settembre, la Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) lancia due iniziative dedicate alla sensibilizzazione della popolazione: una vignetta inedita firmata da Zerocalcare e una survey per misurare quanto i cittadini conoscono la sepsi.  

La sepsi resta una priorità sanitaria globale: nel mondo – spiegano dalla Siaarti – si stimano circa 47-50 milioni di casi e 13 milioni di decessi ogni anno. Sul tema sono state pubblicate quest’anno anche le nuove linee guida internazionali Surviving sepsis Compaign 2026, pubblicate da Society of critical care medicine ed European society of intensive care medicine. In Europa – informa una nota Siaarti – la sepsi colpisce circa 377 persone ogni 100.000 abitanti l’anno, più dell’infarto del miocardio e dell’ictus cerebrale, ma resta molto meno conosciuta di queste due emergenze. 

“Anche in Italia i numeri restano importanti: si stimano circa 250.000 casi di sepsi ogni anno, con 50.000-70.000 decessi. Circa la metà dei sopravvissuti sviluppa inoltre una sindrome post-sepsi, con conseguenze che possono durare mesi o anni. La sepsi è una condizione tempo-dipendente, come l’infarto o l’ictus: nello shock settico, la sua forma più grave, ogni ora di ritardo nella terapia mirata riduce le probabilità di sopravvivenza del 7-8% – dichiara la presidente Siaarti, Elena Bignami -. Riconoscere rapidamente la sepsi e intervenire subito può fare la differenza. Eppure resta ancora molto meno conosciuta di altre emergenze sanitarie. Per questo sensibilizzare cittadini e professionisti sanitari resta una priorità per Siaarti”.  

 

Su questi temi – si legge nella nota – Siaarti ha pubblicato negli ultimi anni due documenti di riferimento per la pratica clinica: le ‘Buone pratiche cliniche’ sul ruolo dei biomarcatori nella gestione del paziente con sepsi e le Linee guida, elaborate con altre società scientifiche e pubblicate nel Sistema nazionale Linee guida dell’Iss, sul management della sepsi e dello shock settico nel paziente adulto. Per il World Sepsis Day 2026 Siaarti presenta una vignetta inedita firmata da Zerocalcare, realizzata in esclusiva per la Società. Nella vignetta, Zerocalcare affronta il tema del tempo nella sepsi e il rischio di rimandare la richiesta di assistenza medica. La sensibilizzazione della popolazione sulla sepsi è un’attività che Siaarti porta avanti da anni. Lo scorso anno, in occasione del World Sepsis Day, la Società aveva coinvolto tre volti noti al grande pubblico, l’olimpionica Caterina Banti, l’attore Gian Marco Tavani e l’ambassador Honda Anna Scalabrin, per raccontare la sepsi con linguaggi diversi da quello clinico.  

“Lo scorso anno abbiamo scelto tre testimonial molto diversi tra loro proprio per raggiungere pubblici differenti con lo stesso messaggio. Quest’anno speriamo che la vignetta di Zerocalcare ci aiuti ad allargare ancora la platea, attraverso un linguaggio immediato e accessibile anche a chi non ha competenze sanitarie”, spiega Silvia De Rosa, responsabile del Comitato di Comunicazione Siaarti. Non solo. Per l’occasione Siaarti invita la popolazione a partecipare alla survey “Conosci la sepsi?” (disponibile al link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfxFBKHVwEFsGJl5B_Kzhg198DOIsLhZ62ZOknS4clX_CIy7Q/viewform), nata da una collaborazione del Dipartimento di Scienze chirurgiche dell’Università di Torino con la Sezione infezioni e sepsi di Siaarti. Il questionario è anonimo, aperto a tutti i cittadini e richiede pochi minuti per la compilazione. L’obiettivo è fotografare il livello di conoscenza della sepsi nella popolazione italiana, con particolare attenzione ai segnali e ai principali rischi.  

La raccolta delle risposte, curata dall’Università di Torino, resterà aperta per tutto il mese di settembre. “Sappiamo poco di quanto le persone in Italia conoscano davvero la sepsi. Questa survey, realizzata insieme alla professoressa Giorgia Montrucchio dell’Università di Torino, ci darà un quadro concreto e aggiornato del livello di conoscenza della sepsi nella popolazione. I risultati serviranno a costruire campagne di sensibilizzazione più mirate, sia per i cittadini sia per i medici di famiglia”, commenta Stefano Busani, responsabile della Sezione infezioni e sepsi Siaarti. 

 

La sepsi si verifica quando la risposta con cui l’organismo cerca di combattere un’infezione diventa anomala e incontrollata, fino a danneggiare i suoi stessi tessuti e organi. Può colpire chiunque, a qualsiasi età – avvertono gli anestesisti – ma i più esposti sono neonati, anziani, donne in gravidanza o nel post-partum e persone immunodepresse o con malattie croniche. I segnali da non sottovalutare sono febbre alta o temperatura corporea molto bassa, respiro accelerato, confusione o sonnolenza insolita, pelle fredda o a chiazze, urine scarse o assenti. Se si sospetta una sepsi, la raccomandazione è chiamare subito il 118 o recarsi al Pronto Soccorso, senza aspettare. 

Il tema mondiale di quest’anno, scelto dalla Global Sepsis Alliance, è Invest in Sepsis – Save Lives: un invito a investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura della sepsi. Servono percorsi assistenziali condivisi, formazione continua per i professionisti sanitari e un’attenzione specifica al follow-up dei sopravvissuti. Siaarti – concldue la nota – “continuerà a lavorare su questi aspetti insieme alle altre società scientifiche e alle associazioni di cittadini e pazienti”. 

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cronaca

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Riccardo Iacona torna su Rai3 con PresaDiretta: “Basta ‘panini’ e polarizzazione, viva il racconto lungo!” – di Redazione Ciaoup

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Riccardo Iacona torna da domenica 13 settembre in prima serata su Rai3 con ‘PresaDiretta’, il programma che da quasi due decenni porta in tv inchieste, reportage e analisi capaci di raccontare il Paese con profondità ma con un linguaggio accessibile a tutti, che rifugge dalla trappola della “polarizzazione” delle opinioni, che “è funzionale solo alla riduzione della democrazia”, spiega il conduttore in un’intervista all’Adnkronos alla vigilia del debutto della diciottesima stagione. Dove si confessa anche “stufo di questa narrazione della Rai come un luogo dove si esercita solo censura: non corrisponde alla realtà”. Come non è vero che fosse in lizza per la guida di ‘Report’: “Un’ipotesi mai stata praticabile. L’importante è che il programma torni in onda”, dice. Il nuovo ciclo di sette puntate di ‘PresaDiretta’ (“altre sette arriveranno a febbraio, ma per i tagli ne abbiamo perse due, che spero di recuperare”) accende le luci sui nodi cruciali per l’Italia e sulle grandi questioni internazionali che ne condizionano il futuro: energia, clima, economia, sanità, social network, riarmo, intelligence, democrazia digitale. 

Questa è la diciottesima edizione, diventate maggiorenni: che cosa dobbiamo aspettarci?
 

“Un bel viaggio immersivo nel nostro Paese. Faremo dei riferimenti internazionali, certo, ma queste sette puntate le abbiamo orientate davvero ad attraversare l’Italia, con l’intenzione di far sì che il Paese possa parlarsi. Le storie importanti che stiamo vivendo devono diventare le storie di tutti. È anche un modo per raccontare le partite politiche, economiche, sociali e le grandi sfide”. 

Da dove partirete?
 

“La prima puntata, dove ci sarà anche un’intervista al ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è dedicata agli effetti del cambiamento climatico: cosa comportano, cosa dovremmo mettere in campo per ridurre l’effetto serra, le politiche energetiche, il costo che paghiamo per la dipendenza da petrolio e gas. Tutto attraverso delle storie, per restituire complessità e togliere l’informazione dalla terribile forbice della polarizzazione”.  

‘PresaDiretta rivendica il “racconto lungo” proprio come antidoto alla polarizzazione che domina tv e social.
 

“Sì. Ma tutti noi potremmo fare un lavoro migliore di informazione dappertutto, non solo nei reportage lunghi. Chiunque può porsi il problema di raccontare il contesto prima di dare voce per esempio alle posizioni antitetiche dei partiti. Bisognerebbe ridurre lo spazio che l’informazione quotidiana subappalta alle posizioni politiche, il famoso ‘panino’ dei tg ad esempio, e recuperare tempo per raccontare il Paese. La polarizzazione è funzionale solo alla riduzione della democrazia. Le fake news, le campagne mirate, le paure che non corrispondono alla verità: abbiamo una responsabilità enorme nel fare informazione onesta, soprattutto in una stagione che ci porta alle elezioni”.  

Quali sono i temi principali che approfondirete in questo ciclo?
 

“Come dicevo, l’energia è centrale, non ne parleremo solo nella prima puntata. Lavoriamo su questi temi da dieci anni, abbiamo attraversato il mondo per mostrare gli effetti del cambiamento climatico. Ora i nodi vengono al pettine perché si è aggiunta la variabile guerra, dall’Ucraina alle tensioni sullo stretto di Hormuz. È chiaro che siamo appesi a un filo che ci porta all’autodistruzione. Nella prima puntata avremo in collegamento il ministro Pichetto Fratin: sarà un’intervista lunga, con domande concrete. Perché siamo in ritardo sulle rinnovabili? Perché gli obiettivi che l’Italia si era data non vengono raggiunti? L’energia tornerà anche nella seconda puntata, dove faremo un fact‑checking degli ultimi quattro anni di governo su industria, crisi economica, Pil. E faremo un paragone con la Spagna, che è cresciuta molto grazie proprio grazie alle rinnovabili che hanno abbassato il costo dell’energia attraendo più facilmente investimenti dall’estero”.  

Parlerete anche di nucleare?
 

“Sì. È una domanda che farò sicuramente al ministro, perché il governo sta puntando molto sul nucleare di nuova generazione”.  

Quali sono gli altri temi portanti di questa stagione?
 

“Una puntata a cui tengo molto si intitola ‘Democrazia vigilata’: riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per spostare il dibattito pubblico e le questioni della cybersicurezza. Poi dedichiamo una puntata all’escalation nucleare. Dopo che è saltato ogni tabù, sempre più spesso i leader mondiali non escludono l’uso di armi atomiche tattiche, e noi abbiamo bombe atomiche americane sul nostro territorio. A cosa servono? A cosa ci espongono? Parleremo anche degli Epstein files: non solo lo scandalo della pedofilia, ma la rete di ricatti, servizi segreti, cybersicurezza. Oggi chi possiede la tecnologia per la cybersicurezza comanda il mondo. E, come sappiamo, leader mondiale di questo tipo di tecnologie è Israele”.  

Il tuo nome è stato citato a più riprese nei rumors sulla successione a Sigfrido Ranucci a ‘Report’. C’è mai stata una trattativa?
 

“No e direi che la vicenda ora è chiusa e bene. Non era possibile, questa ipotesi non è mai stata praticabile: conduco e sono autore di una trasmissione importante per la Rai. Non posso fare due programmi così complessi contemporaneamente. Quando mi è stato chiesto un parere, ho sempre consigliato di trovare una soluzione interna e di fare tutto il possibile per andare in onda. Dopo un confronto anche duro, hanno trovato un compromesso che salvaguarda il prodotto, che è la cosa più importante. Non siamo importanti noi conduttori: è importante quello che va in onda”.  

La soluzione individuata (la conduzione doppia Daniele Piervicenzi – Claudia Di Pasquale, ndr.) ti convince?
 

“Mi convince il fatto che Report torni in onda. Sarebbe stato un disastro fermarlo o ritardarlo. La Rai non può permettersi di chiudere finestre sul racconto della realtà, soprattutto in momento come questo così critico nello scenario internazionale e con le elezioni politiche alle porte”.  

Questa estate si è parlato molto di Rai e dei movimenti nei programmi informativi: oltre a ‘Report’, ‘Chi l’ha visto?’ e il passaggio a Mediaset di Milo Infante. Che Rai quella dove torni in onda domenica?
 

“Una Rai dove torniamo con i nostri reportage e le nostre inchieste, appunto. Posso dire che sono stufo di questa narrazione della Rai come un luogo dove si esercita solo la censura? Non corrisponde alla verità. Noi ci siamo, torniamo in onda, tornano in onda gli altri”. 

Hai mai subito pressioni?
 

“No. Questo programma non esisterebbe se fosse successo. A volte si possono fare con l’azienda valutazioni sull’inattaccabilità di alcuni servizi. Ma scegliamo in piena autonomia e indipendenza cosa mandare in onda. Il pubblico se ne accorgerebbe subito se così non fosse”.  

Dopo questo ciclo, tornerete nel 2027?
 

“Sì, a febbraio con altre sette puntate. Prima ne facevamo otto più otto, poi ci sono stati i famosi ‘tagli orizzontali’. A noi hanno tolto due puntate, ma spero di recuperarle: siamo in grado di farne di più e penso che siano utili al racconto del Paese”. (di Antonella Nesi) 

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Casa, legge Ue minaccia affitti brevi: da Amalfi a Cortina ma anche a Roma, Milano, Venezia – di Redazione Ciaoup

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Stop agli affitti brevi in molte città e località turistiche italiane se venissero adottate sic et simpliciter le misure che la Commissione europea propone nel regolamento ‘Affordable Housing Act’ (Legge sugli alloggi a prezzi accessibili). Lo scenario viene delineato, dati alla mano, in un ampio studio realizzato da Aigab, Associazione italiana gestori affitti brevi e che l’Adnkronos ha potuto visionare. 

Il rapporto tra valore delle case e redditi della popolazione residente che la Ue vorrebbe adottare per limitare il fenomeno degli affitti brevi e le vendite delle case a persone che non risiedono in determinati comuni, laddove si supera la soglia del cosiddetto ‘stress abitativo’, porterebbe infatti ad un vero e proprio divieto alle locazioni brevi in mete ad alta vocazione turistica come Amalfi, Cortina d’Ampezzo, Courmayer ma anche a Monterosso nelle Cinque Terre, Taormina e Polignano a mare in Puglia. Lo studio Aigab infatti, evidenzia come in Italia questi comuni sarebbero ben al di sopra della soglia indicata dalla Commissione europea che consente alle autorità locali, ovvero ai sindaci, di intervenire, quando il prezzo medio di acquisto di una casa rapportato al reddito disponibile medio della popolazione ivi residente, dovrà essere pari o superiore a otto volte il reddito.  

Cortina è il caso più eclatante in quanto, dalla ricerca risulta che il valore delle abitazioni raggiunge 1,4 milioni di euro in media e il reddito Irpef medio è di 37.961, quindi il rapporto prezzo-reddito è di 38,31. Ad Amalfi dove il prezzo medio di una casa è di 567mila euro il reddito medio di 26.321 euro e il rapporto è di 21,55; e ancora a Courmayeur il rapporto è 16,48 (valore case oltre 722mila euro e reddito medio 43,850 euro), a Monterosso il prezzo medio delle case è di 400mila euro e il reddito Irpef è di 33.597 con una forbice che arriva a 11,92, a Polignano a Mare il rapporto prezzo-reddito è di 12,58 con il costo delle abitazioni di 248.359 e il reddito di 19.749. Infine Taormina che è appena sopra la soglia con 8,08 con il prezzo delle case a 206.599 e il reddito a 25.554 euro. 

 

Analoga situazione riguarderebbe le grandi città italiane Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Bari e Venezia, in ben 5 casi su 7. La soglia verrebbe superata di gran lunga a Roma, Milano, Napoli, Bari e Venezia, mentre Torino e Genova resterebbero sotto soglia soprattutto per il motivo che il valore degli immobili è più basso. Il problema principale di questi parametri che determinano il calcolo proposto dalla Commissione Ue, secondo il presidente di Aigab Marco Celani, mal si adatterebbe alla realtà italiana. “Il reddito medio pro capite è un concetto che in Italia non esiste, perché noi abbiamo il reddito Irpef dal quale però va sottratta la tassazione e va poi diviso per il numero di residenti. Se io prendo ad esempio Milano dove il reddito medio Irpef è 40.316 euro bisogna considerare che è il reddito di chi dichiara, ma ci sono tante persone che non dichiarano nulla” argomenta Celani.  

 

Ma le critiche vanno oltre ai limiti che verrebbero imposti agli affitti brevi, secondo iol presidente Celani si verrebbe a creare una grave perdita nel mercato delle compravendite immobiliari. “Il prossimo sindaco di Milano, ad esempio, –afferma Celani – potrebbe decidere sia di limitare gli affitti brevi sulla base di questo rapporto ma anche di limitare la possibilità ai proprietari di vendere la casa a qualcuno che non prenda la residenza. Di conseguenza il mercato delle compravendite va a perdere valore e i proprietari delle case, che finirebbero in questo ‘paniere’, non potrebbero più vendere a chi vogliono loro, ma soltanto a chi prende la residenza. In tale situazione diminuirebbe la domanda di case ed aumenterebbero i prezzi”. 

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economia

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Harry Styles torna in Italia, l’annuncio: al Circo Massimo il 7 e 8 agosto 2027 – di Redazione Ciaoup

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Harry Styles in concerto al Circo Massimo di Roma il 7 e 8 agosto del 2027. L’annuncio ufficiale è arrivato dai social del cantautore e attore britannico, insieme alle altre date del tour mondiale ‘Together, Together 2027’, che si aprirà a Phoenix il 2 aprile per concludersi a Londra il 28 agosto, dopo aver fatto tappa anche a Dallas, Los Angeles, Toronto, Altanta, Chicago, Berlino, Parigi, Madrid e Dublino.  

I biglietti saranno disponibili a partire dalla prevendita AMEX, che partirà lunedì 14 settembre alle 9:00 ora locale, mentre gli eventuali biglietti rimanenti saranno disponibili in vendita generale a partire da lunedì 14 settembre alle 16:00 ora locale.  

“Finalmente lo possiamo annunciare: Harry Styles a Roma. Saranno due serate uniche 7 e 8 agosto, al Circo Massimo”, conferma l’assessore ai Grandi Eventi di Roma Capitale, Alessandro Onorato, sui social. “E’ ufficiale – afferma Onorato in un video postato su Instagram che si è subito riempito di commenti entusiastici di fan del cantante e attore brittanico – Harry Styles suonerà a Roma. Tor Vergata? No. Stadio Olimpico? No. Circo Massimo! Qui il 7 e l’8 agosto Harry Styles farà due concerti indimenticabili che entreranno nella storia della musica live. Migliaia di persone arriveranno da ogni parte del mondo e renderanno queste due serate uniche. Simao felici che Harry Styles venga a Roma, città che lui ama e che saprà restituirgli il grande affetto, il grande amore che ci ha dimostrato ancora una volta”, aggiunge l’assessore. Che poi promette: “Le sorprese per la prossima estate non sono ancora finite. Tenetevi forte”. 

Ogni città del tour 2027 di Harry Styles avrà uno special guest diverso: Tinashe, CA7RIEL & Paco Amoroso, Kylie Minogue, Lainey Wilson, Q Marsden, The Womack Sisters, Getdown Services, Caroline Polachek, Feist, LCD Soundsystem, Baby Rose e Tears For Fears si uniranno a Styles in date selezionate. Special guest dei due show italiani: LCD Soundsystem. 

Together, Together ha preso il via nel maggio 2026 con 67 show in sette città: Amsterdam, Londra, San Paolo, Città del Messico, New York, Melbourne e Sydney. Dopo gli appuntamenti già conclusi ad Amsterdam, Londra, San Paolo e Città del Messico, Styles è attualmente nel pieno di una serie da record di 30 concerti al Madison Square Garden di New York, le sue uniche esibizioni negli Stati Uniti del 2026. Il tour proseguirà a Melbourne e Sydney a dicembre. 

Styles ha inoltre recentemente ottenuto un titolo Guinness World Records per la più lunga residency di un musicista al Wembley Stadium nell’arco di un’unica serie di concerti, dopo 12 show nell’iconica venue londinese. Tornerà a Wembley per le tre esibizioni finali di Together, Together nell’agosto 2027.  

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La Bce alza i tassi di interesse al 2,50%, sale il costo del denaro – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato, sostiene Francoforte. “La decisione odierna sottolinea l’impegno del Consiglio direttivo di definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. 

I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale saranno innalzati rispettivamente al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%, con effetto dal 16 settembre 2026. 

Nello scenario di base delle nuove proiezioni degli esperti della Bce l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, comunica Francoforte insieme al rialzo dei tassi d’interesse. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028. Rispetto all’esercizio dello scorso giugno, le proiezioni per l’inflazione restano invariate per il 2026, ma sono state riviste al rialzo per il 2027 e il 2028. 

Nello scenario di base delle proiezioni la crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. La correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 riflette principalmente una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore delle attese. Le prospettive restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. Riguardo allo shock energetico, i nuovi scenari formulati dagli esperti della Bce “illustrano l’ampia gamma di esiti per l’evoluzione della crescita e dell’inflazione in base a diverse ipotesi sull’intensità e sulla durata dello shock, nonché sugli effetti indiretti e di secondo impatto”. 

Con la decisione odierna il Consiglio direttivo “resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dal conflitto. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. 

“Lo scenario rimane molto incerto con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Con le decisioni di oggi rimaniamo ben posizionati per navigare le incertezze derivate dal conflitto” in Medio Oriente. Così la presidente della Bce Christine Lagarde nella conferenza stampa di presentazione delle decisioni del consiglio direttivo della Banca centrale. 

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economia

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Zverev supera Sinner? Come cambia la race verso le Atp Finals – di Redazione Ciaoup

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Alexander Zverev supera Jannik Sinner nella race verso le Atp Finals? Lo scenario, ad oggi, è possibile. E potrebbe concretizzarsi alla fine degli Us Open 2026, in caso di successo del tennista tedesco, attuale numero 2 del ranking Atp.  

Al momento, il fuoriclasse azzurro è in testa alla classifica del 2026 verso Torino, con 7950 punti accumulati. Un trionfo nello Slam americano permetterebbe però all’ultimo campione del Roland Garros di spingersi fino a quota 8650 punti, balzando in testa. Con un posto in semifinale, Zverev ha già avvicinato Sinner toccando i 7450 punti, riducendo a 500 lunghezze il distacco dal numero uno. Con la finale raggiungerebbe invece quota 7950, agguantando l’altoatesino.  

Ecco la situazione attuale nella race verso le Atp Finals 2026, a cui potrebbe partecipare anche l’altro azzurro Flavio Cobolli: 

1. Jannik Sinner — 7.950 punti — già qualificato
 

2. Alexander Zverev — 7.050 punti — già qualificato (e ancora in corsa agli Us Open, vincendo il torneo può arrivare a 8650 punti) 

3. Carlos Alcaraz — 4.050 punti 

4. Ben Shelton — 3.930 punti (ancora in corsa agli Us Open, vincendo il torneo può arrivare a 5120) 

5. Flavio Cobolli — 3.530 punti
 

6. Frances Tiafoe — 3.330 punti (ancora in corsa agli Us Open, vincendo il torneo può arrivare a 4530) 

7. Arthur Fils — 3.150 punti 

8. Daniil Medvedev — 2.780 punti 

9. Rafael Jodar— 2.509 punti 

10. Taylor Fritz— 2.480 punti 

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Solidarietà, Apolito (antropologo):”Il dono crea relazioni e genera socialità positiva” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Tra tutti gli antropologi c’è pieno accordo sul fatto che il dono crei relazioni sociali e, quando è gratuito, la relazione sociale si fonda su un atto di generosità. La generosità è molto spesso un atto individuale, ma possiede una forza contagiosa: riesce a creare generosità anche negli interlocutori e, attraverso un vero e proprio effetto domino, la relazione che si crea genera una socialità positiva, che è probabilmente ciò di cui oggi sentiamo maggiormente la mancanza. Comportamenti come la relazione generosa tra gli esseri umani rappresentano a tutti gli effetti una cura per l’umanità”. Lo ha detto l’antropologo Paolo Apolito in occasione dell’incontro dedicato a ‘la generosità che muove il mondo’, promosso dal Comitato testamento solidale. 

“I risultati della ricerca dicono che soprattutto i giovani oggi considerano il tempo la vera base della generosità, il che fa pensare che guardino più lontano rispetto alle generazioni precedenti – aggiunge – Il tempo significa cura dell’altro, non significa liberarsi del surplus della ricchezza dando l’obolo o l’elemosina. Dedicare tempo significa dire ‘ti prendo in considerazione, sono vicino a te’. La generosità è innanzitutto un’apertura verso un sentimento di umanità comune e da questo punto di vista i dati fanno ben sperare per il futuro”. 

 

Secondo i risultati dell’indagine, per la maggior parte degli italiani la generosità trova la sua espressione primaria nelle relazioni quotidiane e nella presenza. Per il 47% degli intervistati è infatti il tempo dedicato agli altri il gesto che meglio rappresenta la generosità, seguito dal supporto emotivo (44%) e dal volontariato a favore di un’organizzazione non profit (43%). Un’impostazione culturale che vede nella famiglia il luogo principale in cui questo valore si manifesta (65%), prima ancora che nei contesti della vita pubblica o sui canali digitali.  

La ricerca evidenzia inoltre come questa visione relazionale del dono rappresenti il terreno fertile in cui si inserisce la conoscenza e la propensione verso il lascito solidale. Oggi quasi 8 italiani su 10 (78%) dichiarano di conoscere questo strumento e, tra gli over 50, la quota di chi prende in considerazione l’idea di destinare una parte del proprio patrimonio a una causa sociale si attesta al 23%, dato raddoppiato rispetto al 2018 (12%). Una tendenza che dimostra come il concetto di dono stia evolvendo da semplice atto estemporaneo a scelta consapevole di continuità verso le future generazioni. 

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Solidarietà, Fiocchi (Notariato): “Lascito solo con testamento, notaio azzera dubbi e garantisce eredi” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Solo una percentuale bassissima, pari al 12% degli italiani, conosce le modalità e i mezzi con cui fare un lascito solidale, che si fa necessariamente per testamento. Il ruolo del notaio in questo contesto è fondamentale: il testamento può essere anche olografico, cioè scritto interamente di pugno, ma deve essere comunque preceduto dalla consulenza di un notaio che supera tutte le perplessità e i dubbi che ogni cittadino ha nel momento in cui decide di regolamentare la propria successione. Il notaio può fugare ogni perplessità sulla consistenza della quota disponibile, salvaguardando la quota di legittima riservata per legge ai parenti più stretti come coniuge, figli o genitori. Inoltre aiuta a individuare la forma migliore, verificando la presenza di data e sottoscrizione per la validità dell’olografo, oppure redigendo il testamento pubblico alla presenza di due testimoni per garantire volontà chiare e applicabili”. Così Flavia Fiocchi, consigliere nazionale del Consiglio nazionale del notariato (Cnn) con delega al Notariato per il sociale, intervenuta a Roma durante l’evento ‘Effetto domino: la generosità che muove il mondo’, promosso dal Comitato testamento solidale in occasione della Giornata internazionale del lascito solidale. 

“Non è affatto necessario disporre di grandi patrimoni, perché ogni gesto ha valore ed è capace di fare la differenza, anche attraverso un piccolo contributo o un singolo bene: una goccia fa il mare – spiega – Il lascito solidale ha sempre un doppio beneficiario: il primo è diretto ed è l’ente del terzo settore a cui si devolve la somma o il bene; il secondo sono i familiari stessi, perché attraverso lo strumento testamentario si tramandano il concetto e i valori della solidarietà”. 

 

L’indagine realizzata da Walden lab per il Comitato testamento solidale conferma come, di fronte a un 78% di italiani che dichiara di conoscere l’esistenza del lascito solidale, persista una marcata carenza di informazioni di carattere operativo. Oltre la metà della popolazione (52%) si considera infatti poco o per nulla informata sulle procedure pratiche da seguire per disporlo, mentre solo il 12% ritiene di padroneggiare la materia. La figura del notaio si inserisce in questo contesto come elemento di garanzia e di imparzialità, in grado di guidare il testatore anche nella scelta della corretta custodia dell’atto, dal deposito fiduciario fino all’iscrizione nel Registro volontario dei testamenti istituito dal Notariato.  

La ricerca evidenzia inoltre un potenziale di crescita straordinario per tutto il comparto del terzo settore. Tra gli oltre 50enni la propensione a prendere in considerazione un lascito solidale si attesta al 23%, un dato stabile rispetto allo scorso anno ma quasi raddoppiato rispetto al 2018 (12%). In termini assoluti significa che circa 705 mila over 50 hanno già disposto un lascito solidale, mentre 5,9 milioni si dicono orientati a compiere questa scelta, con un ulteriore 29% di indecisi che potrebbe avvicinarsi a questo gesto di generosità superando gli ostacoli burocratici grazie a un’adeguata informazione giuridica. 

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