MSC Crociere: i dettagli dei nuovi itinerari nazionali e internazionali – di Daniela Giannace

TAG: In Evidenza, Lifestyle, crociere, Mar Rosso, Mediterraneo, MSC Crociere, MSC Magnifica, MSC Seaside, sicurezza, spiaggia, Taranto

MSC Crociere ha aperto una destinazione inedita per il tour estivo nel Mediterraneo: il porto di Taranto va ad aggiungersi all’itinerario della nave MSC Seaside. Questa crociera fa tappa anche a Genova, a Malta, a Siracusa, e a Civitavecchia. La nave Magnifica permette invece di visitare 3 siti patrimonio mondiale dell’UNESCO all’interno dell’Arabia Saudita, della Giordania e dell’Egitto per la stagione invernale 21/22.

Le crociere estive nel Mediterraneo aprono le porte a Taranto

Taranto è la nuova tappa del tour estivo nel Mediterraneo reso disponibile dalla nave Seaside della Compagnia MSC Crociere. L’itinerario annovera anche Genova, Malta, Siracusa, e Civitavecchia, con la possibilità dunque di iniziare e concludere la crociera in ognuno dei quattro porti italiani. I crocieristi possono usufruire dei “bubble transfer“ per spostarsi in totale sicurezza dalla nave alla spiaggia e viceversa. A disposizione esclusiva degli ospiti della crociera ci sono tre lidi della Marina di Taranto, con servizi di beach club per godersi al meglio il sole e il mare. Sdraio, ombrelloni, servizi igienici, docce, bar e ristorante sono presenti nei lidi dalla sabbia finissima, con acqua limpida e cristallina. Previste escursioni non solo nella città di Taranto, ma anche a Matera, Lecce, Alberobello. Il modello Seaside è progettato grazie a criteri innovativi di design, e dispone dell’MSC Yacht Club, con strutture private e un maggiordomo 24/7.

Le dichiarazioni del Managing Director di MSC Crociere

Leonardo Massa, Managing Director di MSC Crociere ha dichiarato: “Siamo molto felici di poter inserire Taranto come nuova destinazione dei nostri itinerari estivi grazie alla preziosa collaborazione con le autorità locali per offrire una vasta scelta di escursioni protette a terra e permettere ai nostri ospiti di scoprire le bellezze di questo bellissimo territorio. L’offerta è infatti adatta ad ogni tipo di viaggiatore, dalle visite a siti storici, panorami mozzafiato, anche occasioni per provare i sapori della gastronomia locale e, naturalmente, la possibilità di trascorrere una giornata in spiaggia“.

Stagione invernale 21/22 nel Mar Rosso

MSC Magnifica è la prima nave da crociera al mondo ad approdare a Jeddah, in Arabia Saudita, con un itinerario che tocca anche la Giordania e l’Egitto. Queste crociere per la stagione invernale 21/22 offrono sette notti nel Mar Rosso, nel periodo dal 13 novembre 2021 alla fine di marzo 2022. Le inedite destinazioni permettono di visitare 3 siti patrimonio mondiale dell’UNESCO, tra paesaggi naturali e bellezze archeologiche millenarie. Lo scalo di riferimento è a Jeddah, detta anche Gedda, la seconda città più grande dell’Arabia Saudita dopo la capitale Riad. Qui il lungomare e i moderni centri commerciali convivono con edifici risalenti al 7° secolo e con un antico souk (il tradizionale mercato). Lo scalo ad Aqaba, in Giordania, permette di raggiungere il sito archeologico di Petra del 7000 a.C. scavato nella roccia. Da Safaga si potrà poi accedere al più grande museo a cielo aperto del mondo con famosi siti egizi, il cui nome è Luxor; da visitare anche la Valle dei Re e la Valle delle Regine.

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Powerade, al centro della nuova campagna il concetto di resilienza – di Silvia Becattini

TAG: Food & Beverage, In Evidenza, Sport, Coca-Cola, Gatorade, integratori, pepsi, PepsiCo, Powerade, Publicis Italia, Spotify, The Coca Cola Company

Fra gli sport drink più conosciuti troviamo Powerade, che dal 1988 produce bevande energizzanti aromatizzate alla frutta. Il brand del marchio The Coca-Cola Company torna in comunicazione con una nuova campagna pubblicitaria in cui il focus è sulla sfida principale di ogni sportivo: quella contro sé stessi.
Lo sport drink isotonico è una soluzione di carboidrati-elettroliti che contribuisce al mantenimento di prestazioni di resistenza durante l’esercizio fisico prolungato. Durante l’attività fisica l’idratazione è fondamentale per ottenere una buona prestazione e spesso si ricorre a bevande con sali minerali e vitamine di questo tipo. Fra le più conosciute ci sono la Powerade e la sua diretta rivale Gatorade, di proprietà di PepsiCo.

Lo spot di Powerade “Inner fight” racconta la sfida più difficile: quella contro sé stessi

“Inner fight” racconta in 45″ attimi di vita quotidiana in cui i vari protagonisti, sportivi di ogni genere e livello, sono sul punto di mollare. In un continuo crescendo però, lo spot dimostra come anche se la giornata è storta, la salita sembra troppo difficile o si ha il fiato corto, non bisogna mai mollare. Il payoff è difatti molto chiaro: “Prove yourself wrong“. Ogni giorno, bisogna affrontare la sfida con noi stessi e vincerla. Nel momento in cui l’allenamento fa arrivare i protagonisti al punto massimo di fatica, con un sorso dell’integratore e la voglia di arrivare al traguardo si accorgeranno di avere più risorse di quante immaginassero. Il video è accompagnato da un ritmo musicale serrato, incalzante, che accompagna i pensieri negativi (in rima) degli sportivi fino al punto di svolta e al claim finale.

Lo sport che Powerade vuole celebrare è quello della perseveranza, della resilienza che ogni sportivo dimostra a sé stesso ogni volta che si allena. Questi sono valori che il brand condivide con il suo target di riferimento: gli atleti professionisti e non.
La campagna è realizzata da Publicis, con adattamenti di Publicis Italia e pianificata da Mediacom. Lo spot sarà on air sia in TV con un particolare focus sui canali sportivi, sia sui canali digital. La presenza sui social avrà lo scopo di creare un dialogo con gli utenti. Coinvolto anche Spotify, con pubblicità mirate al momento del workout.

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Il Glamping tra il glamour e la natura – di Francesca Mugnai

TAG: Green economy, In Evidenza, Lifestyle

Il Glamping a metà tra il glamour e la natura è in sviluppo ormai da tempo in tutto il mondo. Rappresenta la nuova frontiera del turismo verde. Attenzione però, non dobbiamo associare il Glamping al campeggio, pensato per un turista low cost che dorme in tenda sia per stare a con tatto con la natura ma soprattuto per risparmiare. Il Glamping è rivolto ad un target di clienti di fascia medio alta che cerca un tipo di vacanza alternativa a contatto con la natura ma senza rinunciare ai propri confort.

No camping no hotel allora che cos’è il Glamping?

Glamping significa dormire in tende a tutti gli effetti ma che non hanno nulla a che vedere con le tende tradizionali di piccole dimensioni a cui siamo abituati. La tenda da glamping ha dimensioni molto grandi che variano dai 2 ai 6 posti letto. Di materassini gonfiabili e sacchi a pelo, neanche l’ombra. La tenda è arredata con veri letti dotati di confortevoli materassi e morbide coperte. Arredata con mobili di design, è dotata di bagno e cucina nella versione più lussuosa

Dimentichiamoci quindi della semplicità spartana caratteristica del campeggio tradizionale. D’altronde essere glamour significa avere fascino. Le tende da Glamping infatti, sono grandi tende affascinanti incastonate nel verde per una vacanza alternativa a contatto con la natura. Il Glamping unisce i servizi di un classico hotel di fascia alta, con la bellezza di vivere in mezzo all’ambiente incontaminato. Lo potremmo paragonare ad un campeggio a 5 stelle.

Con la vita frenetica a cui l’uomo è abituato, soprattutto per i cittadini che affollano le grandi metropoli mondiali, il richiamo alla natura per ritrovare il proprio equilibrio psicofisico, è sempre più forte. Dormire in tenda inoltre ci riporta indietro nel tempo, ai sogni che facevamo da piccoli. Chi di voi non ha sognato almeno una volta nella vita di dormire sotto le stelle? Magari in una tenda posizionata nel giardino di casa propria o nella casetta sopra l’albero? Dormire in una tenda dotata di tutti i confort, svegliarsi al mattino col canto degli uccelli e uscire riempiendosi i polmoni dell’aria fresca e frizzante del bosco non ha prezzo… o meglio, un prezzo ce l’ha e non da poco: si va da un minimo di 200€ fino addirittura a superare le 1000€ al giorno.

Da dove nasce l’idea del Glamping?

Si inizia a parlare di Glamping in Inghilterra nel 2005. È un concetto che proviene dal passato. Nel XVI secolo in Scozia e in Francia questi tipi di alloggi erano usati in occasioni particolari. Anche gli ottomani avevano tende di lusso che utilizzavano durante le missioni militari. Il Glamping è comparso prima nei paesi caldi, come in Africa e in Australia per poi espandersi anche in Europa e nel resto del mondo. E’ un tipo di turismo a tutti gli effetti ecosostenibile. Le tende sono strutture smontabili per cui non deturpano l’ambiente, e sono costruite con materiali riciclabili e biologici.

Carrozzone Gitano da Glamping
Botte da Glamping

Esistono varie tipologie di Glamping: tende, teepee, case sugli alberi, roulotte vintage, botti, e case scavate negli alberi. La varietà di scelta rende ancora più interessante questa particolare modalità di soggiorno. Il Glamping è la vacanza ideale per i turisti che desiderano fare un’esperienza alternativa stando a contatto diretto con la natura. 

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Levi’s, la nuova campagna per la sostenibilità “Buy better wear longer” – di Silvia Becattini

TAG: Green economy, In Evidenza, Moda & Fashion, Abbigliamento, Denim, Jeans, Levi's, Sostenibilità

Il tema della sostenibilità ambientale può essere affrontato da diverse angolazioni: Levi’s cerca la soluzione per il suo settore, quello dell’abbigliamento.

Con il lancio della campagna “Buy better wear longer” infatti, il noto marchio sviluppa un nuovo concept incentrato sulla sostenibilità ambientale. Il consumo globale di vestiario è raddoppiato negli ultimi vent’anni. Questo ha determinato una serie di comportamenti che non sono propriamente eco-friendly. Ad esempio, i vestiti che abbiamo nell’armadio sono molti di più, li indossiamo di meno e li gettiamo via più velocemente.

Ecco perché Levi’s, nella sua campagna primaverile, invita le persone ad acquistare meglio e indossare più a lungo. Il fine è quello di sensibilizzare le persone sugli impatti ambientali della produzione di abbigliamento. Basti pensare che per produrre un solo paio di jeans occorrono poco meno di 9500 litri d’acqua. (Fonte: Focus)

“In definitiva, il denim Levi’s è stato pensato per essere indossato per generazioni, non per stagioni,” afferma Jen Sey, brand president. “Quindi stiamo usando questa campagna anche per incoraggiare i consumatori ad essere più consapevoli sulle loro scelte di abbigliamento: indossare ogni capo per più tempo, comprare SecondHand oppure usufruire delle nostre sartorie in negozio per prolungare la vita dei loro capi.”

Fonte: Levi Strauss & Co.

I giovani ispirano Levi’s per il cambiamento

Chi meglio delle nuove generazioni può rappresentare il vento del cambiamento? I giovani, soprattutto negli ultimi anni, sono sempre più attenti e attivi in materia di sostenibilità ambientale. Sono anche i perfetti protagonisti per la campagna di uno dei brand di abbigliamento più famosi al mondo. Il gruppo in questione è composto da alcuni changemakers (ispiratori di cambiamento), attivisti e talenti impegnati nella salvaguardia del pianeta. Sono Jaden Smith, Xiye Bastida, Melati Wijsen, Xiuhtezcatl, Emma Chamberlain and Marcus Rashford MBE. La campagna globale, firmata dall’agenzia creativa AKQA, sarà presente su tutte le piattaforme Levi’s social e digitali. Per quanto riguarda l’Italia, lo spot può essere visto su TV, web e social.

L’impegno del brand non sta solo nello stimolare ad adottare comportamenti più virtuosi: in questa campagna è racchiuso anche lo sforzo continuo di Levi’s nell’adottare processi di produzione più sostenibili, riducendo la sua impronta ecologica e contribuendo a rendere l’industria dell’abbigliamento più rispettosa del pianeta.

Se vuoi saperne di più, il brand ha creato una pagina dedicata.

Immagine di copertina: Facebook

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PMI, cosa sono? – di Silvia Becattini

TAG: Business, digitalizzazione, economia, impresa, piccola e media impresa, PMI, trasformazione digitale

Parlando di PMI – piccole e medie imprese – si può affermare che occupino una fetta importantissima del tessuto economico di uno stato. Ma cosa si intende più precisamente con questo acronimo?

La definizione di PMI

Le piccole e medie imprese o PMI sono aziende le cui dimensioni rientrano entro certi limiti occupazionali e finanziari prefissati. Le PMI si comportano in modo diverso rispetto a quelle di dimensioni maggiori, sia per la diversa tipologia di organizzazione, dato che spesso sono gestite direttamente dal proprietario, sia per la limitata disponibilità di capitali, il che comporta politiche gestionali differenti.

Fonte: Wikipedia

In Italia, le piccole e medie imprese coprono circa l’80% dell’occupazione. Queste realtà imprenditoriali, per numero, fatturato e impiego di forza lavoro, rappresentano la struttura portante del sistema produttivo nazionale.
Entrando ancora di più nel dettaglio, ci sono alcuni criteri che aiutano a definire con chiarezza quali imprese si possono definire in questo modo. Precisare tali caratteristiche è importante soprattutto perché spesso le PMI sono soggette a sostegno pubblico tramite incentivi, come il supporto all’innovazione e molti altri. Ecco quindi le caratteristiche che definiscono le piccole e medie imprese:

All’interno dell’Unione Europea, e quindi anche per l’Italia, la raccomandazione 1442/2003 della Commissione europea distingue le PMI in 3 tipologie: la media impresa, con numero di dipendenti inferiore a 250 e fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro o totale dell’attivo dello stato patrimoniale non superiore ai 43 milioni di euro; la piccola impresa, con numero di dipendenti inferiore a 50 e fatturato annuo o totale dell’attivo dello stato patrimoniale annuo non superiore a 10 milioni di euro; e la microimpresa, con numero di dipendenti inferiore a 10 e fatturato annuo o totale dell’attivo dello stato patrimoniale annuo non superiore a 2 milioni di euro. 

Fonte: Treccani

La digitalizzazione delle piccole e medie imprese

Un altro aspetto importante che riguarda lo sviluppo delle piccole e medie imprese in Italia è senza dubbio quello tecnologico. Il processo di digitalizzazione delle PMI è ancora agli inizi:

Stando al DESI (Digital Economy and Society Index), l’indice creato dalla Commessione Europea per misurare e monitorare i progressi dei Paesi europei in termini di digitalizzazione dell’economia e della società, il livello di digitalizzazione delle PMI italiane è al di sotto della media europea. In termini di vendite online, tanto per fare un esempio, le nostre PMI occupano la posizione 26 su 28, ben lontana dalle controparti di Paesi come Irlanda, Regno Unito e Germania.

Fonte: Osservatori.net digital innovation

Dati che fanno riflettere sull’importanza della trasformazione digitale nelle aziende. Non in quelle di grandi dimensioni, ma nelle PMI, che hanno ancora molta strada da fare. Di sicuro, il supporto del Governo per riuscire a cavalcare i trend della trasformazione digitale è di grande importanza.

Foto di Ronald Carreño da Pixabay

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Nuovo Google Pixel 6 – di Valentina Moro

TAG: Business, In Evidenza, Innovazione, Google Pixel 6, Max Weinbach, Render, Whitechapel

L’azienda della Mountain View, ha creato il nuovo Google Pixel 6, sia nella piccola versione e nella versione “Pro”. Attualmente non esistono immagini ufficiali targate Google ma, solo dei render realizzati da un grafico 3D ispirandosi a disegni e foto “rubate” che non si possono pubblicare. Chi ha già potuto vedere i Pixel 6 originali, conferma che i rendering sono decisamente fedeli, puntualizzando la presenza di un lieve discostamento nei colori. Il design e la veridicità delle immagini sarebbero state confermate da Max Weinbach, conosciuto per aver divulgato molto spesso informazioni esatte sul design degli smartphone Samsung non ancora entrati nel mercato.

Linea del nuovo Pixel 6

Dopo anni di discostamento dalle classiche tendenze del mercato, Google ha deciso di abbandonare le spesse cornici e il sensore sul retro. Oggi Google adotta il sensore sotto il display, la camera interna allo schermo in posizione centrale e tre fotocamere in dotazione al modello più grande, due in quello più piccolo per riduzione dello spazio. È la brusca sporgenza posteriore per le telecamere, a poter creare un accento negativo nel giudizio sull’estetica. I colori preposti dovrebbero essere solo due, Orange e Champagne.

Processore Whitechapel

L’asse portante dei nuovi smartphone Google Pixel 6, è di sicuro il nuovo processore Whitechapel. Il team di Google che, solitamente non si affida a processori ultra performanti ma a dei medio gamma, oggi si è rimesso alla divisione SLSI (System Large Scale Integration). Divisione che appartiene alla Samsung e già produttrice dei processori Exynos, meglio conosciuti come acri nemici degli Snapdragon. L’architettura prevede tre cluster con due core Cortex-A78, due core Cortex-A76 e quattro core Cortex-A55. Il proposito di tale Soc è di raggiungere un’autonomia maggiore, del resto collimante con gli obiettivi di tutti gli altri. L’annuncio al Google I/O è previsto per la prossima settimana, ora rimane solo attendere e domandarsi se e quando approderà in Italia.

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Crivit Ocean Bound – di Valentina Moro

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione, Moda & Fashion, Sport, Crivit Ocean Bound, eBay, Lidl, Ocean Bound Plastic, Reset Plastic, Scarpe di plastica riciclata

Lidl Italia propone le Crivit Ocean Bound, il modello di scarpe sportive sostenibili. Infatti, vengono prodotte interamente con plastica di bottiglie riciclate e anche con rifiuti di plastica recuperati dai Mari. Sono disponibili dal 6 maggio negli oltre 680 punti vendita italiani. Solo qualche mese fa il successo delle sneakers multicolor che, hanno riscontrato un’enorme richiesta e si è scoperto che, venivano rivendute a prezzi tutt’altro che modici su Ebay. Questo modello tornerà in vendita dal 10 maggio.

Ocean Bound Plastic

Lidl Italia rilancia e con la Carta Green propone la prima collezione di scarpe ecosostenibili. Il 75% del tessuto, a maglie traspiranti, deriva da bottiglie in plastica pet riciclate, solitamente vengono recuperate dalle 11 alle 16 bottiglie per un solo paio di scarpe. Per il rimanente 25% della componente tessile, viene utilizzata la Ocean Bound Plastic, ossia i rifiuti plastici raccattati negli oceani, nelle spiagge, isole o zone costiere più specificatamente dell’Asia. È all’interno del programma Reset Plastic, la campagna Internazionale per la riduzione della plastica promossa dalla catena tedesca di discount che, si inserisce il progetto delle scarpe.

Bottiglia di plastica in pet

Colori e prezzi

Tre sono i colori disponibili, rosa, grigio e nero. Il modello è disponibile sia per adulti che per bambini, il prezzo di vendita è di 14,99 per i più grandi e di 12,99 per i più piccini. Il design è moderno e minimal. Ciò che rimane da fare, è aspettare per vedere se le Crivit Ocean Bound, susciteranno lo stesso entusiasmo che le sneakers hanno provocato a novembre presso i suoi fan. All’epoca si assistete alla calca degli italiani nei diversi punti vendita sparsi in tutto il territorio nazionale, anche coloro appartenenti alle zone rosse. Quindi ciò che possiamo chiederci è: le Crivit Ocean Bound interamente ecosostenibili diventeranno un cult? Ancora pochi giorni e lo scopriremo.

Modello pink

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Fibra FTTH 10 Gbit/s – di Valentina Moro

TAG: In Evidenza, Innovazione, GPON, Open Fiber, Tim FTTH 10 Gbit/s, XGS-PON

Approda l’era della FTTH simmetrica a 10 Gbit/s sia in download che in uploud e Tim inizia la sperimentazione su Roma, Torino e Genova. È invece, OpenFiber a lanciare l’offerta commerciale su tutto il territorio nazionale. Ambedue poggeranno le basi sulla tecnologia XGS-PON che, ha l’abilità di moltiplicare le capacità delle attuali Reti FTTH GPON. Modificheranno solamente gli apparati e utilizzeranno ancora i cavi già installati, così da far convivere le tecnologie XGS-PON e GPON nella medesima infrastruttura passiva. Attraverso il riutilizzo dei suddetti cavi, le reti in fibra ottica sono progettate per durare decine di anni e possono garantire un servizio fino a centinaia di gigabit al secondo.

Tim sperimenterà la FTTH 10 Gbit/s Open Fiber la commercializza.

Come già accennato, Tim sperimenterà il servizio a Roma, Torino e Genova e per poter fare ciò si appoggerà a un colosso come Nokia che, metterà a disposizione gli apparati. Il discorso da parte di OpenFiber è già aperto da due anni con la sperimentazione a Milano ma, adesso la nuova offerta commerciale è rivolta a tutti gli operatori dell’intera rete nazionale. A proporre il servizio a 10 Giga ai clienti, saranno gli stessi operatori. I primi a sperimentare la nuova connessione Tim nel nostro Paese, è lo studio televisivo del programma “Amici” di Maria de Filippi. Puntata andata in onda nel serale del 27 marzo 2021.

Antesignana della banda a 10 Gbit/s

La prima compagnia telefonica italiana a offrire il servizio di connettività FTTH a una velocità massima di 2,5 gigabit/s, la massima velocità consentita dagli standard, è stata Fastweb. I servizi a 10 gigabit/s sono richiesti per la maggior parte dalle aziende e dalle grandi istituzioni. Infatti c’è da dire che, tra gli apparati consumer ancora oggi non sono diffuse le interfacce di rete che, supportano una larghezza di banda di tali dimensioni.

Open fiber

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Havas Media pianifica la campagna Tetra Pak “Go Nature. Go Carton.” – di Silvia Becattini

TAG: Food & Beverage, Green economy, In Evidenza, green economy, Havas, imballaggi riciclabili, packaging, Sostenibilità, Tetra Pak

É in arrivo anche in Italia la campagna pubblicitaria globale Tetra Pak. “Go Nature. Go Carton.” è già partita in diversi paesi europei ad inizio anno. Con la pianificazione di Havas Media, l’azienda leader nelle soluzioni per il trattamento e il confezionamento degli alimenti, torna in comunicazione rendendo noto il suo obiettivo per il futuro: raggiungere la carbon neutrality del famoso packaging, ad ora già interamente riciclabile. Il tema delle emissioni di CO2 è al centro della declinazione locale. Un argomento particolarmente rilevante per gli italiani.

Tetra Pak, l’impegno per rendere il cibo sicuro e disponibile ovunque

La vision del marchio, quella che guida tutta l’organizzazione, è appunto impegnarsi per far sì che il cibo sia disponibile dappertutto e sicuro. La promessa del brand è infatti “protegge la bontà”, un approccio che non lascia indietro l’attenzione alla sostenibilità. Infatti, come scritto sulla pagina dedicata all’identità:

In Tetra Pak stiamo lavorando per supportare il futuro sostenibile del nostro pianeta e il successo a lungo termine dei nostri clienti, fornendo contributi diretti a 14 dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs)

Innovazione, attenzione per il cliente, rispetto per l’ambiente e responsabilità sociale sono quindi i principi che hanno posto le basi per costruire il marchio.

Con Go Nature. Go Carton. si sceglie la natura

Sia Havas Group che Tetra Pak si sono prefissate dei concreti obiettivi nella lotta al cambiamento climatico. Tetra Pak® si è impegnata a raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2030, e lungo l’intera catena del valore entro il 2050. Allo stesso modo, il Gruppo Havas punta a essere neutrale in termini di emissioni di carbonio entro il 2025. 

La campagna pubblicitaria Go Nature. Go Carton. sarà on air fino a luglio e comprende una pianificazione multimedia su stampa, TV e digital. I target ai quali si rivolge sono due:

opinion leader, decision maker e potenziali nuovi clientiprosumer, ovvero individui sensibili alla sostenibilità nelle loro scelte quotidiane

Annalisa Spuntarelli, Chief Client Officer di Havas Media Group, dichiara: “Siamo davvero entusiasti e genuinamente felici di poter affiancare Tetra Pak® nel veicolare alla propria audience italiana il forte impegno di sostenibilità dell’azienda per i prossimi anni a venire. In Italia abbiamo iniziato a lavorare con Tetra Pak® allo sviluppo della campagna dal mese di gennaio e siamo ora alla fase di on airing. Si è creata da subito una grande sintonia tra noi, un’energia positiva e una condivisione di valori umani e professionali che ci auguriamo possa ritrovarsi negli indicatori di efficacia su cui misureremo le performance della campagna.”

Andrea Campelli, Communications Director South Europe, Iberia, France & Benelux Tetra Pak®, sottolinea: “Siamo lieti di lanciare anche in Italia una campagna di grande valore per il mondo Tetra Pak®, alla quale è affidato il compito di condividere una visione di futuro fatta di tappe e impegni concreti nel segno della sostenibilità. Ringrazio Havas Media Group per il lavoro realizzato insieme con l’obiettivo comune di informare i diversi pubblici sull’importanza di scegliere in maniera consapevole e responsabile, per l’ambiente e la collettività”.

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B2B e B2C, quali differenze? – di Silvia Becattini

TAG: Business, B2B, B2C, Comunicazione, e-commerce, Marketing, PMI

Spesso si sente parlare in ambito di marketing e comunicazione di queste due sigle: B2B e B2C. Ma cosa significano? E quali sono le differenze?

B2B – Business to business

Questa sigla identifica un tipo di attività commerciale – business, appunto – che si rivolge esclusivamente ad altre aziende. La definizione di Wikipedia rende più chiaro la macro-categorie d’impresa:

Business-to-Business o B2B indica le relazioni che un’impresa detiene con i propri fornitori per attività di approvvigionamento, di pianificazione e monitoraggio della produzione, o di sussidio nelle attività di sviluppo del prodotto, oppure le relazioni che l’impresa detiene con clienti professionali, cioè altre imprese, collocate in punti diversi della filiera produttiva.

Quando si parla di B2B ci si riferisci quindi ai processi che intercorrono tra partner commerciali, ma anche a tutte quelle transazioni effettuate in una catena di valore industriale prima di arrivare alla vendita del prodotto finito al consumatore finale.
Un esempio può essere quello delle transazioni tra un’azienda che produce macchinari per la lavorazione degli alimenti e un’azienda casearia che necessita di questi strumenti per lavorare la sua materia prima. Oppure il rapporto tra un produttore e un grossista si può definire B2B.

B2C – Business to consumer

In questo caso, l’acronimo indica che la vendita viene rivolta al consumatore, l’utente privato. Più tecnicamente, con B2C si indicano:

le relazioni che un’impresa commerciale detiene con i suoi clienti per le attività di vendita e/o di assistenza. Questa sigla è utilizzata soprattutto quando l’interazione tra impresa e cliente avviene tramite internet, ovvero nel caso del commercio elettronico.

Fonte: Wikipedia

Quindi, nel B2C, l’azienda vende beni e servizi ad un cliente che ne fa un uso personale. Alcuni esempi sono: i supermercati, qualsiasi negozio di vendita al dettaglio, parrucchieri, profumerie. Nel commercio elettronico, quello che meglio identifica il B2C, un esempio può essere lo shop online di abbigliamento o di scarpe.

Le differenze

Tra le principali differenze tra i due modelli, possiamo identificare il tipo di comunicazione. Essendo diversi i target di riferimento, nel caso del B2B il tipo di comunicazione sarà formale, razionale e informativo. Nel caso del B2C invece, la comunicazione dovrà influenzare direttamente l’atteggiamento e il comportamento d’acquisto del consumatore. In che modo? Fornendo le giuste informazioni e puntando molto sull’aspetto emotivo.
Insomma, le strategie di marketing applicate ai due tipi di business sono diverse e impostate anche sull’approccio da avere col cliente potenziale.

Immagine di copertina: Affari vettore creata da freepik – it.freepik.com

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