Tormentoni estivi, perché non sono più quelli di una volta: per la Treccani resta immortale Giuni Russo – di Redazione Ciaoup

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I tormentoni estivi non sono più quelli di una volta. L’epoca delle canzoni capaci di diventare la colonna sonora condivisa delle vacanze sembra ormai appartenere al passato. A cambiare il panorama musicale sono stati l’avvento delle piattaforme di streaming, la crescente frammentazione del mercato discografico e la scomparsa di appuntamenti che hanno segnato intere generazioni, dalle hit parade ai jukebox fino al Festivalbar. E’ la riflessione proposta dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, che, pur fotografando l’evoluzione del mercato musicale, ricorda come esista un tormentone capace di attraversare il tempo senza perdere la propria forza evocativa: ‘Un’estate al mare’, il grande successo interpretato da Giuni Russo e scritto insieme a Franco Battiato, in voga da 44 anni.  

L’omaggio arriva attraverso il Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia, che celebra la figura di Giuseppa Romeo, in arte Giuni Russo (1951-2004), definendola l’indimenticabile interprete dell’eterno tormentone dell’estate italiana. Nata a Palermo il 7 settembre 1951, Giuni Russo si afferma giovanissima vincendo il Festival di Castrocaro con A chi di Fausto Leali. Il successo le apre le porte della casa discografica Emi e del Festival di Sanremo del 1968. Dotata di una straordinaria estensione vocale di oltre cinque ottave, l’artista attraversa con naturalezza generi diversi, dal pop alla musica classica, dall’etnica all’elettronica fino al jazz. La svolta della sua carriera arriva all’inizio degli anni Ottanta con l’incontro artistico con Franco Battiato. Dalla loro collaborazione nasce nel 1981 l’album ‘Energie’ e, l’anno successivo, “Un’estate al mare”, destinata a entrare nella storia della musica italiana. Il brano conquista il primo posto nelle classifiche, vince il Festivalbar e ottiene il Disco d’oro, diventando un simbolo delle estati italiane. 

Dietro l’apparente leggerezza della melodia si cela un testo ricco di immagini e riferimenti poetici, perfettamente in linea con la scrittura di Battiato. A rendere il brano inconfondibile contribuiscono anche i virtuosismi vocali di Giuni Russo, in particolare il celebre passaggio dedicato ai gabbiani, eseguito su tonalità altissime, e il gioco sonoro del ritornello con gli “ombrelloni”. Elementi che hanno trasformato la canzone in un classico capace, da oltre quarant’anni, di accompagnare l’arrivo della bella stagione. Negli anni successivi l’artista prosegue il proprio percorso con album come ‘Vox’, “Mediterranea”, “Giuni” e “Album”, confermando una costante ricerca musicale che spesso entra in contrasto con le esigenze commerciali della casa discografica. Nemmeno dopo il successo di “Alghero”, nel 1986, Giuni Russo rinuncia alla propria libertà artistica. La collaborazione con Battiato continua anche con “A casa di Ida Rubinstein” nel 1988, mentre negli anni successivi la cantante esplora nuovi repertori fino al ritorno sul palco del Festival di Sanremo nel 2003 con “Morirò d’amore”. Nel 2004 pubblica “Napoli che canta”, ultimo capitolo di una carriera interrotta nello stesso anno dalla malattia che ne provoca la scomparsa. Con il suo ricordo, la Treccani non celebra soltanto una delle voci più originali della musica italiana, ma anche una stagione in cui una canzone riusciva davvero a unire il Paese, diventando la colonna sonora condivisa dell’estate. E, a oltre quarant’anni dalla sua pubblicazione, “Un’estate al mare” continua a essere il tormentone senza tempo che ogni anno torna a evocare il profumo delle vacanze. (di Paolo Martini) 

cronaca

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Fedez papà per la terza volta, è nato il figlio Edoardo Lupo: “Una gioia così grande” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Una gioia così grande”. Con queste parole Fedez annuncia la nascita del terzo figlio, Edoardo Lupo, nato dall’amore con Giulia Honegger. Il rapper, già papà di Leone e Vittoria, avuti dall’ex moglie Chiara Ferragni, ha condiviso un carosello di foto su Instagram per ufficializzare la notizia pubblicamente.  

 

 

Nello scatto i due genitori appaiono abbracciati nel letto d’ospedale mentre stringono tra le braccia il neonato, nato all’Ospedale San Raffaele di Milano. Tra le foto condivise sui social, Fedez ha mostrato il tenero regalo del primogenito Leone. Il piccolo, che oggi ha 8 anni, ha portato in ospedale un disegno in cui ha rappresentato la famaglia ‘allargata’: “Io, tu, Giulia, Vitto ed Edo”, si vede.  

spettacoli

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Iran, è scontro ai vertici del potere: i falchi accusano Pezeshkian e i negoziatori di ‘colpo di Stato’ – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – La tregua con gli Stati Uniti, ormai collassata a dire il vero, ha aperto una frattura profonda dentro il cuore del potere iraniano. Mentre il presidente, Masoud Pezeshkian, e gli uomini della diplomazia cercano di difendere l’intesa raggiunta con Washington, le ali più radicali della Repubblica islamica hanno lanciato contro di loro l’accusa di “colpo di Stato”, di voler svuotare il ruolo della Guida Suprema e cancellare i principi della rivoluzione. 

Lo scontro, evidenzia la Cnn, è esploso nei giorni del funerale di Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio in un attacco israelo-americano. Una cerimonia che avrebbe dovuto rappresentare un momento di compattezza nazionale ha invece messo in mostra tutte le divisioni interne. 

Mentre Pezeshkian camminava accanto al feretro a Teheran, alcuni sostenitori della linea dura – i cosiddetti paydari – hanno iniziato a contestarlo a suon di slogan: “Morte al compromesso”, hanno scandito. Poco dopo anche il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, tra i principali negoziatori dell’intesa con l’Amministrazione Trump, è stato costretto ad abbandonare la cerimonia dopo essere stato insultato e bersagliato con pietre da una folla che lo accusava di essere un “traditore” e un “venduto”. 

Per gli oltranzisti del regime, il problema non è soltanto l’intesa con Washington, ma chi oggi detiene realmente il potere a Teheran. L’assenza della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, figlio e successore di Ali rimasto finora lontano dai riflettori, ha alimentato sospetti e accuse. Secondo i falchi, il vuoto lasciato dalla Guida Suprema sarebbe stato sfruttato da Pezeshkian, dal presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf e da Araghchi per imporre una linea più pragmatica e ridimensionare il peso degli apparati rivoluzionari. 

A dare voce alla rabbia della componente più radicale è stato il deputato Mahmoud Nabavian, uno degli oppositori più duri del memorandum con gli Stati Uniti. Poco prima del funerale aveva lanciato l’allarme sui social: “Un avvertimento al popolo iraniano: è in arrivo un colpo di Stato?”. Giorni dopo aveva rincarato la dose: “In questi momenti di addio all’Imam martire Khamenei, innalziamo la bandiera della vendetta per il suo sangue e resistiamo al colpo di Stato”. La risposta del sistema non si è fatta attendere. Nabavian è stato rimosso dalla Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale insieme a un altro deputato critico verso i negoziati. 

Le tensioni sono cresciute ulteriormente dopo il fragile cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, messo sotto pressione dagli attacchi dei Guardiani della Rivoluzione contro il traffico navale nello Stretto di Hormuz e dalle successive risposte americane. Per i falchi iraniani, la tregua è la prova che la leadership politica abbia ceduto alle pressioni occidentali. 

Le minacce contro i vertici del Paese sono arrivate fino al limite dell’intimidazione personale. Durante una cerimonia religiosa, Mohammad Ali Bakhshi, cantante religioso vicino agli ambienti della sicurezza, si è rivolto direttamente a Pezeshkian: “Presidente, se le condizioni della Guida non saranno rispettate, saremo noi, la lama e la tua gola. Porteremo l’inferno su di te”. 

Nel mirino dei radicali è finito anche Ghalibaf, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione e figura con una lunga esperienza politica, diventato uno degli uomini più influenti nella gestione della fase bellica. “Stanno cercando di rafforzare il ruolo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e di indebolire quello della Guida Suprema e del Parlamento – ha accusato il deputato ultraconservatore Kamran Ghazanfari – Questo è il colpo di Stato politico che hanno progettato e stanno portando avanti passo dopo passo”. 

internazionale/esteri

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Mondiali, la finale Spagna-Argentina sarà ‘derby’ tra porporati in Vaticano – di Redazione Ciaoup

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Sarà derby in Vaticano per la finale dei mondiali Spagna-Argentina. Tra le mura leonine sono diversi i porporati e i monsignori che domani sera si sintonizzeranno con la finalissima di New York sperando che la propria nazionale salga sul tetto del mondo a suon di ‘golazi’.  

“Non sarà una passeggiata, la Spagna non è che non abbia una grande squadra”, premette all’Adnkronos il cardinale argentino Leonardo Sandri, già prefetto del Dicastero per le Chiese orientali. Il porporato, che tra i big argentini, oltre a Messi, ha conosciuto Maradona e Batistuta, domani sera si sintonizzerà tenendo a freno le emozioni: “Certo, penso che vedrò la finale in tv anche se tante volte uno preferisce non agitarsi”, dice con una spontanea risata.  

Sul fronte spagnolo, il cardinale salesiano Angel Fernandez Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata, sui valori di don Bosco non farà certamente mancare il tifo per le Furie Rosse. Gli spagnoli potranno magari contare anche sull’elemosiniere del Papa, l’arcivescovo Luis Marin de San Martin, anche se non ci sono sue ufficiali prese di posizione. Si conoscono invece quelle del cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, prefetto dell’ex Sant’Uffizio, che ha conosciuto Messi in occasione di una partita amichevole a Roma e ad un’ udienza con papa Francesco: “Sono rimasto affascinato dalla semplicità e dall’umiltà. Gli ho anche sentito dire qualche parola sulla sua fede in Dio, a cui attribuisce il suo dono speciale”, racconto’ Fernandez.  

Insomma, domani si prospetta derby in Vaticano? “Sì sì, anche se con gli spagnoli siamo molto vicini”, dice il cardinale Sandri che sottolinea: “Vincere è una cosa grandiosa ma poi bisogna affrontare tutti i problemi, quindi meglio prendere tutto con le pinze”. Difficile un pronostico persino per un porporato tanto ferrato anche in fatto di calcio: “La Spagna ha una grande squadra. Sarà dura”. Per la finale ci sarà anche il presidente Usa, Donald Trump. Chissà che il cardinale Sandri non abbia in mente anche lui con questo auspicio: “Io spero che sia una grande festa del calcio e speriamo che la finale dei mondiali fomenti amicizia e dialogo e sia presagio di pace”.  

Nell’attesa che i campioni delle due finaliste scendano in campo, il cardinale Sandri riflette sui giocatori di oggi dell’albiceleste con un amarcord: “Conosco gli argentini che giocano in Italia: sono abbastanza bravi. Una delle promesse è Nico Paz, che poi ha un nome che è tutto un messaggio. Una volta mi toccò viaggiare con Maradona, poi conobbi Batistuta. Chi vincerà? Io sarò contento se la finale potrà essere un presagio della pace: guerra e violenza ci buttano nel’angoscia e il mondo ha bisogno di pace”.  

Papa Francesco avrebbe tifato Argentina, il Papa americano si schiererà per la finale? “In occasione del viaggio in Spagna gli ho sentito dire che tifa per il football Usa ma anche che a Chiclayo, in Perù, giocava a calcio in difesa, quindi è uno che para i gol”, chiosa il cardinale Leonardo Sandri evidenziando una qualità di papa Prevost.  

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Tormentoni estivi, perché non sono più quelli di una volta: per la Treccani resta immortale Giuni Russo – di Redazione Ciaoup

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I tormentoni estivi non sono più quelli di una volta. L’epoca delle canzoni capaci di diventare la colonna sonora condivisa delle vacanze sembra ormai appartenere al passato. A cambiare il panorama musicale sono stati l’avvento delle piattaforme di streaming, la crescente frammentazione del mercato discografico e la scomparsa di appuntamenti che hanno segnato intere generazioni, dalle hit parade ai jukebox fino al Festivalbar. E’ la riflessione proposta dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, che, pur fotografando l’evoluzione del mercato musicale, ricorda come esista un tormentone capace di attraversare il tempo senza perdere la propria forza evocativa: ‘Un’estate al mare’, il grande successo interpretato da Giuni Russo e scritto insieme a Franco Battiato, in voga da 44 anni.  

L’omaggio arriva attraverso il Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia, che celebra la figura di Giuseppa Romeo, in arte Giuni Russo (1951-2004), definendola l’indimenticabile interprete dell’eterno tormentone dell’estate italiana. Nata a Palermo il 7 settembre 1951, Giuni Russo si afferma giovanissima vincendo il Festival di Castrocaro con A chi di Fausto Leali. Il successo le apre le porte della casa discografica Emi e del Festival di Sanremo del 1968. Dotata di una straordinaria estensione vocale di oltre cinque ottave, l’artista attraversa con naturalezza generi diversi, dal pop alla musica classica, dall’etnica all’elettronica fino al jazz. La svolta della sua carriera arriva all’inizio degli anni Ottanta con l’incontro artistico con Franco Battiato. Dalla loro collaborazione nasce nel 1981 l’album ‘Energie’ e, l’anno successivo, “Un’estate al mare”, destinata a entrare nella storia della musica italiana. Il brano conquista il primo posto nelle classifiche, vince il Festivalbar e ottiene il Disco d’oro, diventando un simbolo delle estati italiane. 

Dietro l’apparente leggerezza della melodia si cela un testo ricco di immagini e riferimenti poetici, perfettamente in linea con la scrittura di Battiato. A rendere il brano inconfondibile contribuiscono anche i virtuosismi vocali di Giuni Russo, in particolare il celebre passaggio dedicato ai gabbiani, eseguito su tonalità altissime, e il gioco sonoro del ritornello con gli “ombrelloni”. Elementi che hanno trasformato la canzone in un classico capace, da oltre quarant’anni, di accompagnare l’arrivo della bella stagione. Negli anni successivi l’artista prosegue il proprio percorso con album come ‘Vox’, “Mediterranea”, “Giuni” e “Album”, confermando una costante ricerca musicale che spesso entra in contrasto con le esigenze commerciali della casa discografica. Nemmeno dopo il successo di “Alghero”, nel 1986, Giuni Russo rinuncia alla propria libertà artistica. La collaborazione con Battiato continua anche con “A casa di Ida Rubinstein” nel 1988, mentre negli anni successivi la cantante esplora nuovi repertori fino al ritorno sul palco del Festival di Sanremo nel 2003 con “Morirò d’amore”. Nel 2004 pubblica “Napoli che canta”, ultimo capitolo di una carriera interrotta nello stesso anno dalla malattia che ne provoca la scomparsa. Con il suo ricordo, la Treccani non celebra soltanto una delle voci più originali della musica italiana, ma anche una stagione in cui una canzone riusciva davvero a unire il Paese, diventando la colonna sonora condivisa dell’estate. E, a oltre quarant’anni dalla sua pubblicazione, “Un’estate al mare” continua a essere il tormentone senza tempo che ogni anno torna a evocare il profumo delle vacanze. (di Paolo Martini) 

cronaca

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Truffò la mamma di Valeria Marini, condanna confermata in appello. “Dopo 6 anni, giustizia è fatta” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – “Finalmente, dopo sei anni, è stata fatta giustizia per mia madre. Ho sempre avuto fiducia nella magistratura e oggi anche la sentenza d’Appello ha confermato la condanna del primo grado. Sono felice per mia madre, perché la verità è stata riconosciuta ed è la prova che la giustizia esiste, così potrà riavere anche il suo onore per il danno subito”. È quanto dichiarato da Valeria Marini. 

La Corte d’Appello di Roma, IV Sezione Penale, infatti, ha confermato la responsabilità penale di Giuseppe Milazzo Andreani, imputato per il reato di truffa aggravata ai danni di Gianna Orrù, madre di Valeria Marini, costituitasi parte civile nel procedimento e assistita dall’avvocato Fabio Verile. La vicenda trae origine da un articolato rapporto fiduciario e da operazioni economiche che avrebbero indotto la signora Orrù a subire un ingente danno patrimoniale. Già in primo grado il Tribunale aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato, condannandolo per truffa aggravata. 

“Con la sentenza pronunciata oggi, la Corte d’Appello ha confermato l’affermazione della responsabilità penale di Giuseppe Milazzo Andreani, escludendo esclusivamente l’aggravante della minorata difesa, circostanza che ha comportato una lieve riduzione della pena senza incidere sull’accertamento del reato. I giudici hanno inoltre subordinato la concessione della sospensione condizionale della pena al pagamento, in favore della parte civile, di una provvisionale immediatamente esecutiva di circa 335 mila euro. In mancanza dell’adempimento di tale obbligo, il beneficio della sospensione condizionale della pena non potrà essere riconosciuto. La decisione della Corte rappresenta un’ulteriore conferma dell’impianto accusatorio già accolto in primo grado e riconosce nuovamente le ragioni della parte civile, consolidando il percorso giudiziario volto all’accertamento delle responsabilità e alla tutela della persona offesa”, ha spiegato il legale della signora Orrù. 

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Alimenti, Icam presenta bilancio di sostenibilità 2025: la filiera del cacao che crea valore – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Nell’anno in cui celebra gli 80 anni dalla fondazione, Icam presenta il proprio Bilancio di Sostenibilità 2025, l’ottava edizione del documento che rendiconta risultati, progetti e impatti generati lungo la filiera internazionale del cacao. Un traguardo che racconta un percorso imprenditoriale fondato sulla capacità di coniugare crescita, qualità e responsabilità, attraverso un modello di business che mette al centro relazioni dirette con i territori di origine, innovazione e creazione di valore condiviso. Redatto in linea con gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) , il Bilancio 2025 riflette una visione della sostenibilità fondata su tre assi strategici che orientano l’azione di Icam lungo tutta la filiera del cacao: Equa distribuzione del valore, Agricoltura sostenibile ed Empowerment e valori condivisi. Ambiti strettamente interconnessi che guidano le scelte e gli investimenti dell’azienda e che trovano applicazione concreta nelle relazioni con i produttori, nella tutela delle risorse naturali e nello sviluppo delle comunità dei Paesi di origine. “Celebrare 80 anni di storia significa guardare al futuro con la stessa attenzione che da sempre riserviamo alle persone, alla qualità e alle relazioni che rendono possibile il nostro lavoro. Nel 2025 abbiamo celebrato inoltre i 15 anni di presenza diretta in Uganda, un percorso che testimonia la nostra convinzione che crescita e sviluppo si costruiscano attraverso relazioni solide, ascolto e collaborazione con le comunità agricole. Questo Bilancio racconta una visione in cui la sostenibilità non rappresenta un insieme di iniziative separate, ma una componente integrante della strategia aziendale e del nostro modo di fare impresa, orientando le nostre scelte lungo tutta la filiera del cacao e contribuendo alla creazione di valore condiviso per le persone e i territori con cui lavoriamo ogni giorno”, dichiara Sara Agostoni, Chief Sustainability Officer di Icam. (VIDEO) 

Creare valore lungo la filiera del cacao significa, per Icam, costruire relazioni dirette e durature con i produttori, investire nella crescita delle comunità agricole e sviluppare progetti in grado di generare benefici concreti nei territori di origine. Una visione che, in oltre quarant’anni di collaborazione con cooperative e comunità agricole, ha dato vita a una rete di oltre 20 filiere di approvvigionamento distribuite tra Africa, Centro America e Sud America. Nel 2025 l’azienda ha acquistato oltre 30.500 tonnellate di cacao, l’85% delle quali provenienti da filiere corte o integrate verticalmente, consolidando un approccio che punta a ridurre le intermediazioni e rafforzare la condivisione del valore lungo tutta la catena di fornitura. Questo approccio trova una delle sue espressioni più concrete in Icam Chocolate Uganda, la subsidiary fondata nel 2010 che oggi coinvolge circa 8.000 coltivatori e 186 collaboratori locali. Una presenza diretta che, grazie a tre centri di fermentazione ed essiccazione, consente all’azienda di affiancare le comunità agricole con attività di formazione, sviluppo delle competenze e miglioramento della qualità del cacao. La stessa logica collaborativa ispira i progetti sviluppati insieme agli attori della filiera. È il caso del Productivity Improvement Programme (PIP), sviluppato in Perù insieme a Fairtrade per accompagnare le cooperative agricole in un percorso di miglioramento della produttività, della qualità e della resilienza delle coltivazioni. Attraverso attività di formazione, assistenza tecnica e supporto all’adozione di buone pratiche agricole, il progetto contribuisce a rafforzare le competenze dei produttori e la competitività delle cooperative, favorendo la creazione di valore lungo tutta la filiera del cacao. Un’iniziativa che riflette la convinzione di Icam che lo sviluppo delle filiere passi dalla costruzione di relazioni solide e dalla collaborazione con partner che condividono la stessa visione di lungo periodo. A supporto di questo modello, l’azienda ha rafforzato le attività di Risk Assessment e Due Diligence lungo tutta la catena di approvvigionamento attraverso missioni periodiche nei Paesi di origine, tecnici dedicati al presidio e monitoraggio e strumenti sempre più avanzati per la raccolta e la gestione dei dati di filiera. In questa direzione si inserisce anche l’introduzione in Uganda di test con una piattaforma digitale sviluppata per rafforzare tracciabilità, trasparenza e capacità di monitoraggio lungo l’intera catena del valore. Un percorso supportato anche dal ricorso a schemi di certificazione riconosciuti a livello internazionale: nel 2025 l’81,5% del cacao acquistato è certificato, con il 64,9% certificato biologico, il 42,4% Fairtrade e l’11,3% Rainforest Alliance. La collaborazione con Fairtrade rappresenta inoltre una delle principali leve attraverso cui ICAM promuove la creazione di valore lungo la filiera. Nel 2025 il cacao certificato Fairtrade acquistato dall’azienda ha generato oltre 3 milioni di dollari di Premio Fairtrade destinati alle cooperative agricole dei diversi Paesi di origine. Risorse che hanno contribuito a sostenere iniziative dedicate a produttività, sviluppo comunitario, inclusione sociale e rafforzamento della resilienza economica dei coltivatori. 

Per Icam la sostenibilità ambientale nasce nei territori in cui viene coltivato il cacao. Per questo l’azienda ha posto al centro della propria strategia l’agroforestazione, un modello che integra la coltivazione del cacao con alberi da frutto e specie forestali, contribuendo alla tutela della biodiversità, alla fertilità del suolo e alla resilienza climatica delle piantagioni. In questo percorso il biologico rappresenta un elemento distintivo. ICAM è stata infatti tra le aziende pioniere nello sviluppo delle filiere di cacao biologico e oggi il 64,9% del cacao acquistato è certificato biologico, a conferma di un impegno avviato oltre trent’anni fa e orientato alla tutela degli ecosistemi e delle risorse naturali. L’impegno nella diffusione di pratiche agroforestali e nella tutela della biodiversità contribuisce anche alla protezione delle foreste nei Paesi di origine. Le analisi condotte sulle filiere di approvvigionamento hanno evidenziato che nel 98% degli appezzamenti monitorati la coltivazione del cacao avviene nel pieno rispetto della foresta, mentre solo il 2% presenta situazioni di perdita di copertura arborea, per le quali sono in corso approfondimenti e attività di gestione dedicate. In Uganda e Perù l’azienda lavora al fianco delle cooperative locali per diffondere buone pratiche agricole, migliorare la produttività e rafforzare la resilienza delle coltivazioni. Ad esempio, in Uganda con l’introduzione dell’innesto e in Perù con lo sviluppo di giardini clonali per il miglioramento genetico delle piantagioni, promuoviamo la diffusione di buone pratiche agroforestali per una gestione sostenibile del suolo. Accompagniamo inoltre le comunità agricole con un supporto continuativo, favorendo percorsi di crescita orientati alla qualità delle produzioni e alla tutela delle risorse naturali. Un esempio concreto è rappresentato da “Land for Youth and Women”, il progetto sviluppato insieme a un partner industriale italiano per sostenere giovani e donne all’interno di una cooperativa peruviana attraverso l’introduzione di buone pratiche agricole, il recupero delle piantagioni esistenti e il rafforzamento delle opportunità economiche e sociali delle famiglie coinvolte. Un’iniziativa che combina tutela delle risorse naturali, miglioramento della produttività e inclusione sociale.  

 

La crescita della filiera passa innanzitutto dalle persone. Per questo ICAM affianca alle iniziative dedicate a qualità, produttività e tutela ambientale programmi volti a favorire lo sviluppo economico e sociale delle comunità agricole, promuovendo inclusione, accesso alle opportunità e rafforzamento delle competenze nei Paesi di origine del cacao. In questa prospettiva, l’azienda contribuisce al miglioramento delle condizioni di vita dei produttori e delle loro famiglie, attraverso azioni che mirano a rafforzare la resilienza economica delle comunità agricole, generare maggior valore e crescere insieme: formazione agronomica per l’incremento della resa e conseguimento di una qualità superiore, realizzazione di infrastrutture, diversificazione delle colture, approvvigionamento diretto e relazioni di lunga durata, accesso alle risorse finanziarie, certificazioni e premi sul prezzo. L’attenzione alle persone si traduce anche in iniziative dedicate all’inclusione e alla tutela dei diritti. Da un lato, Icam promuove progetti volti a rafforzare il ruolo delle donne nelle comunità agricole, favorendone la partecipazione ai processi decisionali e l’accesso a nuove opportunità economiche; dall’altro sostiene interventi dedicati alla tutela dell’infanzia. Tra questi, il progetto sviluppato insieme a Fondazione Avsi nel distretto ugandese di Bundibugyo, che coinvolge famiglie, scuole, comunità locali e servizi territoriali di protezione dell’infanzia in attività di sensibilizzazione e monitoraggio, per prevenire e contrastare il rischio di lavoro minorile nelle comunità produttrici di cacao. L’attenzione alle persone riguarda naturalmente anche i collaboratori dell’azienda. Nel 2025 Icam in Italia ha erogato oltre 26.000 ore di formazione e ottenuto la Certificazione UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, confermando il proprio impegno verso ambienti di lavoro inclusivi e orientati alla crescita delle competenze. Parallelamente, in Uganda l’azienda ha continuato a investire nello sviluppo delle proprie persone attraverso il programma Forward Looking Uganda, un’iniziativa dedicata alla diffusione della cultura aziendale e dei valori etici di Icam che prevede attività di formazione, valorizzazione delle competenze e crescita delle responsabilità professionali. Un impegno che è valso a Icam Chocolate Uganda il riconoscimento “Employer Compliance Award 2026” conferito dal National Social Security Fund (Nssf). L’impegno sociale di Icam si estende anche alle comunità locali italiane, attraverso collaborazioni con organizzazioni del terzo settore impegnate nel contrasto alla povertà e nell’inclusione sociale. Nel 2025 l’azienda ha sostenuto organizzazioni come Banco Alimentare, AVSI, Noi Genitori Onlus e altre realtà attive nell’assistenza alle persone in difficoltà, attraverso donazioni di prodotto che hanno superato i 767 mila euro di valore complessivo. A queste iniziative si affiancano attività di volontariato aziendale e progetti dedicati al sostegno delle comunità del territorio in cui l’azienda opera. 

Equa distribuzione del valore, agricoltura sostenibile ed empowerment delle comunità trovano una sintesi concreta nel progetto “Sustainable Farming for a Resilient Livelihood of Cocoa Farmers in Uganda”, sviluppato da Icam insieme a partner industriali, ONG internazionali e istituzioni olandesi. Tra il 2022 e il 2026 per accompagnare i produttori di cacao in un percorso di crescita che combina miglioramento delle pratiche agricole, rafforzamento della resilienza e sviluppo delle comunità locali. Coinvolgendo 600 coltivatori, 310 ettari di terreno e 31 villaggi del distretto di Bundibugyo, il programma ha integrato formazione agronomica, agroforestazione, empowerment femminile, strumenti di risparmio e microcredito e tutela dell’infanzia. I risultati raggiunti testimoniano l’efficacia di un approccio che interviene contemporaneamente sulle dimensioni agricola, economica e sociale della filiera. Sul fronte produttivo, il progetto ha contribuito alla diffusione delle buone pratiche agroforestali nel 74% degli appezzamenti coinvolti, alla distribuzione di oltre 7.000 piantine per l’intercropping e a una riduzione del 56% delle malattie e infestazioni delle piante, con una crescita attesa della produttività pari a circa il 20% nel ciclo di raccolta successivo. Parallelamente, l’iniziativa ha sostenuto la resilienza economica delle comunità agricole attraverso la creazione di 26 gruppi di risparmio e credito comunitario (VSLA), coinvolgendo oltre 800 beneficiari e favorendo l’avvio di 409 nuove attività generatrici di reddito. Il progetto ha inoltre promosso percorsi di empowerment femminile, riequilibrando il ruolo delle donne nella pianificazione delle attività economiche familiari e nei processi decisionali, e ha contribuito alla tutela dell’infanzia attraverso attività dedicate alla prevenzione del lavoro minorile e al monitoraggio della frequenza scolastica nelle comunità coinvolte. 

Innovazione e sviluppo industriale rappresentano una leva strategica per accompagnare la crescita futura di ICAM. Nel 2025 l’azienda ha avviato il piano di ampliamento dello stabilimento di Orsenigo, uno dei più importanti investimenti realizzati negli ultimi anni, con l’obiettivo di rafforzare la capacità produttiva, sostenere l’innovazione e accompagnare l’evoluzione del business nel lungo periodo. Il progetto interesserà complessivamente oltre 20.000 mq su 4 livelli e prevede la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla produzione, alla logistica, alla ricerca e sviluppo, alla formazione e agli uffici, contribuendo a rendere il sito sempre più integrato, efficiente e competitivo. L’intervento consentirà inoltre di supportare la crescita dell’azienda preservando gli elevati standard di qualità che caratterizzano da sempre le produzioni Icam e creando nuove opportunità di sviluppo professionale per le persone. Parallelamente, l’azienda continua a investire in tecnologie 4.0, digitalizzazione dei processi e sistemi avanzati di tracciabilità e controllo qualità, con un’attenzione crescente alla gestione dei dati e alla sicurezza fisica e informatica delle infrastrutture produttive e dei sistemi aziendali. L’innovazione rappresenta inoltre uno strumento fondamentale per migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e ridurre l’impatto delle attività produttive. Grazie agli investimenti realizzati e alle misure di efficientamento adottate negli ultimi anni, Icam ha registrato una riduzione del 34% dell’indice di intensità emissiva Scope 1 e 2 rispetto al 2020, mentre il 94% del packaging primario utilizzato risulta oggi riciclabile o compostabile, a conferma di un percorso che accompagna la crescita industriale dell’azienda con una costante attenzione all’efficienza e all’utilizzo responsabile delle risorse. 

cronaca

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Sinner, critiche dopo trionfo a Wimbledon: “Non è tra i migliori di sempre” – di Redazione Ciaoup

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Jannik Sinner non è tra i dieci migliori giocatori della storia del tennis, parola di Brad Gilbert. L’ex giocatore americano, oggi allenatore, ha parlato del tennista azzurro, reduce dal secondo trionfo consecutivo a Wimbledon, dove ha battuto Alexander Zverev in finale. Nonostante il successo di Londra però, Gilbert non vede Sinner, così come Alcaraz, tra i migliori giocatori di tutti i tempi. 

“Sinner e Alcaraz non sono tra i dieci migliori giocatori di sempre”, ha detto Gilbert a Tennis Channel, che si è spinto a stilare una vera e propria classifica, “il numero uno è Novak Djokovic, poi c’è Rafa Nadal al numero due e Roger Federer è terzo. Quarto Pete Sampras, quinto Bjorn Borg, sesto Rod Laver”.  

“Molti cambierebbero questa classifica, dal settimo al decimo è difficile”, ha spiegato Gilbert, “io metto Andre Agassi al settimo posto, all’ottavo John McEnroe per il suo palmares nel doppio, Jimmy Connors al nono e Ivan Lendl al decimo”. Su Sinner e Alcaraz: “Una volta che entrambi avranno raggiunto gli otto o dieci Slam e avranno costruito una carriera duratura, allora saliranno nella classifica. Ma se non ci riusciranno, se nessuno dei due otterrà più nulla, non posso inserirli nella lista”. 

 

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Furto da 150mila euro in una villa a Roma: i consigli dei carabinieri contro i ladri – di Redazione Ciaoup

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Arriva l’estate e con questa le ferie e i ladri a caccia di appartamenti liberi da svaligiare. “Il fenomeno dei furti continua, ma non abbiamo rilevato incrementi come negli anni precedenti. Anzi, forse addirittura abbiamo registrato una diminuzione. Può essere che i consigli siano stati utili, ma è molto probabile anche che la tecnologia abbia contribuito a interventi sempre più tempestivi”. A parlare all’Adnkronos è il tenente colonnello Andrea Miggiano, comandante della compagnia carabinieri Roma Parioli.  

L’ultimo colpo, mercoledì in una villa nella zona ovest della Capitale, ha fruttato un bottino da capogiro: 150mila euro in gioielli e oro. Sempre uguale il copione: finestra divelta, cassaforte tagliata con il frullino e fuga attraverso le strade deserte. La villa presa di mira questa volta si trova in via Alessandro Seganti, nella zona di Castel di Guido, sull’Aurelia. 

“In casi come questi i rapporti di buon vicinato aiutano – commenta il comandante – Spesso, nel corso dei sopralluoghi a colpo avvenuto, capita di sentire gli inquilini degli appartamenti accanto per capire se abbiano avvertito rumori anomali. E il frullino, pure se usato di giorno, spesso induce in errore chi lo sente, convinto di subire l’operato di qualche onesto operaio. Capita pure, però, che qualcuno si guardi dall’approfondire. Avvertire un vicino della propria mancanza per un soggiorno fuori o delle proprie abitudini lavorative – aggiunge – può aiutare molto. Anche magari per dare l’idea di una casa che continua ad essere frequentata giornalmente, con zerbino sistemato al proprio posto e portoni liberi da colle o foglietti sistemati dai ladri in avanscoperta”. 

Quanto alle tecniche, nessuna novità né sviluppi fantasiosi. “Le chiavi universali hanno sempre la meglio – conferma il tenente colonnello Miggiano – L’acido, che a Roma però non si sta usando, è decisamente meno pratico, dovendo esser portato con delle taniche”. Modus operandi diversi, invece, a seconda delle nazionalità dei ladri. “I rom, ad esempio – racconta il comandante – puntano sulle donne. Discrete e rapide, girano nei condomini e, laddove percepiscono che un’abitazione è vuota, si intrufolano all’interno e puntano alla camera da letto in cerca principalmente di oro da rivendere facilmente. Circensi i georgiani e più in generale gli stranieri dell’Est Europa: spesso calati da grondaie in balconi di piani rialzati, approfittano di finestre lasciate aperte alla ricerca di cassaforti e oggetti di alta tecnologia da piazzare sul mercato”. 

E allora, come difendersi? “La tecnologia un po’ aiuta – risponde Miggiano – la facilità con cui si può accedere anche economicamente a telecamere e webcam sta consentendo a parecchia gente di fornirsi di strumenti collegati anche con il telefono. Avvertiti spesso in diretta, riusciamo a intervenire tanto rapidamente che i colpi rimangono dei tentativi non riusciti. Il consiglio che personalmente do è quello, oltre a un buon rapporto di vicinato, di organizzare la domotica per far percepire che in casa c’è qualcuno, anche quando non c’è nessuno. Sistemi come illuminazione comandata da remoto, radio e televisioni che si possono accendere a distanza, permettono di scoraggiare il ladro pronto a intrufolarsi in una casa che fino a poco prima aveva creduto vuota. E’ una soluzione a un costo contenuto, che ci permette di riuscire a intervenire tempestivamente e, nella peggiore delle ipotesi, ad arrivare che hanno già danneggiato la porta ma che non sono riusciti a entrare”. (di Silvia Mancinelli) 

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Caso Roggero, la moglie del gioielliere ha depositato domanda di grazia – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, ha depositato questa mattina la domanda di grazia per il marito, per il quale martedì la Cassazione ha respinto il ricorso dei legali e confermato la condanna a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio nell’aprile del 2021. Lo apprende l’Adnkronos da Sergio Novani che coordina il collegio difensivo come analista processuale insieme al legale Stefano Marcolini.  

“Questa mattina – spiega Novani – è stata depositata una domanda di grazia da parte della signora Mariangela Sandrone e contestualmente il collegio difensivo tramite l’avvocato Stefano Marcolini ha depositato un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena in pendenza della domanda di grazia. Attendiamo, quindi, che l’ufficio di sorveglianza di Torino che è stato adito insieme al Tribunale di sorveglianza possano provvedere prima della carcerazione e noi confidiamo nel fatto che il provvedimento intervenga prima della carcerazione”. 

E’ stato intanto firmato l’ordine di carcerazione per Roggero . A emettere il provvedimento la procura di Asti dove si era svolto il processo di primo grado.  

Due giorni fa la Cassazione ha respinto il ricorso dei legali di Roggero e per lui è diventata definitiva la condanna a 14 anni e nove mesi. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia in favore del gioielliere di Grinzane Cavour. Ieri pomeriggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale il Guardasigilli, per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006. 

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