Da funghi champignon possibile azione anti-cancro prostata, si studia meccanismo – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – I funghi champignon, conosciuti anche come prataioli bianchi, sono tra i funghi commestibili più coltivati al mondo, “il cui consumo è da tempo collegato a diversi effetti benefici sulla salute. Forti evidenze sono state riscontrate nella prevenzione dei tumori, in particolare alla prostata, ma finora i ricercatori non avevano completamente compreso quale fosse il loro preciso meccanismo anti-cancro. Un gruppo di ricercatori ha esaminato i dati preclinici e i primi risultati di una sperimentazione clinica di fase 2, attualmente in corso, in cui si sta valutando l’efficacia di un integratore a base di funghi prataioli bianchi nel trattamento dell’adenocarcinoma prostatico”. Lo sottolinea con un post su Instagram l’infettivologo e divulgatore scientifico Matteo Bassetti.  

“I funghi champignon Agaricus contengono alcuni composti bioattivi in grado di ritardare e prevenire la progressione del tumore alla prostata: queste sostanze sono in grado di regolare la risposta immunitaria nei confronti delle cellule cancerose, ovvero esercitano un effetto immunomodulatore che sfrutta le risposte del sistema immunitario per contrastare la crescita dei tumori stessi”, prosegue Bassetti.  

Secondo gli studiosi, che non hanno ancora condotto un’analisi volta a identificare quali specifici composti naturali esercitino questa azione, “ad avere un ruolo significativo nell’attività immunomodulatoria potrebbe essere il ß-glucano, un polisaccaride presente nella parete cellulare dei funghi. Al momento non esistono prodotti adeguati, quindi evitate di comprare prodotti a base di funghi o estratti online, perché non sono approvati dalle agenzie che si occupano di regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Speriamo – conclude il medico – di avere presto nuovi dati e di poter disporre di integratori adeguati”. 

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Bambina morta a Palermo, è corsa al vaccino anti-difterite: “Richieste in crescita del 10% in 48 ore” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – A Palermo è scattata la corsa al vaccino anti-difterite. Il decesso della bimba di 4 “ha scosso quella parte della popolazione esitante nei confronti dei vaccini, nelle ultime 48 ore c’è stato un incremento del 10% delle richieste ai pediatri rispetto alla media”. Così all’Adnkronos Salute è il professore Giovanni Corsello, professore ordinario di pediatria Università di Palermo e direttore dipartimento materno infantile ospedale dei bambini di Palermo. Questa impennata “è una conseguenza attesa dopo il tragico decesso della bambina non vaccinata – prosegue Corsello, direttore della rivista della Società italiana di Pediatra ‘Italian journal of Pediatrics’ -. Le chiamate arrivano da genitori che non hanno vaccinato i figli, c’è chi è esitante o chi aveva dubbi, ma anche chi non sa cosa fare. Ora vogliono immunizzare i figli contro la difterite e non solo”. 

Secondo Corsello, “con un microfocolaio in corso serve una maggiore copertura vaccinale della popolazione pediatrica. Purtroppo la Sicilia ha tassi bassi che vanno necessariamente alzati”.  

 

Sul fronte del paziente 0, chi positivo,ma asintomatico potrebbe avere trasmesso il batterio alla piccola deceduta, “ci si aspetta la sua identificazione e anche l’eventuale presenza di altri soggetti che hanno il batterio”, avverte lo specialista che aggiunge “c’è la necessità pressante di eradicare la difterite e l’unico modo è la terapia antibiotica”.  

Tra poco meno di un mese a Palermo e in Sicilia riapriranno le scuole, “si deve recuperare il ritardo sulle immunizzazioni, sono sicuro che tutti si impegneranno”, conclude.  

 

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Iran, Teheran avverte: “Colpiremo i Paesi che sostengono la guerra economica Usa” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano Mohsen Rezaei avverte gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo: “Se Donald Trump intraprenderà nuove azioni aggressive, risponderemo con forza. Se i Paesi vicini collaboreranno con gli americani nella guerra economica, colpiremo i loro interessi”. In un’intervista all’emittente Irib, Rezaei sostiene che “non una sola goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz”, accusando Washington di aver “perso la speranza negli attacchi militari” e di puntare ora su un blocco economico. 

Rezaei accusa, inoltre, Trump di aver alimentato “il desiderio globale di acquisire armi nucleari”, sostenendo che gli attacchi all’Iran abbiano dimostrato “l’inefficacia” dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. 

 

Intanto su Truth, Donald Trump ha pubblicato un’immagine dello Stretto di Hormuz accompagnata dalla scritta “nuovo territorio americano”. Non è la prima volta che il presidente statunitense, che ha promesso una guerra economica devastante, rivendica come proprietà degli Usa uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il transito del greggio: era già accaduto il 18 agosto. 

Il giorno precedente, 17 agosto, Trump aveva definito “una grande idea” dichiarare lo Stretto territorio americano, sostenendo di avere “il controllo totale” sulla via marittima. E il 14 agosto, durante un evento a New York, aveva annunciato che “a breve” avrebbe proclamato Hormuz “territorio degli Stati Uniti”.  

Le risposte iraniane erano arrivate puntuali. Il 15 agosto, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi aveva affermato che “lo Stretto di Hormuz non si può conquistare con un tweet”. Il 18 agosto, lo stesso Gharibabadi aveva rincarato: “La sua illusione sullo Stretto di Hormuz presto sarà corretta, oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest’uomo”. 

 

Intanto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha convocato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il capo della Magistratura Gholam Hossein Mohseni Ejei per discutere gli ultimi “sviluppi internazionali e la situazione economica della Repubblica islamica iraniana” come scritto su X. 

Il vicepresidente Mohammad Reza Aref ribadisce che l’Iran “non permetterà al terrorismo economico americano di colpire la stabilità economica e i mezzi di sostentamento della popolazione”. La pressione economica, sostiene, “non è in grado di modificare la volontà della nazione iraniana e produce l’effetto opposto”. 

 

L’Iran sostiene di essere “meglio preparato dei suoi avversari per una guerra prolungata”, grazie a una produzione di armi e munizioni “mai interrotta durante i recenti conflitti”. A dichiararlo è il portavoce del ministero della Difesa Reza Talaei Nik, che rivendica la modernizzazione delle armi strategiche, “compresi missili balistici e da crociera” e una produzione “più che triplicata” durante la guerra. 

Citato dall’agenzia Tasnim, Talaei Nik afferma che “il nemico affronta limitazioni molto maggiori in una guerra lunga e logorante”, mentre “la Repubblica islamica dell’Iran si è preparata da tempo” a uno scenario di conflitto esteso. 

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Genoa-Napoli, vantaggio di De Bruyne tra le polemiche e furia rossoblù: “Tutta Italia ha visto” – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Succede di tutto nel finale di Genoa-Napoli, partita della prima giornata di Serie A oggi, sabato 22 agosto. La squadra di Allegri trova il vantaggio nei minuti finali, dopo una gara incolore, ma il gol del vantaggio di De Bruyne arriva tra le polemiche della panchina rossoblù e del tecnico Daniele De Rossi. 

Cos’è successo? Al minuto 82 ecco la bella combinazione tra Vergara e il fantasista belga, messo davanti a Bijlow con un gran colpo di tacco: De Bruyne segna l’1-0, ma il gol è viziato da una spinta a Vasquez, che cade a terra e si lamenta per il contatto. Di Bello però lascia correre e poi indica il cerchio del centrocampo, spiegando ai giocatori che il gol è regolare. La spiegazione però non convince e, al triplice fischio, anche i dirigenti del Genoa entrano in campo per chiedere ulteriori chiarimenti al direttore di gara. 

Diego Lopez, Chief of Football del Genoa, ha parlato ai microfoni di Dazn dopo la partita, commentando così la decisione dell’arbitro Di Bello: “Tutta Italia ha visto cos’è successo, questo arbitro era anche al Var l’anno scorso nella partita con il Napoli ed eravamo preoccupati. Cosa penso? Nel calcio per vincere bisogna segnare, fino a quel momento il Napoli non ci era riuscito”. 

Il tecnico del Genoa De Rossi ha poi aggiunto, nel post-partita: “Mi ha fatto tanto male. Chi gioca a calcio non può non ritenerlo fallo. Non dico altro, mi fermo qui perché voglio andare in panchina contro la Lazio. Tutti hanno visto e la pensano allo stesso modo”. 

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Si finge bambina di 12 anni e si fa adottare, donna di 38 anni scoperta dopo 14 mesi – di Redazione Ciaoup

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Adottano una bambina di 12 anni, scoprono che è una donna di 38anni che viene arrestata e condannata per frode e furto di identità. In Brasile, la polizia ha catturato Amanda Maria Souza de Oliveira, una donna che per oltre 15 anni si è spacciata per una bambina per truffare ignari benefattori. La ‘falsa bambina’ è stata arrestata nella casa della sua famiglia adottiva a Joinville. Quando gli agenti si sono presentati alla porta, la mamma adottiva della ‘bambina’ – identificata per 14 mesi come Gabriele – è caduta dalle nuvole: “Deve esserci un errore”. “Amanda, lo show è finito”, hanno ribattuto gli agenti. A quel punto la 37enne, che per oltre un anno aveva camuffato la propria voce ingannando i genitori adottivi, ha svelato il tono reale tipico di una persona adulta: “Devo venire con voi?”. 

Risultato: è stata processata e condannata per frode e furto di identità nello stato di Santa Catarina, mentre accuse di presunte frodi arrivano anche dal Paranà. Per il reato di frode, la pena è stata fissata a un anno, 6 mesi e 10 giorni di reclusione, mentre per l’accusa di falsa identità la condanna è stata di 4 mesi e 18 giorni di detenzione. La donna, secondo il suo avvocato Lucio Sousa, ha ammesso di essersi spacciata per una bambina ma nega sostanzialmente condotte illecite: “Si è inventata un’identità, era il modo per sopravvivere. E’ stata una persona vulnerabile per oltre 20 anni, ha vissuto in strada. Non ha rubato nulla, non ci sono accuse secondo cui avrebbe tratto benefici finanziari. Non ci sono elementi per la frode”. Secondo i documenti depositati in tribunale, Oliveira ha dichiarato che non aveva intenzione di truffare nessuno. 

“Ho mentito e ingannato persone, ma non volevo truffare nessuno. C’era un vuoto in me, un bisogno di affetto”, le parole della donna. In passato, più volte si sarebbe spacciata per una bambina: quando la ‘recita’ traballava, Oliveira faceva perdere le proprie tracce per riproporre altrove il proprio copione. A Joinville ha carpito la fiducia di una coppia, convincendo la sua ‘nuova famiglia’ a non procedere ad un’adozione formale: suo padre, un uomo violento, avrebbe potuto rintracciarla attraverso i documenti. Un parente dei genitori adottivi si è insospettito dopo qualche mese. Sono bastate poche ricerche online per scoprire la verità su Amanda-Gabriele: la polizia, allertata, è intervenuta. Nelll’ambito del processo, i legali chiedono anche una perizia psichiatrica: “Cerca attenzione. Mi ha detto che se si presentasse come una donna la gente non si preoccuperebbe di lei”, le parole della legale Sarita de Paiva al Washington Post. 

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Iran, Trump promette una guerra economica devastante: chi sono i partner di Teheran più rischio – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump promette una guerra economica devastante contro l’Iran per tentare di sbloccare l’attuale situazione di stallo. Ma il tycoon già da tempo sta provando a piegare economicamente il Paese, con Washington che ha imposto pesanti sanzioni a Teheran colpendo membri della leadership iraniana e prendendo di mira le vendite di petrolio della Repubblica islamica con il blocco al largo dello Stretto di Hormuz. Ora, però, gli Usa puntano ad intervenire anche sulle reti clandestine di commercio e sui circuiti bancari che permettono all’Iran di eludere le sanzioni e procurarsi armi e sui suoi partner commerciali.  

Secondo il Dipartimento del Tesoro Usa questi interventi richiederanno un giro di vite sulle reti che operano soprattutto attraverso Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Singapore. Proprio da Abu Dhabi – a poche ore dal colloquio telefonico tra Donald Trump e il presidente emiratino, Mohamed bin Zayed Al Nahyan – è arrivato un primo passo in questa direzione con l’annuncio nelle ultime ore di uno stop immediato a “tutti gli scambi economici e commerciali, alle transazioni finanziarie con l’Iran”.  

 

Ma quali sono i partner commerciali di Teheran che potrebbero essere colpiti dalla ritorsione Usa? Tra i paesi più “a rischio” rappresaglie ovviamente sulla carta ci sarebbe la Cina. Pechino è il principale partner commerciale di Teheran e il principale acquirente del suo petrolio. Oltre un quarto degli scambi commerciali dell’Iran nel 2024 sono stati infatti con la Cina, per un valore di 18 miliardi di dollari di importazioni e 14,5 miliardi di dollari di esportazioni, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc).  

Da anni, osserva il ‘New York Times’, “la Cina è praticamente l’unico grande Paese disposto a sfidare apertamente le sanzioni occidentali sul petrolio iraniano, arrivando ad acquistare fino al 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. Negli ultimi mesi, tuttavia, la capacità dell’Iran di trasportare petrolio via mare è stata quasi completamente bloccata da un blocco navale statunitense”. Gli ultimi dati forniti dalle autorità doganali iraniane, aggiornati a gennaio 2026 e citati dall’Afp, riportano 13,4 miliardi di dollari di importazioni e 10,91 miliardi di dollari di esportazioni nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto. 

Dal punto di vista cinese, comunque, gli scambi commerciali rappresentano solo una parte minima della bilancia commerciale cinese. “Non sarebbe catastrofico per la Cina se il suo commercio o la sua capacità di importare petrolio iraniano venissero compromessi”, ha sottolineato William Figueroa, esperto di relazioni sino-iraniane presso l’Università di Groningen, nei Paesi Bassi citato dal ‘New York Times’.  

La quota di greggio che la Cina importa dall’Iran infatti potrebbe essere sostituita con forniture provenienti da altri paesi. L’Iran, invece, importa dalla Cina principalmente macchinari industriali, apparecchiature elettroniche, automobili e metalli In ogni caso non si è fatta attendere la risposta di Pechino alle minacce Usa. “Le sanzioni e le pressioni economiche” sull’Iran “non aiuteranno a risolvere il problema”, ha sottolineato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. “La Cina esorta tutte le parti coinvolte ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici”. 

Anche l’India potrebbe subire le ripercussioni. Teheran era un tempo il principale fornitore energetico di Nuova Delhi. Le sanzioni americane hanno però spinto l’India a ridurre i rapporti con Teheran e, secondo i dati ufficiali dell’ambasciata indiana in Iran, il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi è diminuito drasticamente negli ultimi anni, osserva il ‘New York Times’. Secondo questi dati, nell’anno fiscale 2025-2026, il commercio bilaterale complessivo è ammontato a 1,63 miliardi di dollari, in forte calo rispetto agli oltre 17 miliardi di dollari del 2018-2019. L’India, che sta cercando di diversificare le proprie forniture di petrolio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, importava circa 276.000 barili di petrolio al giorno a metà aprile, secondo la società di analisi Kpler citati dall’Afp. 

Nel 2024 il 30,6% delle importazioni iraniane proveniva dagli Emirati Arabi Uniti che hanno annunciato lo stop degli scambi economici e commerciali importavano per un valore di circa 21 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Omc. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentavano inoltre la terza destinazione delle esportazioni iraniane, per un valore di circa 7 miliardi di dollari, pari al 12% delle esportazioni complessive. Secondo le autorità doganali iraniane, nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, riferisce l’Afp, le esportazioni dall’Iran verso gli Emirati ammontavano a 6,4 miliardi di dollari, mentre le importazioni raggiungevano 14,81 miliardi di dollari – una cifra superiore a quella registrata negli scambi con la Cina nello stesso periodo. 

Anche Turchia e Pakistan sono partner commerciali dell’Iran che potrebbero subire conseguenze delle minacce di Trump. “E’ politicamente e geopoliticamente molto importante che entrambi questi Paesi mantengano buone relazioni con l’Iran. Ed è proprio qui che, secondo me, l’amministrazione Trump incontrerà grandi difficoltà”, ha sottolineato al ‘New York Times’, Esfandyar Batmanghelidj, Ceo della Bourse & Bazaar Foundation, un think tank con sede a Londra specializzato nell’economia iraniana. La Turchia, terzo partner commerciale dell’Iran, ha esportato verso Teheran 5,6 miliardi di dollari di merci nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, secondo i dati delle autorità doganali iraniane citati dall’Afp. Nello stesso periodo, la Turchia ha invece importato dall’Iran 7,91 miliardi di dollari di prodotti, una parte significativa dei quali costituita da prodotti energetici iraniani. 

Nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto, le esportazioni iraniane verso il vicino Iraq hanno raggiunto un valore di 7,91 miliardi di dollari, a fronte di circa 450 milioni di dollari di importazioni dall’Iraq. Burcu Ozcelik, ricercatrice presso il Royal United Services Institute di Londra, ha affermato al ‘New York Times’, che anche l’Iraq è vulnerabile alla pressione economica americana, a causa dei suoi continui rapporti commerciali con l’Iran. Le sanzioni americane hanno già colpito gruppi iracheni legati all’Iran. Tuttavia, Ozcelik ha osservato che imporre sanzioni più ampie ai partner commerciali dell’Iran sarebbe molto più complesso. La loro applicazione, ha spiegato, “sarà lenta, disomogenea e difficile da monitorare”. Inoltre, ha aggiunto, è tutt’altro che certo che “una maggiore pressione produca il comportamento politico che Trump sta cercando di ottenere”. 

Anche la Russia che è già colpita dagli Usa per la guerra in Ucraina potrebbe essere ulteriormente colpita. Le importazioni russe dall’Iran ammontavano a 930 milioni di dollari nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, mentre le esportazioni russe verso l’Iran raggiungevano 1,36 miliardi di dollari, secondo i dati delle autorità doganali iraniane. Nel 2022, la Russia scambiava cereali, oro e legname con prodotti agricoli iraniani, secondo la Banca Mondiale. Da allora, la cooperazione si è rafforzata, anche attraverso scambi di materiale militare. Il quotidiano britannico The Telegraph ha riferito dell’esistenza di una nuova rotta commerciale tra i due Paesi attraverso il Mar Caspio. Alla fine di luglio, l’Ucraina ha rivendicato un attacco contro “una nave sottoposta a sanzioni internazionali che venivano utilizzati per trasportare carichi militari tra l’Iran e la Russia”.  

 

La guerra con l’Iran è quindi “entrata in una nuova fase”, ha dichiarato intanto il vicepresidente americano JD Vance al Clay Travis & Buck Sexton Show. “Siamo ora, per così dire, in una nuova fase in cui lo strumento più efficace che abbiamo è la pressione economica che possiamo esercitare su di loro”, ha spiegato, sottolineando che nelle ultime settimane l’Iran “ha subito molta più pressione di noi”. Secondo il vicepresidente, gli Stati Uniti sono riusciti a far transitare quantità significative di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante gli attacchi iraniani alle navi commerciali, contribuendo così ad attenuare i prezzi dell’energia e contemporaneamente a colpire l’economia iraniana. “Vogliono che la loro economia venga strangolata per sempre oppure vogliono avere un rapporto migliore con l’Occidente?”, ha chiesto Vance. 

Il vicepresidente ha poi ribadito che l’obiettivo di Washington non è soltanto assicurarsi che gli impianti nucleari iraniani restino distrutti, ma impedire a Teheran di tentare di ricostruirli. “Il presidente ha detto che l’Iran non può avere un’arma nucleare. I loro impianti nucleari sono stati distrutti, ma la domanda è: cercheranno di ricostruirli? – ha affermato – Fondamentalmente, quello che stiamo cercando di fare è creare una nuova realtà sul terreno in cui non solo possiamo dire con certezza che i loro impianti sono stati distrutti, ma possiamo anche dire con certezza che non proveranno mai a ricostruirli”. 

 

“Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo da lore per dire che o siete con noi o contro di noi”, quanto ha affermato intanto il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, parlando del messaggio inviato agli alleati da Trump con l’annuncio della sua nuova offensiva economica all’Iran. Intervistato da Cnbc, Bessent ha detto che anche la Cina “deve entrare nel programma”, rispondendo però a chi gli chiedeva se Washington farà pressioni su Pechino che “è meglio avere in privato molte di queste conversazioni”. 

Secondo Bessent, il piano di aumento delle sanzioni e di vera offensiva economica rende meno probabile il ritorno degli Usa a ampie operazioni di combattimento contro il Paese. “Se esercitiamo il massimo della pressione economica, allora questo significa che probabilmente non ci sarà una ripresa in larga scala”, ha detto. “Voglio sottolineare che questo vale per questo momento”, ha poi aggiunto. 

Bessent ha poi espresso la convinzione che la pressione ulteriore che verrà esarcitata dalle sanzioni porteranno al “collasso” sul regime. “Avrà un peso sull’Iran e faremo collassare il regime”, le parole del segretario al Tesoro. 

 

Da parte sua, l’Iran protesta definendo le nuove sanzioni economiche annunciate dagli Stati Uniti una forma di “terrorismo economico” e un “crimine contro l’umanità”.  

“La Repubblica islamica dell’Iran resta ferma e determinata nel difendere la propria sicurezza e i propri interessi nazionali e nel contrastare gli attacchi e le pressioni militari, economiche, politiche e psicologiche degli Stati Uniti”, ha dichiarato il ministero degli Esteri di Teheran, aggiungendo che l’Iran farà ricorso a “tutti gli strumenti e le capacità nazionali” per contrastare le pressioni di Washington e tutelare i propri interessi nazionali. 

 

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Picco di ormoni sessuali per chi beve abitualmente caffè, lo studio – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Uno studio finlandese associa il consumo abituale di caffè a un maggior livello di ormoni sessuali negli uomini e nelle donne. La ricerca dell’Università di Oulu ha analizzato i dati di 2.264 persone nate in Finlandia nel 1966. “A parità di indice di massa corporea, gli individui che consumavano più caffè presentavano una minore quantità di grasso totale e viscerale e una maggiore massa muscolare rispetto a chi ne consumava meno. Le associazioni specifiche più marcate per sesso sono state osservate negli uomini: un consumo più elevato di caffè è risultato associato a un profilo glucosio-insulina più favorevole, a concentrazioni più alte di testosterone totale e a livelli più elevati di Shbg (globulina legante gli ormoni sessuali)”, si legge nello studio. Nelle donne, le associazioni ormonali sono apparse più limitate, caratterizzandosi principalmente per livelli più alti di Shbg e valori più bassi di androgeni liberi. 

 

I risultati suggeriscono “che i meccanismi ormonali potrebbero spiegare in parte la relazione tra il consumo di caffè e la salute metabolica. Tuttavia, trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati evidenziano delle associazioni piuttosto che rapporti di causa-effetto. Lo studio è particolarmente rilevante per la Finlandia, uno dei Paesi al mondo con il più alto consumo di caffè, dove la media annua si aggira intorno agli 11,8 chilogrammi pro capite. I ricercatori – conclude lo studio – affermano che tali risultati costituiscono una base per lavori futuri volti a stabilire se sia il caffè stesso a determinare questi cambiamenti biologici e a identificare i composti responsabili”. Tali aspetti sono attualmente oggetto di indagine su modelli animali, con l’obiettivo a lungo termine di passare a studi più approfonditi sull’uomo. 

 

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Meteo, doppia svolta in arrivo: maltempo, fresco e poi nuovo caldo africano sull’Italia – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Meteo di fine agosto movimentato per l’Italia: la prossima settimana inizierà con una perturbazione atlantica che porterà temporali e rovesci, anche intensi, su diverse regioni. Dopo il passaggio del maltempo è però attesa una nuova rimonta dell’anticiclone africano, con temperature in forte aumento e punte fino a 35-38°C. E verso fine mese potrebbe arrivare una seconda perturbazione: ecco cosa dicono le ultime previsioni meteo. 

 

Il primo peggioramento è atteso tra la notte di lunedì 24 agosto e le prime ore di martedì 25 agosto. Sul Nord Atlantico si sta approfondendo una vasta struttura di bassa pressione (ciclone) che a più ripresa invierà perturbazioni verso il bacino del Mediterraneo innescando veloci fasi di maltempo alternate a pause asciutte. Le precipitazioni più significative potrebbero interessare Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia occidentale, dove non sono esclusi rovesci e temporali localmente intensi. 

Qualche rovescio potrebbe interessare pure parte del Nord Est e del Centro (Toscana, Marche, Umbria e Lazio). A far notizia saranno soprattutto i termometri che subiranno un calo sensibile, con valori che potrebbero portarsi fin sotto le medie climatiche. 

 

Il quadro meteorologico cambierà rapidamente già da mercoledì 26 agosto quando è prevista la rimonta di un più vasto anticiclone subtropicale africano che farà da scudo invalicabile per buona parte della settimana, gonfiandosi e garantendo la piena prosecuzione dell’estate. Le temperature si manterranno ampiamente sopra le medie stagionali, con picchi che potranno facilmente sfiorare o superare la soglia dei 35-38°C, in particolare nelle aree interne di Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia. 

 

Verso gli ultimi giorni del mese i modelli inizia a fiutare l’arrivo di una seconda perturbazione atlantica che potrebbe coinvolgere questa volta più regioni andando ad interagire con il caldo preesistente (rischio fenomeni meteo intensi). Insomma, la parte conclusiva di Agosto si preannuncia alquanto dinamica con l’Italia divisa tra fronti atlantici e improvvise rimonte anticicloniche. 

 

 

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Controesodo agosto, traffico in aumento: bollino rosso tra sabato e domenica – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) –
Traffico in aumento sulle principali strade e autostrade italiane, con i picchi concentrati soprattutto tra la domenica e il lunedì. Secondo quanto riferisce Viabilità Italia, il Centro di coordinamento nazionale in materia di Viabilità, per oggi, venerdì 21 agosto, è previsto bollino giallo al mattino e rosso in serata, corrispondente a traffico intenso con possibile criticità. Domani, sabato 22, il rosso è previsto al mattino e il giallo alla sera. Domenica 23 agosto il traffico sarà intenso nella prima parte della giornata e potrà presentare criticità nella seconda, mentre lunedì 24 il bollino rosso riguarda il mattino e quello giallo la sera.  

Fino al 31 agosto non vengono segnalati bollini neri. Dopo alcuni giorni con flussi meno sostenuti, una nuova fase di maggiore intensità è prevista nell’ultimo fine settimana del mese. Giovedì 27 il traffico passerà da normale al mattino a intenso la sera. Venerdì 28 sono indicati bollino giallo al mattino e rosso alla sera; sabato 29 rosso nella prima parte della giornata e giallo nella seconda. Domenica 30 sono previsti giallo al mattino e rosso alla sera, mentre lunedì 31 il calendario indica possibile criticità al mattino e traffico intenso in serata. Il prospetto di Viabilità Italia riporta anche i divieti di circolazione per i veicoli di massa superiore a 7,5 tonnellate. Nei giorni ancora interessati dalle limitazioni, il fermo è previsto sabato 22 e sabato 29 agosto dalle 8 alle 16 e domenica 23 e domenica 30 dalle 7 alle 22. 

 

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Caldo africano, continua la tregua: oggi nessun bollino rosso, ma da domani cambia tutto – di Redazione Ciaoup

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(Adnkronos) – Il caldo non cede il passo, almeno al Centro-Sud. Mentre, infatti, continuano i temporali al Nord, accompagnati anche da gradinate ed altri eventi estremi, oggi, venerdì 21 agosto, è previsto bollino arancione (livello 2 che indica condizioni che possono rappresentare un rischio per la salute) a Bari, Campobasso, Palermo e Pescara. Nessun bollino rosso tra le 27 città monitorate dal Ministero della Salute. Ma già da domani, sabato 22, le cose cominceranno a cambiare. 

 

I bollini rossi (livello 3, condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo su anziani, i bambini molto piccoli) compariranno di nuovo a Bari e Palermo. E’ quanto riporta il bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute. Sempre sabato le città con bollino giallo saranno: Ancona, Campobasso, Catania, Latina, Messina, Napoli, Pescara, Reggio Calabria e Roma. Le altre (Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Milano, Perugia, Rieti, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo). 

 

Come ha spiegato Mattia Gussoni, esperto de IlMeteo.it, all’Adnkronos, nel weekend secondo le ultime previsioni ci sarà un sensibile miglioramento, dopoo l’ondata di maltempo che ha colpito nelle ultime ore le regioni settentrionali, “con qualche piovasco solo nel pomeriggio di sabato ancora al Nord Est ma poi il cielo si pulirà”. Ma guai ad abiturarsi, perché verso la metà della prossima settimana tornerà di nuovo l’anticiclone africano che porterà soprattutto al Sud le temperature ancora una volta oltre i 35 gradi centogradi. 

 

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