Free to Xperience – di Valentina Moro

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione, Colonnine hyper fast, Colonnine in autostrada, Duferco, Enel X, Free to X, HPC, Prima stazione

La Free To Xperience, società deputata allo sviluppo di servizi all’avanguardia per la mobilità, ha inaugurato le sue prime colonnine in autostrada, via alla prima stazione nei pressi di Modena. Infatti, la prima inaugurazione è avvenuta nell’area di servizio Secchia Ovest, nell’A1 Milano-Bologna. Il progetto prevede l’installazione di 100 colonnine chiamate hyperfast o per qualcuno ultrafast che, hanno generato una svolta nel discorso delle auto elettriche. La scarsa presenza di ricariche elettriche all’interno delle aree di sosta autostradali, è una carenza che ha sempre reso difficoltosa la mobilità di auto elettriche nei lunghi viaggi.

Free To Xperience e rete HPC

Le ricariche brandizzate Free To X, sono hyperfast da 300 KW e consentono di effettuare una ricarica in mezz’ora. A curare l’installazione per il momento è Enel X ma, dato la repentina diffusione della rete HPC (Hight Power Charing) che si sta verificando in Italia, non si esclude la partecipazione di altri fornitori in futuro. A tale proposito Enel X ha già previsto due accordi. Uno con il partner Porsche Italia e Q8 che, vedrebbe riservato un caricatore ai clienti Porsche e installazioni in 20 aree entro il 2021. L’altro accordo riguarda il posizionamento di 7 impianti di ricarica HPC all’interno delle stazioni di rifornimento della rete IP. Tre delle suddette già installate a Peschiera del Garda, Zanica e Biandrate.

100 aree

Le 100 aree dove andranno porsizionate le colonnine, dovrebbero essere completate entro il 2027. Di cui, 67 di queste già approvate dal MIT entro il 2024, contando di installarne almeno 6 in ogni stazione. A progetto ultimato la distanza tra un’area di ricarica e l’altra, dovrebbe risultare di circa 50 km, in modo tale da garantire la sicurezza del rifornimento di elettroni.

Mappa installazioni Free to X

Dalla mappa si nota una buona copertura dei principali siti di servizio autostradali, l’unica pecca è la scarsa copertura della zona del sud Italia. L’utilizzo, come garantito da Free To X sarà mediato da App già esistenti come quella di Duferco e Enel X. Il prezzo non dovrebbe subire modifiche dall’usuale 79 centesimi al KWh. Per la seconda installazione sarà la volta dell’area nei pressi di Roma.

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Le case in stampa 3D: una realtà in Olanda – di Francesca Mugnai

TAG: Green economy, In Evidenza, Innovazione

Le case in stampa 3D, sono ispirate alle pietre, completamente ecosostenibili e costruite in calcestruzzo attraverso l’utilizzo di un braccio robotico che letteralmente stampa il progetto. La casa in 3D si costruisce in appena 120 ore di lavoro e si tratta della stampa di 24 componenti che vengono successivamente assemblati. 

Il progetto “Milestone” è nato ad Eindhoven in Olanda ed è l’ultima frontiera che rivoluzionerà il mercato dell’urbanizzazione. La nuova tipologia di abitazione si integra perfettamente nel paesaggio. Simili a sculture le case 3D richiamano i megaliti naturali. Rispondono a tutti gli standard di abilità sicurezza ed efficienza energetica.  

Il progetto “Milestone”

Le case in stampa 3D fanno parte del progetto “Milestone”, che prevede la costruzione di cinque abitazioni. La prima ad essere ultimata ha una superficie di 90 metri quadri. Si tratta di un tri-locale completamente su un piano. L’abitazione è costituita da due camere da letto, cucina, soggiorno e bagno, oltre allo spazio esterno. L’impatto ambientale è ridotto ai minimi termini. Infatti, grazie al sistema di isolamento la casa mantiene la temperatura ottimale in tutte le stagioni dell’anno. Gli interni presentano un arredo moderno con un design minimal ed elegante.  

Il progetto “Milestone” è frutto della collaborazione tra la Eindhoven University of Technology (Tu/e) e il Comune di Eindhoven insieme ad un consorzio di aziende private.  

Per testare il confort e la funzionalità di questa abitazione di ultima generazione totalmente ecosostenibile, sono stati selezionati gli inquilini a cui è già stata consegnata la chiave digitale. Abiteranno nella casa 3D per un massimo di 6 mesi pagando un affitto di 800 euro mensili.   

Come massi in mezzo al prato

Le case i stampa 3D hanno forme sinuose e morbide ispirate a quelle che troviamo in natura. Ricordano dei grandi blocchi di pietra che spuntano magicamente dal terreno del giardino. L’idea del progetto, dall’architettura così diversa dalle case tradizionali, è quella di fare in modo che le abitazioni si mimetizzassero nei boschi che circondano Eindhoven per dare un effetto totalmente naturale. L’obbiettivo infatti, del comune della città Olandese è quello di ricreare una combinazione tra nuclei abitativi e quartiere verde, senza ricorrere al disboscamento e nel massimo rispetto dell’ambiente circostante.  

Le case in stampa 3D rappresentano sicuramente una grande innovazione nel campo dell’edilizia. Progetti simili si stanno diffondendo rapidamente in tutta Europa. Esistono già alcune realtà aziendali di questo tipo anche in Italia. Segno indistinguibile che la mentalità dell’uomo sta cambiando. Vivere nel pieno rispetto della natura è ormai un principio fondamentale per la conservazione del nostro pianeta.

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Ookla, cos’è? – di Silvia Becattini

TAG: Business, banda larga, connessione, Gestione dati, Internet, Ookla, rete mobile, Speedtest

Quando si parla di analisi e diagnostica Internet, si pensa subito a Speedtest.net. Questo servizio web fornisce gratuitamente analisi di prestazioni di rete. In poche parole, l’utente che possiede una connessione internet, grazie a Speedtest®, riesce a misurarne la velocità. Ma chi c’è dietro?

Fondata nel 2006, Ookla è il leader globale nell’intelligence di rete mobile e a banda larga, testando applicazioni e tecnologie. Speedtest® è la sua piattaforma di punta: ogni giorno raccoglie centinaia di milioni di misurazioni su prestazioni e qualità delle reti in tutto il mondo.
I target ai quali si rivolge Ookla sono estremamente differenziati: si spazia dal singolo utente fino ad arrivare ad operatori, aziende e agenzie governative.

Per quanto riguarda il consumatore, il prodotto è proprio Speedtest®, declinato in varie modalità d’uso. C’è la versione desktop (per Windows e macOS), l’app mobile (Android e iOS), l’estensione per browser (Chrome), la TV app, Speedtest®CLI e VPN™.
Sul versante delle imprese, Ookla mette a disposizione una gamma molto vasta di prodotti che soddisfano le esigenze di tutti tramite strumenti e dati per la gestione della rete. Il portafoglio di soluzioni aziendali di Ookla include anche Downdetector®, che fornisce analisi in tempo reale delle condizioni di stato e delle interruzioni in settori quali servizi di rete, finanza e giochi. Le sue soluzioni aziendali forniscono una visione più ampia delle prestazioni della rete mondiale disponibile attraverso una suite di prodotti considerati affidabili da operatori Fortune 500, governi, gruppi commerciali e altre aziende in tutto il mondo. (fonte: Ookla)

L’iniziativa Ookla for Good™

Il logo dell’iniziativa

Insomma, Ookla fornisce senza dubbio servizi importanti per gestire la rete. Gode della fiducia di tutte le realtà che scelgono i suoi prodotti quotidianamente perché l’azienda si impegna per mantenere qualità e neutralità. Impegno che l’azienda mette anche nella sua mission Ookla for Good™, per rendere internet migliore, più veloce e più accessibile a tutti. L’iniziativa ha lo scopo di fornire dati, contenuti e analisi alle organizzazioni che, attraverso l’accessibilità a Internet, cercando di rendere migliore la vita delle persone. Le collaborazioni avvengono con realtà in linea con gli obiettivi di Ookla, per fornire informazioni imparziali sullo stato delle reti in tutto il mondo. (fonte: Ookla for Good)

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Il Cloudscape di Haikou apre le sue porte – di Francesca Mugnai

TAG: Innovazione

Il Cloudscape di Haikou in Cina apre le sue porte al grande pubblico. L’evento era stato annunciato dal Times di Londra come uno dei progetti più attesi del 2021. La città, posta sulla punta nord dell’isola cinese di Hainan, anticamente era una delle tappe principali della via della seta. Oggi grazie alla costruzione dell’innovativo Cloudscape, diventa un fondamentale polo culturale della città. La sua realizzazione così come quella del Grand Theatre di Guangzhou, anche questa ex tappa di viaggio del nostro Marco Polo, è stata affidata alle grandi firme internazionali della progettazione.

Precedentemente nota come “Wormhole Library” il Cloudscape di Haikou è una struttura di 1000 metri quadrati ed è il nuovo punto di riferimento della città storica. Il progetto sorge sulle rive della baia e fa parte del progetto culturale “Pavilions by the Seaside”. La prima costruzione di 16 padiglioni costieri commissionati dal gruppo Haikou Turism and Culture Investment Holding per la riqualificazione della baia. Il progetto è curato da Weng Ling, fondatore della Art Union China e prevede padiglioni sparsi nella città e firmati dai grandi architetti internazionali tra cui Stefano Boeri.

Il via al progetto è dato dalla realizzazione del Cludescape di Haikou firmato da MAD Architects. L’architetto Ma Yansong ha voluto progettare un luogo spettacolare ma che fosse aperto alla città. Al suo interno si trovano una libreria sia per adulti che per bambini oltre a diversi servizi per i cittadini.

Il Cloudscape di Haikou un progetto che si fonde con la natura

Come una grotta erosa dal vento. In perfetta linea con i movimenti della natura, l’idea del progetto nasce da un approccio “antimateriale” del suo ideatore. Cloudscape si mostra con un aspetto altamente scultoreo. Le forme morbide e lisce lo fanno apparire come un’opera d’arte di madre natura sospesa tra terra e mare. La predilezione per le forme libere del suo progettista si traduce in pareti e soffitti che si fondono imprevedibilmente facendo perdere il confine tra interno ed esterno. Nella biblioteca si ricrea il viaggio del lettore nel surreale e nell’ignoto, fino ad un completo estraniamento dalla realtà. L’architetto ha voluto progettare uno spazio che offrisse al visitatore un’esperienza oltre il tempo e lo spazio.

Un luogo le cui forme si dissolvono e corrono leggere e sinuose, sembra quasi che il cemento sia liquido e che segua la linea fluida della costruzione. Gli interni sono caratterizzati da aperture circolari che richiamano la lavorazione del mare sulle pietre. Il Cloudscape di Haikou, come una madre morbida e sinuosa accoglie il suo visitatore in un abbraccio rassicurante affacciato sul mare.

Il Cloudscape di Haikou apre le sue porte al grande pubblico con un effetto sicuramente spettacolare, per cui non ci rimane che rimanere in attesa della realizzazione delle altre opere incluse nel progetto.

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XC40 Recharge: anche Volvo punta sul mercato elettrico – di Fabio Frabetti

TAG: Business & Marketing, Green economy, In Evidenza, Innovazione, Marketing, Auto elettrica, electric, full electric, Göteborg, plug-in, Spot, spot volvo, Volkswagen, Volvo, XC40, XC40 Recharge

Una delle grandi novità nel mondo della comunicazione automotive è lo spot Volvo. A marzo 2021, infatti, la casa automobilistica svedese ha lanciato il nuovo contenuto pubblicitario dedicato al suv XC40. Uno dei prodotti di punta di Volvonow fully electric“, come recita testualmente il claim, “ora completamente elettrico“.

Il prodotto di punta della linea Volvo Recharge: il suv XC40 100% elettrico. Fonte Sito Ufficiale.

Uno spot femminile e di tendenza

Uno dei primi elementi che salta all’occhio nello spot Volvo, pubblicato dal canale YouTube ufficiale della casa madre l’8 marzo 2021, è il richiamo al target femminile. Colore rosa, lancio nella Giornata internazionale della donna e un’attrice per mettere in risalto le varie features dell’autovettura. Nel 2019, al Motor & Tech Show di Londra, la Volvo XC40 è stata premiata proprio come Auto dell’anno da parte delle donne giornaliste. Probabilmente, il riconoscimento di Women’s World Car of the Year, ha aperto un capitolo fortunato nella comunicazione del celebre marchio di Göteborg.

Anche le scelte di regia determinano un chiaro riferimento femminile. Abbandonate le classiche sequenze action della prova su strada, un must per ogni prodotto visual dedicato alle auto, per prediligere scene più statiche. Uno storytelling che si svolge al 100% in studio, accentuando luci e colori a discapito dell’azione.

Non passa inosservata nemmeno la scelta della colonna sonora: è la celebre Blue Monday dei New Order, brano chiave degli anni 80 e non solo, ad accompagnare la scoperta della vettura durante lo spot. Un accostamento sicuramente curioso e singolare.

Un focus sulle features “elettriche”

Il suv XC40 è in produzione dal 2017. Più che sulle linee di design e le varie componenti del mezzo, lo spot si concentra soprattutto sulle caratteristiche relative al nuovo modello Recharge, il primo suv Volvo completamente elettrico.

I primi aspetti che vengono messi in mostra sono quelli relativi alla ricarica, da sempre uno degli aspetti più delicati riguardo i veicoli elettrici. La “Ricarica veloce” viene dichiarata in grado di arrivare all’80% della batteria in 40 minuti, con oltre 400 chilometri di autonomia.

Gli ulteriori punti di forza annunciati dallo spot sono l’interconnessione con Google, comandi vocali inclusi, il monitor in grado di indicare le stazioni di ricarica e il consueto occhio di riguardo per la sicurezza da parte di Volvo.

XC40 Recharge durante la ricarica. Fonte Sito Ufficiale.

Mobilità green e competizione tra brand automobilistici

L’obiettivo dello spot Volvo XC40 Recharge è quello di lanciare un prodotto 100% elettrico, rivisitando un modello che fin dal suo lancio ha ben figurato sul mercato. Anche il riscontro sul gradimento di utenti e addetti ai lavori è sempre stato favorevole.

Non è un mistero la forte competizione delle case automobilistiche in questo nuovo mercato elettrico. Una vera e propria caccia al posizionamento del brand, prima ancora che di ricerca e produzione meccanica. Tra una crescente sensibilità verso la mobilità ecosostenibile, incentivi per l’acquisto e lotta strutturale alle emissioni, quello dell’elettrico rappresenta per molti il mercato chiave nel futuro del traffico veicolare.

A primeggiare sulle vendite dei veicoli ad emissioni 0 è sempre Tesla, un fenomeno in continua crescita sotto tutti gli aspetti. Di recente, anche Volkswagen e il gruppo Renault-Nissan-Mitsubishi sono riuscite a conquistarsi una discreta fetta di mercato, puntando forte sulla mobilità green. Non resta che attendere i comunicati relativi alle vendite 2021, per attestare dati alla mano i progressi di Volvo nell’ambito elettrico.

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MSC Crociere: i dettagli dei nuovi itinerari nazionali e internazionali – di Daniela Giannace

TAG: In Evidenza, Lifestyle, crociere, Mar Rosso, Mediterraneo, MSC Crociere, MSC Magnifica, MSC Seaside, sicurezza, spiaggia, Taranto

MSC Crociere ha aperto una destinazione inedita per il tour estivo nel Mediterraneo: il porto di Taranto va ad aggiungersi all’itinerario della nave MSC Seaside. Questa crociera fa tappa anche a Genova, a Malta, a Siracusa, e a Civitavecchia. La nave Magnifica permette invece di visitare 3 siti patrimonio mondiale dell’UNESCO all’interno dell’Arabia Saudita, della Giordania e dell’Egitto per la stagione invernale 21/22.

Le crociere estive nel Mediterraneo aprono le porte a Taranto

Taranto è la nuova tappa del tour estivo nel Mediterraneo reso disponibile dalla nave Seaside della Compagnia MSC Crociere. L’itinerario annovera anche Genova, Malta, Siracusa, e Civitavecchia, con la possibilità dunque di iniziare e concludere la crociera in ognuno dei quattro porti italiani. I crocieristi possono usufruire dei bubble transfer per spostarsi in totale sicurezza dalla nave alla spiaggia e viceversa. A disposizione esclusiva degli ospiti della crociera ci sono tre lidi della Marina di Taranto, con servizi di beach club per godersi al meglio il sole e il mare. Sdraio, ombrelloni, servizi igienici, docce, bar e ristorante sono presenti nei lidi dalla sabbia finissima, con acqua limpida e cristallina. Previste escursioni non solo nella città di Taranto, ma anche a Matera, Lecce, Alberobello. Il modello Seaside è progettato grazie a criteri innovativi di design, e dispone dell’MSC Yacht Club, con strutture private e un maggiordomo 24/7.

Le dichiarazioni del Managing Director di MSC Crociere

Leonardo Massa, Managing Director di MSC Crociere ha dichiarato: “Siamo molto felici di poter inserire Taranto come nuova destinazione dei nostri itinerari estivi grazie alla preziosa collaborazione con le autorità locali per offrire una vasta scelta di escursioni protette a terra e permettere ai nostri ospiti di scoprire le bellezze di questo bellissimo territorio. L’offerta è infatti adatta ad ogni tipo di viaggiatore, dalle visite a siti storici, panorami mozzafiato, anche occasioni per provare i sapori della gastronomia locale e, naturalmente, la possibilità di trascorrere una giornata in spiaggia“.

Stagione invernale 21/22 nel Mar Rosso

MSC Magnifica è la prima nave da crociera al mondo ad approdare a Jeddah, in Arabia Saudita, con un itinerario che tocca anche la Giordania e l’Egitto. Queste crociere per la stagione invernale 21/22 offrono sette notti nel Mar Rosso, nel periodo dal 13 novembre 2021 alla fine di marzo 2022. Le inedite destinazioni permettono di visitare 3 siti patrimonio mondiale dell’UNESCO, tra paesaggi naturali e bellezze archeologiche millenarie. Lo scalo di riferimento è a Jeddah, detta anche Gedda, la seconda città più grande dell’Arabia Saudita dopo la capitale Riad. Qui il lungomare e i moderni centri commerciali convivono con edifici risalenti al 7° secolo e con un antico souk (il tradizionale mercato). Lo scalo ad Aqaba, in Giordania, permette di raggiungere il sito archeologico di Petra del 7000 a.C. scavato nella roccia. Da Safaga si potrà poi accedere al più grande museo a cielo aperto del mondo con famosi siti egizi, il cui nome è Luxor; da visitare anche la Valle dei Re e la Valle delle Regine.

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Powerade, al centro della nuova campagna il concetto di resilienza – di Silvia Becattini

TAG: Food & Beverage, In Evidenza, Sport, Coca-Cola, Gatorade, integratori, pepsi, PepsiCo, Powerade, Publicis Italia, Spotify, The Coca Cola Company

Fra gli sport drink più conosciuti troviamo Powerade, che dal 1988 produce bevande energizzanti aromatizzate alla frutta. Il brand del marchio The Coca-Cola Company torna in comunicazione con una nuova campagna pubblicitaria in cui il focus è sulla sfida principale di ogni sportivo: quella contro sé stessi.
Lo sport drink isotonico è una soluzione di carboidrati-elettroliti che contribuisce al mantenimento di prestazioni di resistenza durante l’esercizio fisico prolungato. Durante l’attività fisica l’idratazione è fondamentale per ottenere una buona prestazione e spesso si ricorre a bevande con sali minerali e vitamine di questo tipo. Fra le più conosciute ci sono la Powerade e la sua diretta rivale Gatorade, di proprietà di PepsiCo.

Lo spot di Powerade “Inner fight” racconta la sfida più difficile: quella contro sé stessi

Inner fight” racconta in 45″ attimi di vita quotidiana in cui i vari protagonisti, sportivi di ogni genere e livello, sono sul punto di mollare. In un continuo crescendo però, lo spot dimostra come anche se la giornata è storta, la salita sembra troppo difficile o si ha il fiato corto, non bisogna mai mollare. Il payoff è difatti molto chiaro: “Prove yourself wrong“. Ogni giorno, bisogna affrontare la sfida con noi stessi e vincerla. Nel momento in cui l’allenamento fa arrivare i protagonisti al punto massimo di fatica, con un sorso dell’integratore e la voglia di arrivare al traguardo si accorgeranno di avere più risorse di quante immaginassero. Il video è accompagnato da un ritmo musicale serrato, incalzante, che accompagna i pensieri negativi (in rima) degli sportivi fino al punto di svolta e al claim finale.

Lo sport che Powerade vuole celebrare è quello della perseveranza, della resilienza che ogni sportivo dimostra a sé stesso ogni volta che si allena. Questi sono valori che il brand condivide con il suo target di riferimento: gli atleti professionisti e non.
La campagna è realizzata da Publicis, con adattamenti di Publicis Italia e pianificata da Mediacom. Lo spot sarà on air sia in TV con un particolare focus sui canali sportivi, sia sui canali digital. La presenza sui social avrà lo scopo di creare un dialogo con gli utenti. Coinvolto anche Spotify, con pubblicità mirate al momento del workout.

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Il Glamping tra il glamour e la natura – di Francesca Mugnai

TAG: Green economy, In Evidenza, Lifestyle

Il Glamping a metà tra il glamour e la natura è in sviluppo ormai da tempo in tutto il mondo. Rappresenta la nuova frontiera del turismo verde. Attenzione però, non dobbiamo associare il Glamping al campeggio, pensato per un turista low cost che dorme in tenda sia per stare a con tatto con la natura ma soprattuto per risparmiare. Il Glamping è rivolto ad un target di clienti di fascia medio alta che cerca un tipo di vacanza alternativa a contatto con la natura ma senza rinunciare ai propri confort.

No camping no hotel allora che cos’è il Glamping?

Glamping significa dormire in tende a tutti gli effetti ma che non hanno nulla a che vedere con le tende tradizionali di piccole dimensioni a cui siamo abituati. La tenda da glamping ha dimensioni molto grandi che variano dai 2 ai 6 posti letto. Di materassini gonfiabili e sacchi a pelo, neanche l’ombra. La tenda è arredata con veri letti dotati di confortevoli materassi e morbide coperte. Arredata con mobili di design, è dotata di bagno e cucina nella versione più lussuosa

Dimentichiamoci quindi della semplicità spartana caratteristica del campeggio tradizionale. D’altronde essere glamour significa avere fascino. Le tende da Glamping infatti, sono grandi tende affascinanti incastonate nel verde per una vacanza alternativa a contatto con la natura. Il Glamping unisce i servizi di un classico hotel di fascia alta, con la bellezza di vivere in mezzo all’ambiente incontaminato. Lo potremmo paragonare ad un campeggio a 5 stelle.

Con la vita frenetica a cui l’uomo è abituato, soprattutto per i cittadini che affollano le grandi metropoli mondiali, il richiamo alla natura per ritrovare il proprio equilibrio psicofisico, è sempre più forte. Dormire in tenda inoltre ci riporta indietro nel tempo, ai sogni che facevamo da piccoli. Chi di voi non ha sognato almeno una volta nella vita di dormire sotto le stelle? Magari in una tenda posizionata nel giardino di casa propria o nella casetta sopra l’albero? Dormire in una tenda dotata di tutti i confort, svegliarsi al mattino col canto degli uccelli e uscire riempiendosi i polmoni dell’aria fresca e frizzante del bosco non ha prezzo… o meglio, un prezzo ce l’ha e non da poco: si va da un minimo di 200€ fino addirittura a superare le 1000€ al giorno.

Da dove nasce l’idea del Glamping?

Si inizia a parlare di Glamping in Inghilterra nel 2005. È un concetto che proviene dal passato. Nel XVI secolo in Scozia e in Francia questi tipi di alloggi erano usati in occasioni particolari. Anche gli ottomani avevano tende di lusso che utilizzavano durante le missioni militari. Il Glamping è comparso prima nei paesi caldi, come in Africa e in Australia per poi espandersi anche in Europa e nel resto del mondo. E’ un tipo di turismo a tutti gli effetti ecosostenibile. Le tende sono strutture smontabili per cui non deturpano l’ambiente, e sono costruite con materiali riciclabili e biologici.

Carrozzone Gitano da Glamping
Botte da Glamping

Esistono varie tipologie di Glamping: tende, teepee, case sugli alberi, roulotte vintage, botti, e case scavate negli alberi. La varietà di scelta rende ancora più interessante questa particolare modalità di soggiorno. Il Glamping è la vacanza ideale per i turisti che desiderano fare un’esperienza alternativa stando a contatto diretto con la natura. 

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Levi’s, la nuova campagna per la sostenibilità “Buy better wear longer” – di Silvia Becattini

TAG: Green economy, In Evidenza, Moda & Fashion, Abbigliamento, Denim, Jeans, Levi's, Sostenibilità

Il tema della sostenibilità ambientale può essere affrontato da diverse angolazioni: Levi’s cerca la soluzione per il suo settore, quello dell’abbigliamento.

Con il lancio della campagna “Buy better wear longer” infatti, il noto marchio sviluppa un nuovo concept incentrato sulla sostenibilità ambientale. Il consumo globale di vestiario è raddoppiato negli ultimi vent’anni. Questo ha determinato una serie di comportamenti che non sono propriamente eco-friendly. Ad esempio, i vestiti che abbiamo nell’armadio sono molti di più, li indossiamo di meno e li gettiamo via più velocemente.

Ecco perché Levi’s, nella sua campagna primaverile, invita le persone ad acquistare meglio e indossare più a lungo. Il fine è quello di sensibilizzare le persone sugli impatti ambientali della produzione di abbigliamento. Basti pensare che per produrre un solo paio di jeans occorrono poco meno di 9500 litri d’acqua. (Fonte: Focus)

“In definitiva, il denim Levi’s è stato pensato per essere indossato per generazioni, non per stagioni,” afferma Jen Sey, brand president. “Quindi stiamo usando questa campagna anche per incoraggiare i consumatori ad essere più consapevoli sulle loro scelte di abbigliamento: indossare ogni capo per più tempo, comprare SecondHand oppure usufruire delle nostre sartorie in negozio per prolungare la vita dei loro capi.”

Fonte: Levi Strauss & Co.

I giovani ispirano Levi’s per il cambiamento

Chi meglio delle nuove generazioni può rappresentare il vento del cambiamento? I giovani, soprattutto negli ultimi anni, sono sempre più attenti e attivi in materia di sostenibilità ambientale. Sono anche i perfetti protagonisti per la campagna di uno dei brand di abbigliamento più famosi al mondo. Il gruppo in questione è composto da alcuni changemakers (ispiratori di cambiamento), attivisti e talenti impegnati nella salvaguardia del pianeta. Sono Jaden Smith, Xiye Bastida, Melati Wijsen, Xiuhtezcatl, Emma Chamberlain and Marcus Rashford MBE. La campagna globale, firmata dall’agenzia creativa AKQA, sarà presente su tutte le piattaforme Levi’s social e digitali. Per quanto riguarda l’Italia, lo spot può essere visto su TV, web e social.

L’impegno del brand non sta solo nello stimolare ad adottare comportamenti più virtuosi: in questa campagna è racchiuso anche lo sforzo continuo di Levi’s nell’adottare processi di produzione più sostenibili, riducendo la sua impronta ecologica e contribuendo a rendere l’industria dell’abbigliamento più rispettosa del pianeta.

Se vuoi saperne di più, il brand ha creato una pagina dedicata.

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PMI, cosa sono? – di Silvia Becattini

TAG: Business, digitalizzazione, economia, impresa, piccola e media impresa, PMI, trasformazione digitale

Parlando di PMI – piccole e medie imprese – si può affermare che occupino una fetta importantissima del tessuto economico di uno stato. Ma cosa si intende più precisamente con questo acronimo?

La definizione di PMI

Le piccole e medie imprese o PMI sono aziende le cui dimensioni rientrano entro certi limiti occupazionali e finanziari prefissati. Le PMI si comportano in modo diverso rispetto a quelle di dimensioni maggiori, sia per la diversa tipologia di organizzazione, dato che spesso sono gestite direttamente dal proprietario, sia per la limitata disponibilità di capitali, il che comporta politiche gestionali differenti.

Fonte: Wikipedia

In Italia, le piccole e medie imprese coprono circa l’80% dell’occupazione. Queste realtà imprenditoriali, per numero, fatturato e impiego di forza lavoro, rappresentano la struttura portante del sistema produttivo nazionale.
Entrando ancora di più nel dettaglio, ci sono alcuni criteri che aiutano a definire con chiarezza quali imprese si possono definire in questo modo. Precisare tali caratteristiche è importante soprattutto perché spesso le PMI sono soggette a sostegno pubblico tramite incentivi, come il supporto all’innovazione e molti altri. Ecco quindi le caratteristiche che definiscono le piccole e medie imprese:

All’interno dell’Unione Europea, e quindi anche per l’Italia, la raccomandazione 1442/2003 della Commissione europea distingue le PMI in 3 tipologie: la media impresa, con numero di dipendenti inferiore a 250 e fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro o totale dell’attivo dello stato patrimoniale non superiore ai 43 milioni di euro; la piccola impresa, con numero di dipendenti inferiore a 50 e fatturato annuo o totale dell’attivo dello stato patrimoniale annuo non superiore a 10 milioni di euro; e la microimpresa, con numero di dipendenti inferiore a 10 e fatturato annuo o totale dell’attivo dello stato patrimoniale annuo non superiore a 2 milioni di euro. 

Fonte: Treccani

La digitalizzazione delle piccole e medie imprese

Un altro aspetto importante che riguarda lo sviluppo delle piccole e medie imprese in Italia è senza dubbio quello tecnologico. Il processo di digitalizzazione delle PMI è ancora agli inizi:

Stando al DESI (Digital Economy and Society Index), l’indice creato dalla Commessione Europea per misurare e monitorare i progressi dei Paesi europei in termini di digitalizzazione dell’economia e della società, il livello di digitalizzazione delle PMI italiane è al di sotto della media europea. In termini di vendite online, tanto per fare un esempio, le nostre PMI occupano la posizione 26 su 28, ben lontana dalle controparti di Paesi come Irlanda, Regno Unito e Germania.

Fonte: Osservatori.net digital innovation

Dati che fanno riflettere sull’importanza della trasformazione digitale nelle aziende. Non in quelle di grandi dimensioni, ma nelle PMI, che hanno ancora molta strada da fare. Di sicuro, il supporto del Governo per riuscire a cavalcare i trend della trasformazione digitale è di grande importanza.

Foto di Ronald Carreño da Pixabay

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